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Milano

Delpini all’Inail: «Prevenzione e sicurezza sul lavoro sono fondamentali»

All’indomani dell’ennesima “morte bianca” a Roma, visita dell’Arcivescovo alla sede regionale dell’Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro. A dirigenti e dipendenti ha detto: «Custodite con sapienza il tesoro della relazione con le persone»

di Annamaria BRACCINI

24 Settembre 2026
Foto di gruppo al termine della mattinata

Un incontro desiderato e che ha visto, intorno a un grande tavolo, il management allargato delle direzioni territoriali di Inail (Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) Lombardia, riunito per la presenza dell’Arcivescovo che, poco dopo, ha incontrato tutti i dipendenti che operano nella sede regionale di Milano.

Di prima mattina monsignor Delpini, accompagnato dal responsabile del Servizio per la Pastorale sociale e il Lavoro, don Nazario Costante, ha varcato la soglia della storica sede dell’istituto in via Mazzini, accolto dai vertici della direzione regionale in rappresentanza dei colleghi delle 24 strutture diffuse su tutto il territorio lombardo, tra cui il direttore regionale Giuseppe Gigante.

Un momento dell’incontro

La persona al centro

Proprio Gigante ha aperto i lavori presentando la realtà di Inail, acronimo dell’Inail: «Incontrare il personale Inail significa incontrare chi conosce la persona nei suoi momenti peggiori e garantisce tutela e supporto, senza distinzione di genere, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Lo fa perché il metodo dell’Inail è quello di mettere la persona al centro, facendo dell’attenzione e della prossimità all’utente una regola. La nostra è una comunità umana e professionale che valorizza la complessità delle storie umane dei nostri assistiti e, al tempo stesso, delle nostre professionalità, in una logica di rete con forte senso di appartenenza. Tali professionalità sono in dialogo costante per realizzare la mission dell’Istituto nella costruzione di una cultura della sicurezza, che tenga conto di nuovi rischi e del mutare dei contesti sociali ed economici», ha sottolineato.

Parole di empatia e ricerca del bene comune che, dopo gli interventi del direttore regionale Daniele Bais, di Davide Roccaforte, referente degli assistenti sociali della Lombardia, e di Antonella Iacoviello, responsabile della comunicazione Inail regionale, sono tornate anche nella riflessione dell’Arcivescovo.

L’intervento dell’Arcivescovo

La riflessione dell’Arcivescovo

«Sono qui per dirvi grazie e so quanta importanza abbia questo Istituto che si rende provvidenziale in tante situazioni dolorose», ha innanzitutto detto per poi proseguire: «Prevenzione e sicurezza sono temi fondamentali. La mia impressione è che non si può prevenire tutto, ma un percorso di essenzializzazione, anche nell’accompagnamento delle aziende, sia cruciale. Insieme con la prevenzione, voi avete il tratto dell’empatia e della condivisione. Il tema della relazione personale e con le famiglie nei contesti in cui si realizza un infortunio è davvero un tesoro che dovete custodire, ma che chiede sapienza. La competenza tecnica è essenziale, ma la sapienza è qualcosa in più: di questo valore irrinunciabile voi date testimonianza».

Poi, il pensiero va alla burocrazia, «uno strumento necessario nel funzionamento di una società complessa, ma che spesso presuppone un sospetto verso il cittadino che non facilita il raggiungimento dell’obiettivo. Occorre vigilare che non diventi un ostacolo, perché si rischia di diventare esecutori di un algoritmo, di un calcolo impersonale. Per questo coltivare il rapporto con la persona è importante».

Infine, l’invito a confrontarsi con i cambiamenti del lavoro, dei singoli lavori e del rapporto tra gli uomini e le donne che lavorano e la loro opera: «Esistono malattie professionali inedite, come fragilità psicologiche, demotivazioni, che chiedono una riflessione profonda. Tutto ciò merita di essere considerato», ha concluso l’Arcivescovo che ha promesso di tornare per una visita per la benedizione natalizia.

La Madonnina donata da monsignor Delpini

Infine, lo scambio dei doni – una riproduzione della Madonnina simbolo della Chiesa di Milano e, da parte dell’Inail, due caschi, uno bianco, peculiare dei capocantiere, per monsignor Delpini e uno giallo per don Costante, con tanto di nomi e logo della diocesi – e l’incontro con i dipendenti della sede.  A cui, offrendo un’immaginetta con una preghiera da lui stesso composta, l’Arcivescovo si è rivolto, al termine della visita: «Dio è alleato del bene e voi siete benedetti da Dio. Con il vostro lavoro e competenza abbiate la fierezza di essere benedizione per quelli che incontrate».

Gli interventi

Insomma, «persona, servizio e comunità», per usare le tre parole scelte da Roccaforte per raccontare il proprio lavoro e quello dei colleghi: «Persona come globalità di individuo che indica una visione culturale che richiama l’esperienza cristiana. Se si guarda alla persona al centro, si comprende che non vi è nulla che possa valere la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori. Non esiste nessun intervento di aiuto che valga fuori della comunità, perché il gesto isolato rimane tale. Bisogna che la persona ritorni in un tessuto che sia sociale e familiare, e qui la Chiesa ha tanto da dire. Così si costruisce una cultura della sicurezza, non basata solo sulla pur necessaria prevenzione».

E così anche per Iacoviello,che ha ricordato i drammi di queste ore degli incidenti sul lavoro come quello avvenuto al Colosseo: «Quando parliamo di sicurezza sul lavoro non comunichiamo soltanto norme, procedure o adempimenti. Cerchiamo soprattutto di parlare alle persone: ai lavoratori, agli imprenditori, ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro, alle comunità che vivono e crescono nei nostri territori. La nostra sfida è accendere interesse e consapevolezza attorno a un tema che spesso viene percepito come tecnico, mentre in realtà riguarda la dignità della persona, la tutela della vita e il rispetto dell’altro. Per questo cerchiamo linguaggi accessibili, inclusivi e capaci di coinvolgere, affinché la prevenzione diventi un valore condiviso e non un semplice obbligo da rispettare».