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«Il Segno»

Fondazione Don Gnocchi: cura e ricerca

L’attività unisce la tecnologia all’attenzione alla persona. Con un approccio che mette la scienza a servizio dell’autonomia e della qualità della vita. Se ne parla nel numero di febbraio del mensile diocesano

24 Febbraio 2026
Fondazione Don Gnocchi

Da Il Segno di febbraio

La Fondazione Don Carlo Gnocchi rappresenta oggi una delle realtà più avanzate in Italia nei campi della cura, riabilitazione, prevenzione e ricerca scientifica. Con 23 centri in nove regioni, 28 ambulatori territoriali, oltre 6.200 professionisti e 187 ricercatori, l’ente coniuga assistenza e innovazione tecnologica, mantenendo vivo lo spirito originario del fondatore: offrire ai pazienti il meglio che scienza e tecnologia possano garantire per recuperare capacità perdute o mai sviluppate.

Centri d’eccellenza

Due strutture di punta – il Centro “Santa Maria Nascente” di Milano e il Centro “Don Gnocchi” di Firenze – sono riconosciute come Irccs e da decenni svolgono ricerca d’eccellenza soprattutto nell’ambito riabilitativo. L’attività scientifica abbraccia neurologia, ortopedia, funzioni cardiorespiratorie e genetica, con l’obiettivo di prevenire patologie degenerative e individuare terapie sempre più efficaci. Nel 2024 la Fondazione ha avviato 55 sperimentazioni cliniche su 409 pazienti e pubblicato 251 studi, collaborando con università ed enti nazionali e internazionali, spesso come capofila.

Dalla teoria alla pratica clinica

Grande impulso arriva dall’impiego di robotica e intelligenza artificiale, applicate alla diagnostica e alla riabilitazione, anche cardiologica. Emblematico è il progetto “Fit for Medical Robotics” (Fit4MedRob), finanziato con 128 milioni di euro e coordinato dal Cnr, che coinvolge 25 partner e oltre 2.000 pazienti per valutare efficacia ed efficienza dei sistemi robotici. L’integrazione tra tecnologie digitali e percorsi clinici consente cure personalizzate, monitoraggio a distanza e maggiore sostenibilità del sistema.

Elemento distintivo della Don Gnocchi è la possibilità di fare ricerca direttamente sui pazienti accolti nelle proprie strutture, accelerando il passaggio dalla teoria alla pratica clinica. Centrale è anche la terapia occupazionale, che mira a sviluppare o recuperare autonomia nelle attività quotidiane e favorire l’inclusione familiare e lavorativa, sia per persone con disabilità congenite sia per chi ha subito traumi o ictus.

La ricchezza del volontariato

Accanto alla dimensione scientifica, il volontariato costituisce un pilastro identitario: nel 2024 circa 1.200 volontari hanno donato oltre 120.000 ore. Accanto ai volontari ordinari operano associazioni, aziende, giovani del Servizio civile e persino ragazzi coinvolti in percorsi educativi o di giustizia riparativa. La Fondazione promuove così una cultura della solidarietà che mette al centro la persona fragile, costruendo un ponte tra le strutture di cura e la comunità.

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