In vista delle elezioni amministrative un contributo per riprogettare la ripartenza dopo la pandemia

Milanodalduomo

Nell’approssimarsi delle elezioni amministrative le Acli Milanesi ritengono importante offrire alcune indicazioni condivise sul futuro della città dopo la pandemia.

«Si tratta di immaginare una città diversa e migliore, più a misura di persona – si legge nel documento approvato dal Consiglio Provinciale delle Acli Milanesi in vista del voto amministrativo del prossimo autunno (in allegato) – e di promuovere una differente e più alta qualità della vita, quartiere per quartiere, definendo standard comuni e specificità per ogni ambiente urbano, partendo dalla riqualificazione delle aree di degrado».

«Immaginiamo – continua il documento – una città che riparta da comunità locali collaborative, da servizi più vicini ai cittadini governati da istituzioni più vicine ai cittadini, da quartieri energeticamente autosufficienti e con emissioni bassissime di gas inquinanti, con un sistema di trasporti realmente intermodale, una città verde, in cui le grandi trasformazioni urbanistiche siano un’occasione di innovazione e di attrazione di investimenti, una città più giusta e più inclusiva, che investa nella scuola e nella formazione e intervenga contro la ghettizzazione, che dia spazio ai lavori innovativi e di qualità, ma nello stesso tempo sia protagonista della difesa dei diritti dei lavoratori precari e di chi il lavoro l’ha perso».

Per costruire una Milano così per le Acli Milanesi «occorre da subito un piano straordinario interistituzionale e di concertazione sociale di politiche attive per rimettere al lavoro in pochi mesi le decine di migliaia di persone che hanno perso o perderanno l’occupazione nei settori in crisi».

«Abbiamo imparato nei mesi scorsi – ricordano le Acli – a misurarci con la fragilità di una città che si riteneva invincibile poiché polo nevralgico di realtà ospedaliere definite “d’eccellenza” nell’ambito della “grande” Sanità della Lombardia. Il Comune in qualità di ente locale, a causa di modifiche normative, è uscito dalla gestione e dal governo della sanità anche se l’assessorato alle Politiche sociali rimane detentore di una delega alla “Promozione e sviluppo delle politiche di prevenzione sanitaria e di cultura della salute”. Occorre – auspica l’associazione – ripristinare un ruolo centrale dell’ente locale di confronto e interlocuzione con le autorità sanitarie territoriali affinché siano poste in essere risposte concrete adeguate ai bisogni della città».

Molto deve essere ancora fatto per il contrasto delle diseguaglianze. «Come Acli osserviamo – prosegue la nota –  forti punti di crisi del welfare locale che devono diventare linee di impegno per la prossima amministrazione: la distanza tra bisogni emergenti e risorse pubbliche disponibili, la crescente frammentazione sociale, una bassa capacità del sistema di accogliere le nuove emergenze sociali e una governance ancora troppo confusa».

Per promuovere nuove forme di welfare locale le Acli ritengono necessario quindi «sia stimolare innovazione sociale partendo anzitutto dal superamento della logica paternalistica-assistenziale per abbracciare, invece, un approccio basato sulla consapevolezza che il contrasto alle diseguaglianze sia un elemento propedeutico e necessario a uno sviluppo economico e armonico della città».

Nel documento il Consiglio provinciale delle Acli auspica con forza scelte che riguardino il lavoro e l’occupazione. «Gli investimenti che come Acli riteniamo prioritari – si ribadisce con forza –  per far fronte al momento drammatico che stiamo vivendo sono tre: dapprima il ripensamento del rapporto tra studio e lavoro, a partire dalla formazione professionale, che coinvolga anche scuola e università. (In Italia partecipano a percorsi strutturati di scuola lavoro circa il 3 % dei giovani, in Francia sono il 15%, in Gran Bretagna il 30%, in Germania il 36%). Poi la riforma degli ammortizzatori sociali e la riforma delle politiche attive del lavoro, con il rafforzamento degli strumenti che già ci sono come i tirocini, gli stage, l’apprendistato o le borse lavoro per i lavoratori fragili come i Neet, le donne o gli over 50. L’approccio dovrà essere quello che abbiamo visto funzionare sia nella formazione professionale dei CFP, sia nell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, caratterizzato dall’accompagnamento dei soggetti fragili e da una ampia rete di aziende, con le quali instaurare un rapporto stabile che favorisca i percorsi di inserimento lavorativo».

«Esprimiamo apprezzamento per la rinnovata stagione di impegno politico e istituzionale che attraversa e anima le nostre Acli Milanesi, nella città e sui territori da parte di molti aclisti candidati a servizio delle istituzioni», affermano le Acli al termine dell’appello.

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