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Milano

Case popolari, il clic per accedere per molti è una missione impossibile

Presentare domanda per l’ultimo bando risulta complesso per persone e famiglie non attrezzate di strumenti o credenziali digitali, anche perché la Regione non ha rinnovato la delega al sindacato degli inquilini per operare sulla piattaforma dedicata. La denuncia di Sicet, Caritas e Comunità Sant’Egidio

di Lorenzo GARBARINO

4 Novembre 2026

Uno dei capisaldi della pubblica amministrazione è il suo buon andamento. In sostanza, deve raggiungere i propri obiettivi con il massimo rapporto tra risultati e mezzi, impiegando le risorse con saggezza. La digitalizzazione è stata per anni uno degli strumenti più efficaci per raggiungerla: la promessa era infatti quella di permettere a chiunque, con pochi clic, di accedere ovunque ai servizi pubblici, anche comodamente dalla propria casa.

Il mancato rinnovo della delega

Ma che succede quando questo patto si spezza, paradossalmente a causa di alcuni cortocircuiti? Un esempio è l’ultimo bando aperto a Milano per gli alloggi popolari, dove diverse famiglie non riescono a presentare la domanda perché non hanno o non riescono a utilizzare le credenziali digitali come lo SPID o la CIE. Si tratta soprattutto di soggetti fragili: anziani, utenti dei servizi sociali e dei Centri di ascolto Caritas, che finora potevano rivolgersi ai sindacati per la gestione delle pratiche. Oggi Sicet Milano segnala però come questa soluzione non sia più percorribile, perché Regione Lombardia non ha rinnovato la delega alle organizzazioni sindacali per le operazioni sulla piattaforma dedicata.

Mattia Gatti

Il caso dei detenuti

«Persone come gli anziani o i fragili culturali faranno fatica, perché non sanno usare il computer – spiega Mattia Gatti del Sicet Milano -. Molti altri, invece, non potranno neppure presentarsi al bando». Il riferimento, in particolare, è alle persone detenute: molti di quelli in procinto di tornare in libertà avrebbero infatti i requisiti per chiedere un alloggio, ma in carcere non possono accedere a internet o non hanno l’identità digitale. Fino a oggi Cisl entrava ogni anno nel carcere di San Vittore per aiutare i reclusi a presentare la domanda, in modo tale da non rimanere senza un tetto, una volta riacquistata la libertà. «Quest’anno – commenta amaro Gatti – abbiamo dovuto dire loro che non possono presentarla, nonostante abbiano sicuramente i punteggi per fare richiesta».

Procedura complessa

Sicet spiega come già oggi l’accesso a una casa popolare sia un percorso molto difficile: in media, solo 6 persone ogni 100 riescono a ottenere un alloggio. E per tutti gli esclusi, ogni anno la procedura deve essere ripetuta. «Dal 2016 la graduatoria viene azzerata alla fine di ogni anno – sottolinea Gatti -, rendendo ancora più complicato l’accesso a chi magari non ripresenta la richiesta». Un’operazione che è ancora essenziale, perché nel sistema attuale, anche se non si ottiene l’alloggio, è prevista a volte una soluzione alternativa, ma solo previa presentazione della domanda.

Sul tema la Regione non ha dato alcuna risposta, né al Sicet, né alle associazioni che ogni giorno sul territorio cercano di tamponare questa crisi abitativa. Come per esempio i Centri d’ascolto Caritas. «I nostri uffici sono in sostanza la portineria della parrocchia e la situazione è sempre peggiore – afferma Roberto Cremonesi, coordinatore del Centro in zona Corvetto -: due volte a settimana riceviamo una dozzina di persone sommerse da problemi. Noi tamponiamo le situazioni, paghiamo bollette alle persone a cui tagliano la luce, cerchiamo di aiutarle a trovare lavoro».

Flaviana Robbiati

Ostacoli insormontabili

Venerdì 6, per esempio, la Comunità di Sant’Egidio ha organizzato per 60 persone una sorta di click day, per aiutarle a compilare la domanda di alloggio. Ma Flaviana Robbiati, rappresentante dell’associazione, è preoccupata che per molti di loro sarà difficile trovare una soluzione: «Quando si parla con straniere anziani, questi passaggi sono ostacoli. Molti di loro venerdì saranno sprovvisti di SPID o delle necessarie credenziali. Pensate quanto sia immaginabile avere uno SPID per una persona che vive sotto i portici di San Babila… Senza il Sicet, tante di loro non avrebbero mai presentato la domanda di casa popolare. Sembra che Milano sia diventata una città che esclude sempre più i poveri. Che non li difende, ma si difende dai loro».