Questo il concetto sottolineato dall'Arcivescovo nell'omelia pronunciata la messa celebrata alla Cattolica, in occasione dell'annuale Giornata dell'ateneo, nella quale è stato ricordato padre Gemelli a 50 anni dalla morte

Carlo ROSSI
Redazione

I tantissimi giovani impegnati nell’Università «sono il tesoro più prezioso dell’Università stessa. È a loro che vuole rivolgersi in particolare questa 85a Giornata». È quanto il cardinale Dionigi Tettamanzi ha espresso nell’omelia pronunciata ieri durante la messa celebrata all’Università Cattolica di Milano, in occasione dell’annuale Giornata Nazionale dell’ateneo.
«La nostra attuale umanità – ha sostenuto l’Arcivescovo – non è ancora risorta, ma vede e contempla nell’umanità gloriosa del Risorto il suo destino, il suo senso, la sua finalità. Tutto ciò è di straordinaria importanza per quanti lavorano, ricercano e studiano in una Università come la Cattolica». «L’università – ha proseguito – ha come oggetto della sua ricerca, nei suoi vari ambiti scientifici, tutto ciò che è umano, tutto ciò che fa parte della nostra esperienza umana, compresa tutta la realtà che ci circonda e costituisce il nostro mondo. È un oggetto che, dal punto di vista del credente, pare essere dentro nella logica non delle cose “ultime” – Dio, il suo mistero d’amore, la salvezza – ma delle cose “penultime”. La presenza però dell’uomo risorto nella Trinità e l’attesa di un mondo nuovo dicono che le realtà penultime hanno come loro essenziale destinazione quella di entrare nella realtà “ultima” di Dio, del “Dio che sarà tutto in tutti”».
Questo discorso, ha continuato Tettamanzi, non sminuisce il valore dell’Università e l’impegno di chi ci lavora: «Ciò non toglie – ha detto -, anzi dà immenso valore, al vostro impegno faticoso e affascinante di ricerca dei diversi ambiti delle scienze umanistiche, tecniche, economiche, storiche, ecc., perché tutto ciò che è umano ha il suo inizio e il suo fine in Dio. E ogni sforzo per scoprire il vero, il bene e il bello nell’umano avvicina sempre di più a Colui che è la verità, che è l’amore, che è la bellezza».
L’Arcivescovo di Milano ha ricordato le parole di padre Agostino Gemelli, che scriveva: «Io ritengo che l’Università contemporanea, se ha il dovere di collaborare per il progresso delle scienze e di seguire la metodologia richiesta da ciascuna di esse, non deve però mai porre in secondo ordine ciò che esige il riconoscimento del suo primato, vale a dire l’uomo, la persona umana, il mondo della spiritualità». La preghiera conclusiva dell’omelia è che «lo splendore di Cristo risorto e la contemplazione della sua umanità gloriosa sostengano e incoraggino sempre l’impegno dell’Università nel suo specifico servizio alla vera umanità dell’uomo». I tantissimi giovani impegnati nell’Università «sono il tesoro più prezioso dell’Università stessa. È a loro che vuole rivolgersi in particolare questa 85a Giornata». È quanto il cardinale Dionigi Tettamanzi ha espresso nell’omelia pronunciata ieri durante la messa celebrata all’Università Cattolica di Milano, in occasione dell’annuale Giornata Nazionale dell’ateneo.«La nostra attuale umanità – ha sostenuto l’Arcivescovo – non è ancora risorta, ma vede e contempla nell’umanità gloriosa del Risorto il suo destino, il suo senso, la sua finalità. Tutto ciò è di straordinaria importanza per quanti lavorano, ricercano e studiano in una Università come la Cattolica». «L’università – ha proseguito – ha come oggetto della sua ricerca, nei suoi vari ambiti scientifici, tutto ciò che è umano, tutto ciò che fa parte della nostra esperienza umana, compresa tutta la realtà che ci circonda e costituisce il nostro mondo. È un oggetto che, dal punto di vista del credente, pare essere dentro nella logica non delle cose “ultime” – Dio, il suo mistero d’amore, la salvezza – ma delle cose “penultime”. La presenza però dell’uomo risorto nella Trinità e l’attesa di un mondo nuovo dicono che le realtà penultime hanno come loro essenziale destinazione quella di entrare nella realtà “ultima” di Dio, del “Dio che sarà tutto in tutti”».Questo discorso, ha continuato Tettamanzi, non sminuisce il valore dell’Università e l’impegno di chi ci lavora: «Ciò non toglie – ha detto -, anzi dà immenso valore, al vostro impegno faticoso e affascinante di ricerca dei diversi ambiti delle scienze umanistiche, tecniche, economiche, storiche, ecc., perché tutto ciò che è umano ha il suo inizio e il suo fine in Dio. E ogni sforzo per scoprire il vero, il bene e il bello nell’umano avvicina sempre di più a Colui che è la verità, che è l’amore, che è la bellezza».L’Arcivescovo di Milano ha ricordato le parole di padre Agostino Gemelli, che scriveva: «Io ritengo che l’Università contemporanea, se ha il dovere di collaborare per il progresso delle scienze e di seguire la metodologia richiesta da ciascuna di esse, non deve però mai porre in secondo ordine ciò che esige il riconoscimento del suo primato, vale a dire l’uomo, la persona umana, il mondo della spiritualità». La preghiera conclusiva dell’omelia è che «lo splendore di Cristo risorto e la contemplazione della sua umanità gloriosa sostengano e incoraggino sempre l’impegno dell’Università nel suo specifico servizio alla vera umanità dell’uomo». – Il messaggioL’omelia – –

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