L'idea di uno spazio� verde lanciata un anno fa da�Fulvio Scaparro, si concretizzerà in un'area�a�ovest� della città,�grazie�anche al sostegno dato dall'Ambrosianeum -

Stefania CECCHETTI
Redazione Diocesi

Aulì Ulè - il grande parco dedicato ai bambini che lo psicologo Fulvio Scaparro aveva proposto di creare in occasione dell’Expo – si farà. È stata individuata un’area verde di 60 mila mq, situata vicino a via Novara, nella zona ovest della città, tra il parco di Trenno, il Bosco in Città e il Parco delle Cave. La notizia è stata data mercoledì scorso, durante un incontro pubblico organizzato dalla Fondazione Ambrosianeum proprio per sostenere il progetto Aulì Ulè, che da un anno languiva in attesa di trovare concretezza.
«Non ci resta che presentare la delibera», ha detto l’assessore allo Sviluppo e al Territorio Carlo Masseroli, intervenuto al dibattito. Mentre Scaparro si è detto soddisfatto dell’area individuata. E per i molti milanesi preoccupati che l’Expo diventi l’ennesima occasione per autorizzare scempi urbanistici in città, è stata una vera boccata di ossigeno. In tanti avevano manifestato apprezzamento per la proposta di Scaparro sul seguitissimo forum “Genitori e figli”, da lui curato sul sito del Corriere della sera. Ma dopo un anno di silenzio delle istituzioni, cominciavano a temere che tutto fosse perduto. Invece il sogno diventa realtà.
Come spiega Marco Garzonio, presidente dell’Ambrosianeum, «l’iniziativa di una giornata pubblica di sensibilizzazione è nata dall’amicizia che mi lega personalmente a Scaparro, ma risponde a pieno anche alla vocazione di una Fondazione culturale come la nostra, da sempre molto interessata alla qualità dell’abitare a Milano, come testimonia il Rapporto sulla città che curiamo da quasi vent’anni».
Le ultime edizioni del Rapporto hanno evidenziato alcuni nodi critici: «Innanzitutto il problema della governance, cioè il bisogno di una serie di energie e forze culturali che contribuiscano a determinare il futuro della città e a governarne le trasformazioni. Secondo, la questione della responsabilità: è bene che, oltre a studiare e dibattere, ci si assuma finalmente la responsabilità di arricchire la città di idee e proposte per una buona cittadinanza, per una buona vita di relazione, per una migliore qualità dello scambio tra generazioni».
Tutte esigenze che saranno soddisfatte dalla creazione di un grande parco per i bambini. Già, perché un’altro nodo centrale è proprio quello delle nuove generazioni, come sottolinea ancora Garzonio: «Nel Rapporto 2009, che uscirà a giugno, emerge chiaramente che il futuro della città sta nell’investire nelle nuove generazioni e non nei grattaceli. La speranza non sono le strutture, ma i bambini e i ragazzi che domani saranno adulti. E nelle nuove generazioni o si crede, e si fa qualcosa di concreto per loro, oppure non si fa niente e allora rassegniamoci a operazioni puramente edilizie e non di civitas».
E la proposta da Scaparro è tutto fuorché un’operazione edilizia, dunque “verticale”. Anzi, mira a restituire all’Expo quella dimensione “orizzontale” che molti auspicano: «La mia idea – sostiene lo psicologo – è proprio quella di un posto dove i bambini, anche quelli disabili, possano scatenarsi senza limiti. Uno spazio verde curato e protetto dove l’idea dominante sia quella di lasciare “vuoto”, non di riempire a tutti costi. Un posto dove non si ospitino eventi, dove non si venda nulla e dove non si faccia propaganda, ma che sia dedicato agli under 12 e ai loro accompagnatori in tutto e per tutto. Un ambiente facilmente raggiungibile dalla città, il più possibile naturale e in cui la presenza di artefatti sia ridotta al minimo».
