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Sirio 15 - 21 luglio 2024
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Lombardia

Lavoro: più donne assunte, ma resta forte il gap di genere

L’Osservatorio economico dell'UnionCamere regionale segnala una crescita delle assunzioni dell'1,2% su base annua, trainata principalmente dai numeri positivi dell'occupazione femminile. Il commento di Enzo Mesagna, segretario della Cisl Lombardia

10 Luglio 2024

Il mercato del lavoro è in crescita, ma le disparità di genere restano comunque troppo alte in Lombardia. A segnalarlo è l’Osservatorio economico di UnionCamere Lombardia. Le assunzioni sono cresciute dell’1,2 % su base annua: oggi sono 4 milioni e 516 mila gli occupati in regione, un dato coerente con la crescita dei trimestri precedenti, ma che segna un leggero rallentamento rispetto al 2023. «Anche se la crescita nazionale è risultata più alta (parliamo di un + 1,7%) – commenta Enzo Mesagna, segretario regionale della Cisl Lombardia -, il dato lombardo si attesta fra i migliori in Italia, confermando la rilevanza strategica della nostra regione. L’occupazione lombarda si attesta al 69,1%, con un guadagno dello 0,4 rispetto al 2023».

Un cammino ancora lungo

Le assunzioni crescono soprattutto nel settore dei servizi (+ 4,1%), grazie alla partecipazione femminile al mercato del lavoro, con un +1,6% rispetto al 2023. È stato proprio il contributo delle donne nel mercato del lavoro a risultare decisivo per la tenuta del dato occupazionale: oggi il tasso di occupazione si attesta al 62%, rispetto al 57,8% della media nazionale. Tuttavia, resta forte il gap di genere (circa 14 punti percentuali) rispetto alla media europea, dove le donne occupate sono il 69,3%. «Riteniamo sicuramente positiva la crescita dell’occupazione femminile, obiettivo imprescindibile per la nostra organizzazione –  sottolinea il segretario – Abbiamo fatto un pezzo di strada importante, ma il cammino per la parità di genere è ancora lungo e in salita e riteniamo sia fondamentale continuare a mettere in campo tutte le strategie e le azioni possibili per  favorire l’inclusione sociale e lavorativa e ridurre i gap qualitativi del lavoro femminile come previsto sia dall’obiettivo 5 dell’agenda 2030 dell’Onu sia dalla missione 5 del Pnrr».

Terziario in crescita

La crescita occupazionale si è concentrata soprattutto nel settore terziario. Un fenomeno in corso da diversi anni, a cui si lega un progressivo arretramento del comparto industriale, che anche in questo trimestre ha registrato una perdita di circa 22 mila posizioni. Perdono lavoratori anche i settori commerciali e la ristorazione, che segnano un meno 12 mila. «Segno evidente di una dinamica economica che tende a cambiare pelle alla nostra regione a favore del mondo dei servizi – sottolinea Mesagna -. Un calo dell’occupazione si evidenzia anche per il settore delle costruzioni, che rimane comunque il settore con maggiore crescita dal 2019 grazie all’effetto dei bonus previsti per l’edilizia».

Aumentano i contratti a tempo indeterminato

In questa crescita è il lavoro dipendente a essere cresciuto di più in questo trimestre, con un aumento del 2,1%. La forma contrattuale trainante è il tempo indeterminato, mentre i rapporti a termine, di apprendistato e intermittente, costituiscono una parte marginale. Interessante è la relazione fra classe di età ed espansione occupazionale: il contratto a tempo indeterminato che va per la maggiore è più concentrato in fasce di età avanzate inquadrate più frequentemente con contratti stabili; i giovani si fatica a trovarli e si prefigurano gli effetti di un inverno demografico già alle porte. Quindi cresciamo di poco, ma con occupazione stabile e “di qualità”, rivolta però non prevalentemente ai giovani in ingresso, che si stabilizzano a fatica, bensì a fasce di lavoratori e lavoratrici di età più avanzata.

I dati sulla disoccupazione

Il segretario regionale commenta così i dati sulla disoccupazione: «Si stabilizza al 4,3% con importanti differenziazioni di genere. Il tasso maschile è di 3,5%, mentre quello femminile cresce fino al 5,3%. Sembra un dato schizofrenico rispetto alla precedente analisi, ma potrebbe rappresentare, o nascondere, la diminuzione delle donne inattive e la volontà di una nuova occupazione, predisposizione sicuramente positiva in generale, ma soprattutto in ottica di genere». 

È grazie infatti alla componente femminile che aumenta il tasso di attività, che passa da 71,9% al 72,3%, confermando una fiducia di genere nelle possibilità occupazionali del mercato di lavoro attuale. «Accogliamo positivamente questa azione proattiva da parte della componente femminile – conclude Mesagna -. Come Cisl abbiamo sempre promosso tutte le azioni che sostengono il lavoro, in particolare quello delle donne. Bisogna investire in servizi per la prima infanzia e per gli anziani, bisogna contrattare misure volta a conciliare vita-lavoro e sostenere le esperienze di welfare aziendale. L’obiettivo del 33% di copertura degli asili nido definito nel 2002 dal Consiglio Europeo è ancora lontano e in Lombardia è raggiunto dalla sola provincia di Milano».

Mancano i lavoratori richiesti

Mesagna insiste inoltre sull’esistenza di un fabbisogno occupazionale elevato che rimane quasi per il 50%, di difficile reperimento, a causa della mancanza di profili adeguati e in linea con le competenze richieste dal mercato del lavoro. «Le 201 mila persone che cercano lavoro non risultano idonee e disponibili alla ricerca occupazionale in corso, un disallineamento cresciuto moltissimo in questi ultimi anni e che aumenterà anche a causa del difficile ricambio generazionale e della ricerca di profili specializzati e tecnici in linea con gli sviluppi del mercato e le transizioni in corso. Secondo il Bollettino Excelsior di marzo 2024, che non si discosta molto da quello di giugno, solo il 17% dei profili richiesti ha competenze generiche, la maggioranza dei profili cercati ha un buon livello di specializzazione: operai specializzati, tecnici, dirigenti, figure impiegatizie commerciali e dei servizi. La parola chiave di questa tendenza è specializzazione e di conseguenza formazione. Formazione che per la nostra organizzazione sindacale – continua il segretario – ha da sempre rappresentato un pilastro su cui regge la buona occupazione e la competitività delle imprese, binomio per noi imprescindibile. Formazione continua da promuovere attraverso il lavoro di progettazione dei Fondi interprofessionali per la formazione, le politiche attive per favorire l’ingresso e il rientro nel mercato del lavoro e quelle dell’istruzione e della formazione per i ragazzi e le ragazze della nostra regione che si avvicinano al mondo del lavoro. Formazione anche come strumento di governo delle transizioni che stiamo vivendo; i principali trend (digitale, green e demografico) che stanno trasformando il mondo del lavoro, nei prossimi anni, avranno un impatto sempre più rilevante nella vita di tutti noi, e non dobbiamo farci trovare impreparati. Il mismatching rappresenta una perdita di valore aggiunto per le imprese, ma soprattutto è un ostacolo per la crescita professionale e una mancata possibilità per tutti i lavoratori e le lavoratrici».