La Federazione Italiana Settimanali Cattolici preme sul Governo

a cura di Vincenzo CORRADO
Redazione

«Ritirare immediatamente il decreto con cui viene disposta la sospensione fino al 31 dicembre 2010 delle agevolazioni postali per l’editoria». I 186 settimanali cattolici della Fisc (la Federazione che li raggruppa) ribadiscono il proprio appello affinché venga sospeso il decreto ministeriale del 30 marzo 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 marzo, in base al quale vengono soppresse le tariffe agevolate postali per tutta l’editoria libraria, quotidiana e periodica. Il decreto è in vigore dal 1° aprile.
Sulla stessa posizione della Fisc anche il Forum del terzo settore, molte organizzazioni non profit, associazioni, federazioni e sindacati, tra cui la Cisl che, tramite il segretario Raffaele Bonanni, denuncia che così «non va bene, è ingiusto. Perché c’è un problema di sopravvivenza di tante testate libere e c’è anche un problema di ricadute economiche e occupazionali». Questo decreto, aggiunge Bonanni, colpirà «le testate non profit, religiose, sindacali. Realtà che fanno ricco il pluralismo italiano. Tutto è così sconcertante».
La scorsa settimana, proprio nel giorno dell’entrata in vigore del decreto, la Fisc ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ai sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti. «Abbiamo letto con sconcerto il decreto – hanno scritto le testate -. Di fatto tutti i settimanali che hanno consegnato le loro copie alle poste per la spedizione, il 1° aprile, si sono trovati di fronte alla richiesta d’integrazione delle spese di spedizione, con un incremento di oltre il 121%». Ancora: «Raddoppiare le spese postali, da un giorno all’altro, costituisce un atto inaccettabile» ed è perciò necessaria «l’immediata sospensione del decreto». «Ritirare immediatamente il decreto con cui viene disposta la sospensione fino al 31 dicembre 2010 delle agevolazioni postali per l’editoria». I 186 settimanali cattolici della Fisc (la Federazione che li raggruppa) ribadiscono il proprio appello affinché venga sospeso il decreto ministeriale del 30 marzo 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 marzo, in base al quale vengono soppresse le tariffe agevolate postali per tutta l’editoria libraria, quotidiana e periodica. Il decreto è in vigore dal 1° aprile.Sulla stessa posizione della Fisc anche il Forum del terzo settore, molte organizzazioni non profit, associazioni, federazioni e sindacati, tra cui la Cisl che, tramite il segretario Raffaele Bonanni, denuncia che così «non va bene, è ingiusto. Perché c’è un problema di sopravvivenza di tante testate libere e c’è anche un problema di ricadute economiche e occupazionali». Questo decreto, aggiunge Bonanni, colpirà «le testate non profit, religiose, sindacali. Realtà che fanno ricco il pluralismo italiano. Tutto è così sconcertante».La scorsa settimana, proprio nel giorno dell’entrata in vigore del decreto, la Fisc ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ai sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti. «Abbiamo letto con sconcerto il decreto – hanno scritto le testate -. Di fatto tutti i settimanali che hanno consegnato le loro copie alle poste per la spedizione, il 1° aprile, si sono trovati di fronte alla richiesta d’integrazione delle spese di spedizione, con un incremento di oltre il 121%». Ancora: «Raddoppiare le spese postali, da un giorno all’altro, costituisce un atto inaccettabile» ed è perciò necessaria «l’immediata sospensione del decreto». Un fulmine a ciel sereno «Il decreto che cancella le tariffe postali agevolate, piovuto come un fulmine a ciel sereno il giorno dopo le elezioni regionali – afferma don Giorgio Zucchelli, presidente della Fisc – ha sollevato notevoli rimostranze da parte dell’intero mondo dell’editoria italiana». Dopo la lettera inviata dalla Fisc al presidente del Consiglio e ai sottosegretari Letta e Bonaiuti, racconta don Zucchelli, «il ministro del Welfare Maurizio Sacconi – tramite il suo portavoce Raffaele Marmo – mi ha fatto sapere di avere presente il problema e di attivarsi perché il ministro del Tesoro Giulio Tremonti ritiri il decreto. Da parte mia ho contattato anche il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, perché si prenda a cuore la causa dei nostri giornali». Il decreto, spiega il presidente della Federazione, «colpisce soprattutto le testate non profit che vengono diffuse per la maggior parte in abbonamento, quindi mediante il vettore postale». Non aggirare la volontà del Parlamento «Le agevolazioni postali – ricorda don Zucchelli – sono approvate dal Parlamento della Repubblica da decenni con leggi che ne fissano i criteri di applicazione e demandano ai decreti ministeriali esclusivamente la misura delle tariffe e delle conseguenti agevolazioni». Quindi «i decreti non hanno altra funzione che quella di eseguire concretamente la volontà del Parlamento. E solo quest’ultimo può disporre la sospensione delle agevolazioni e, quindi, la fine di questa forma di sostegno all’editoria».Per il presidente della Fisc, «a nulla vale la considerazione secondo la quale la sospensione delle agevolazioni sarebbe dovuta all’esaurimento del Fondo nel bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri. A partire dalla Legge 46 del 2004 (art. 3, 1° comma) è stato previsto, e sempre ribadito, che il rimborso a Poste Italiane per le agevolazioni viene effettuato nei limiti dello stanziamento previsto nei capitoli». Ma la norma prevede che «siano i rimborsi a Poste Italiane a dipendere dall’ammontare dello stanziamento, non le tariffe agevolate». Quindi, «anche qualora venissero meno i fondi (come viene affermato nell’attuale frangente), mai dovranno cessare le agevolazioni postali, perché verrebbe aggirata la volontà del Parlamento». Un atto gravissimo «Ci chiediamo – aggiunge il presidente della Fisc – come sia possibile un intervento improvviso di tal genere che potrebbe causare la chiusura di un considerevole numero delle nostre testate cattoliche diocesane. Lo consideriamo un atto gravissimo e antidemocratico perché viene a colpire il pluralismo dell’informazione». Per tal motivo, «esprimiamo la massima contrarietà a questo provvedimento che arriva in un momento in cui tutti gli editori hanno già chiuso la campagna abbonamenti e programmato l’attività del 2010».La Fisc (186 periodici per 1 milione di copie complessive nell’intero Paese), conclude don Zucchelli, «confida che il presidente Berlusconi e il ministro Tremonti accolgano la propria richiesta di ritirare il decreto. Propone anche di aprire in tempi brevissimi un tavolo per arrivare presto a riordinare il settore editoria in modo da non dover affrontare ogni anno gli stessi problemi, mai risolti, in una continua situazione di incertezza. Da parte sua, la Federazione è disponibile a collaborare per una soluzione giusta e definitiva».

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