Una novità per l’Italia, ma un modello frequente nelle città del Nord Europa. «Non c’è bisogno di essere psicologi – sottolinea Scaparro – per capire che i bambini sono felici quando hanno davanti del verde a perdifiato: la prima cosa che fanno è correre. Così come è intuitivo il loro bisogno di contatto con gli elementi naturali: aria, acqua e terra. Per questo nel parco ci saranno solo erba, alberi e una roggia». Aulì Ulè - il grande parco dedicato ai bambini che lo psicologo Fulvio Scaparro aveva proposto di creare in occasione dell’Expo – si farà. È stata individuata un’area verde di 60 mila mq, situata vicino a via Novara, nella zona ovest della città, tra il parco di Trenno, il Bosco in Città e il Parco delle Cave. La notizia è stata data mercoledì scorso, durante un incontro pubblico organizzato dalla Fondazione Ambrosianeum proprio per sostenere il progetto Aulì Ulè, che da un anno languiva in attesa di trovare concretezza.«Non ci resta che presentare la delibera», ha detto l’assessore allo Sviluppo e al Territorio Carlo Masseroli, intervenuto al dibattito. Mentre Scaparro si è detto soddisfatto dell’area individuata. E per i molti milanesi preoccupati che l’Expo diventi l’ennesima occasione per autorizzare scempi urbanistici in città, è stata una vera boccata di ossigeno. In tanti avevano manifestato apprezzamento per la proposta di Scaparro sul seguitissimo forum “Genitori e figli”, da lui curato sul sito del Corriere della sera. Ma dopo un anno di silenzio delle istituzioni, cominciavano a temere che tutto fosse perduto. Invece il sogno diventa realtà.Come spiega Marco Garzonio, presidente dell’Ambrosianeum, «l’iniziativa di una giornata pubblica di sensibilizzazione è nata dall’amicizia che mi lega personalmente a Scaparro, ma risponde a pieno anche alla vocazione di una Fondazione culturale come la nostra, da sempre molto interessata alla qualità dell’abitare a Milano, come testimonia il Rapporto sulla città che curiamo da quasi vent’anni».Le ultime edizioni del Rapporto hanno evidenziato alcuni nodi critici: «Innanzitutto il problema della governance, cioè il bisogno di una serie di energie e forze culturali che contribuiscano a determinare il futuro della città e a governarne le trasformazioni. Secondo, la questione della responsabilità: è bene che, oltre a studiare e dibattere, ci si assuma finalmente la responsabilità di arricchire la città di idee e proposte per una buona cittadinanza, per una buona vita di relazione, per una migliore qualità dello scambio tra generazioni».Tutte esigenze che saranno soddisfatte dalla creazione di un grande parco per i bambini. Già, perché un’altro nodo centrale è proprio quello delle nuove generazioni, come sottolinea ancora Garzonio: «Nel Rapporto 2009, che uscirà a giugno, emerge chiaramente che il futuro della città sta nell’investire nelle nuove generazioni e non nei grattaceli. La speranza non sono le strutture, ma i bambini e i ragazzi che domani saranno adulti. E nelle nuove generazioni o si crede, e si fa qualcosa di concreto per loro, oppure non si fa niente e allora rassegniamoci a operazioni puramente edilizie e non di civitas».E la proposta da Scaparro è tutto fuorché un’operazione edilizia, dunque “verticale”. Anzi, mira a restituire all’Expo quella dimensione “orizzontale” che molti auspicano: «La mia idea – sostiene lo psicologo – è proprio quella di un posto dove i bambini, anche quelli disabili, possano scatenarsi senza limiti. Uno spazio verde curato e protetto dove l’idea dominante sia quella di lasciare “vuoto”, non di riempire a tutti costi. Un posto dove non si ospitino eventi, dove non si venda nulla e dove non si faccia propaganda, ma che sia dedicato agli under 12 e ai loro accompagnatori in tutto e per tutto. Un ambiente facilmente raggiungibile dalla città, il più possibile naturale e in cui la presenza di artefatti sia ridotta al minimo».Una novità per l’Italia, ma un modello frequente nelle città del Nord Europa. «Non c’è bisogno di essere psicologi – sottolinea Scaparro – per capire che i bambini sono felici quando hanno davanti del verde a perdifiato: la prima cosa che fanno è correre. Così come è intuitivo il loro bisogno di contatto con gli elementi naturali: aria, acqua e terra. Per questo nel parco ci saranno solo erba, alberi e una roggia».

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