Del mio passato in Agesci un principio guida a cui sono sempre stato fedele, in particolare nel mio periodo da educatore, è stato di mettere al centro di tutto la relazione con i ragazzi. Offrir loro ogni singola opportunità per parlare, esporsi e mettersi in gioco, in modo tale da sentirsi protagonisti del proprio destino.
Ascoltando Padre vostro – La storia di don Mazzi, ho riconosciuto alcuni di questi momenti. A quarant’anni dalla fondazione della comunità Exodus, la giornalista Gabriella Simoni (già autrice – segnalato lo scorso settembre sulle pagine del Segno – del podcast Quei cattivi ragazzi), esplora in tre episodi la vita del sacerdote. Al don Mazzi del presente, fanno capolino alcune digressioni dell’autrice, che ripercorrono la storia di un orfano di padre ad appena tredici mesi, ribelle per le regole del tempo, che scopre la vocazione nel 1951, durante l’alluvione del Polesine. Grazie agli occhi di quei bambini soli, tra fango e macerie, in cui osserva il riflesso di sé stesso.
Si costruisce così, dalle esperienze nel quartiere Primavalle di Roma, passando per Verona e infine a Milano, il sacerdote famoso non tanto per la televisione, quanto per aver cambiato nelle persone la percezione della disabilità, grazie a corsi di formazione professionale e proponendo alternative per gli obiettori di coscienza.
Un coraggio che don Mazzi sottolinea con alcune, semplici parole: non mettere davanti la regola, ma la relazione. Lasciare così che un giovane di 14 anni parli, liberamente. Di certo gli capiterà, più di una volta, di lasciarsi sfuggire parole improprie. È normale, capirà strada facendo e riconoscerà gli errori, ma solo se gli risponderemo con un vocabolario adeguato. Perché con un tono paternalistico, lo avremo perso.
Qualche ex scout (lo si è per sempre) ci si ritrova?





