Siglato un protocollo d’intesa con Federbocce

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È stato firmato nei giorni scorsi nella sede milanese della Fondazione Don Gnocchi un protocollo d’intesa tra la Federazione Italiana Bocce (Fib) e la Fondazione Don Gnocchi: la Fib metterà a disposizione supporti concreti (ausili tecnici e materiale sportivo) per consentire a un numero sempre maggiore di persone con disabilità di poter agevolmente praticare la disciplina sportiva delle bocce, mentre la Fondazione Don Gnocchi garantirà nell’ambito di alcune sue strutture la possibilità di praticare questo sport. A completamento della sinergia, la Fondazione Don Gnocchi ha previsto anche l’opportunità per i tesserati Fib e familiari di accedere a prezzi agevolati a un’ampia gamma di servizi e prestazioni riabilitative erogate nei Centri e negli ambulatori, aprendo così un ulteriore canale di “welfare sociale” per l’intera Federazione.

Il tutto nella consapevolezza che anche lo sport – e in questo caso le bocce – possano rivelarsi un’occasione proficua nel complesso percorso di riabilitazione e integrazione sociale delle persone con disabilità, da sempre obiettivo fondamentale della Fondazione Don Gnocchi e da anni impegno irrinunciabile del presidente Fib Marco Giunio De Sanctis. «Questo protocollo d’intesa è solo un altro mattone della casa che all’interno della nostra Federazione accoglie a piene mani il mondo della disabilità – spiega De Sanctis -. Le bocce rappresentano davvero uno sport per tutti e soprattutto lo sono per il mondo paralimpico. Proprio di recente abbiamo firmato una serie di protocolli con altre associazioni di categoria che rappresentano tipologie di disabilità con patologie di diversa gravità (Uildm e Aminil). A bocce possono giocare tutti: i non vedenti, coloro che hanno problemi intellettivi e relazionali e, naturalmente, tutti i disabili fisici. Oltre ai tradizionali sistemi di gioco (raffa, volo e petanque) c’è anche la Boccia, specialità inserita a pieno titolo nei giochi paralimpici e praticata da atleti che presentano anche disabilità gravissime, quali tetraplegie, cerebrolesioni e distrofie. Proprio per questo motivo ci è sembrato opportuno instaurare un importante rapporto con la Fondazione Don Gnocchi. Per la nostra Federazione, e per me in particolare, era un grande obiettivo che ora abbiamo finalmente realizzato».

«L’incontro tra la disciplina sportiva delle bocce e il mondo della disabilità è estremamente significativo – aggiunge Francesco Converti, direttore generale della Fondazione Don Gnocchi -: si tratta di un percorso che consentirà ai disabili e alle loro famiglie, affiancati dagli operatori della Fondazione, di sperimentare un’efficace proposta terapeutica, praticando un gioco bellissimo attraverso anche momenti di inclusione e di aggregazione. Le bocce, e lo sport in generale, rappresentano un supporto insostituibile rispetto ai normali percorsi socioassistenziali. Quando si tratta di attuare un’efficace riabilitazione legata alla pratica sportiva, la Fondazione Don Gnocchi è da sempre in prima linea e, in questo caso, ha trovato un valido alleato».

Attualmente, gli atleti disabili tesserati per la Fib sono circa 1100 a livello nazionale. I praticanti della Boccia sono poco meno di 150 e svolgono anche un’attività internazionale assai intensa, nella prospettiva dei Giochi Paralimpici.

La Fondazione Don Gnocchi – attiva oggi in Italia in 27 Centri residenziali e una trentina di ambulatori territoriali distribuiti in nove regioni – accoglie e assiste bambini, ragazzi e adulti con ogni tipo di disabilità, per cause congenite o acquisite; si occupa di persone di ogni età che necessitano di riabilitazione in ambito neuromotorio e cardiorespiratorio; assiste anziani in prevalenza non autosufficienti, persone con gravi cerebrolesioni o patologie invalidanti e malati terminali. Riconosciuta Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), conta oggi 5.800 operatori, con 3.725 posti letto. Intensa è l’attività di ricerca scientifica e di formazione. Riconosciuta Organizzazione Non Governativa (ONG), la Fondazione è inoltre impegnata in progetti di solidarietà nei Paesi in via di sviluppo.

 

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