Domenica scorsa il cardinale Tettamanzi ha concluso la visita pastorale nel decanato. Nell'analisi del decano le urgenze educative


Redazione

04/03/2008

di Cristina CONTI

Periferia ovest di Milano. Alti grattacieli avveniristici, ma anche palazzi vecchi e fatiscenti e case popolari. Qui sorgono i quartieri di Lorenteggio e Giambellino. Domenica scorsa il cardinale Tettamanzi ha concluso la visita pastorale decanale. Ma chi sono le persone che vivono in questa zona e quali sono i loro problemi? L’abbiamo chiesto al decano don Guglielmo Cestonaro, parroco di San Leonardo Murialdo.

Quali sono i principali problemi?
Qui c’è un forte desiderio di missionarietà e di andare incontro a chi ha bisogno. L’attaccamento alla comunità e alle tradizioni cristiane è molto forte. Ma ogni parrocchia ha a che fare con problemi molto seri, come la povertà e l’abusivismo. Secondo l’ultimo rapporto del Consiglio di Zona, poi, il 61% degli adolescenti è a rischio.

Come pensate di aiutare i ragazzi?
Abbiamo proposto di fare un Sinodo per e con i giovani della zona, per dialogare con loro sul tema della fede. È bene non lasciare soli i ragazzi, ma parlare con loro, aiutarli a decidere cosa è meglio fare per il loro futuro e, non meno importante, trasmettere loro valori.

Trovare casa qui è un problema?
La frase dell’Arcivescovo – «non c’è famiglia se non c’è una casa» – è partita da un allarme che abbiamo lanciato proprio dalla nostra zona. In alcune vie gli affitti sono molto alti e per questo sono disabitate. Ci sono sacche di povertà dovute all’edilizia fatiscente, nonché al massiccio inserimento di immigrati e di rom. La casa è fondamentale perché è il luogo in cui la famiglia vive e cresce, per questo sono necessari interventi in tutte le periferie che sostengano questo bisogno.

Com’è il rapporto con gli immigrati? Sono ben inseriti nella vostra comunità?
La situazione del quartiere è analoga a quella di altre periferie milanesi, per la presenza di cittadini extracomunitari. Un crescente numero di stranieri di diversa provenienza (Nordafrica, Europa dell’Est, Sudamerica e Sud Asia…) sta popolando la zona, mentre l’età media dei residenti italiani sta aumentando. L’integrazione tra le diverse comunità è pressoché inesistente, vista la mancanza di spazi comuni di socializzazione e conoscenza reciproca. Sempre di più la nostra periferia rischia di trasformarsi in un ghetto dove le diverse comunità straniere si isolano dal contesto cittadino. Va sottolineato, inoltre, come nelle scuole primarie della zona, strumento d’eccellenza per l’integrazione dei giovani stranieri nella nostra realtà, la percentuale di stranieri vada sempre più aumentando, mentre i bambini italiani tendono a frequentare scuole diverse. Il risultato è un problema di integrazione piena anche in prospettiva futura. Nelle scuole elementari, infatti, ben il 70% degli alunni è straniero. E questo da un lato è un bene perché facilita l’integrazione, ma dall’altro, chi ha le possibilità si allontana dal quartiere e preferisce mandare i propri figli a scuola in centro.

L’emergenza povertà sta colpendo anche il ceto medio. Anche da voi?
Sì. È una situazione molto presente, soprattutto perché qui ci sono molte famiglie fragili, in cui i genitori sono separati, e i ragazzi hanno un alto tasso di abbandono scolastico. Molti poi vengono in oratorio perché non sanno dove andare.

Anziani soli: a che punto siamo?
Anche loro sono in tanti e hanno diversi problemi: fatica a relazionarsi, edilizia fatiscente, senza ascensori che possano aiutare a uscire di casa, moltissime truffe. Da questo punto di vista abbiamo aperto un confronto in decanato per capire come affrontare la situazione e preparare proposte concrete. Da questo punto di vista sono comunque molto attive le associazioni di volontariato e le opere di carità.

Quali sono le realtà che operano nel vostro territorio, come associazioni di volontariato e in generale di aiuto alle persone più bisognose?
C’è il Cottolengo con 350 ospiti anziani e ammalati. Poi l’Oasi di San Francesco per l’accoglienza di tante persone che accompagnano i loro ammalati, il Consultorio familiare con diversificate risposte sorattutto a coppie in difficoltà. Importante la presenza del Beato Angelico con la scuola d’Arte, le numerose presenze di religiose con le loro scuole materne e primarie e soprattutto con le strutture di accoglienza per ragazze madri.

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