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Lutto

Egidio Boniardi, una vita al servizio dell’editoria diocesana

Aveva 85 anni, lascia la moglie Maria e i figli Patrizia, Marco e Fabio. Per anni referente per la grafica e la stampa di libretti, volantini, manifesti e immagini per la Curia arcivescovile e la Diocesi di Milano, con la sua azienda curò anche la stampa del mensile Il Segno e delle riviste del Seminario Fiaccola e Fiaccolina

7 Luglio 2026
Egidio Boniardi

È scomparso nei giorni scorsi Egidio Boniardi, per moltissimi anni referente per la grafica e la stampa di libretti, volantini, manifesti e immagini per la Curia arcivescovile e la Diocesi di Milano. Aveva 85 anni, lascia la moglie Maria e i figli Patrizia, Marco e Fabio.

È rimasto fino all’ultimo giorno al timone dell’azienda fondata nel 1949 dal padre Pasquale, insieme al fratello Aldo (scomparso nell’aprile 2020): una tipografia per stampati commerciali, che prestava la massima attenzione all’evoluzione tecnologica nel campo delle arti grafiche. Dalla composizione manuale alla linotype, dalla tipografia alla litografia, dalle pellicole alla fotocomposizione, dall’impaginazione in piombo alla video impaginazione: queste le tappe che hanno portato la Boniardi Grafiche all’attuale struttura.

Con la sua azienda Egidio Boniardi ha curato per anni anche la stampa del mensile ambrosiano Il Segno e delle riviste del Seminario Fiaccola e Fiaccolina, oltre che di numerosi volumi editi da Itl Libri. Nel ricordo di una lunga e proficua collaborazione, impreziosita da un rapporto umano fatto di cordialità e amicizia, le redazioni giornalistica ed editoriale di Itl partecipano al cordoglio per la scomparsa di Egidio Boniardi e manifestano la loro vicinanza ai familiari.

«Ha iniziato a collaborare con la Curia nel 1957, ed è stato sempre molto legato al gruppo di Montini, Pozzoli, Valentini» ricorda il figlio Fabio, che da allora e per quasi settant’anni ha sempre collaborato con tutti i cardinali che si sono succeduti.

Proprio per questa ragione, uno dei ricordi che conservava con affetto fu l’elezione dell’allora cardinal Montini al soglio pontificio. «Loro erano molto legati – ricorda Fabio – e quando ero piccolo e andavamo giù a Roma per le udienze, noi del gruppo di Milano passavamo sempre davanti, perché ci chiamava “i suoi ragazzi”».