Molti personaggi della scena istituzionale si sentono messi alla berlina nel rispondere alle domande di certi comici, sulla propria attività, salvo poi improvvisarsi volentieri cantanti o attori in spettacoli di varietà


Redazione

05/12/2008

Pare che durante uno degli ultimi Consigli dei ministri il premier Berlusconi abbia invitato i rappresentanti del Governo a non andare in tv come ospiti dei programmi di satira e, in generale, a non presenziare a trasmissioni in cui manchi il contraddittorio. Il riferimento era diretto soprattutto a “Crozza Italia Live”, il programma di Maurizio Crozza su La7 che vede il comico impegnato in imitazioni e canzonature ironiche, ma anche pronto ad affrontare con il sorriso sulle labbra gli argomenti più scottanti dell’agenda politica (il diretto interessato, dal canto suo, con la consueta prontezza di spirito ha risposto che aspetta in trasmissione Berlusconi…).

Una simile esortazione era stata rivolta anche durante la passata legislatura da Prodi ai suoi ministri, ai quali era stata chiesta una certa autodisciplina nel comparire in tv. In linea di principio, l’idea che i politici stiano soprattutto nelle sedi istituzionalmente preposte, invece che dentro gli show televisivi, è sacrosanta. Èpur vero, però, che laddove possono contare su conduttori compiacenti (con tanto di maggiordomo e divanetti bianchi), loro non si tirano certo indietro. Se l’invito a disertare certe platee nasce dal fatto che non tutti i ministri sono disponibili a rispondere a domande scomode, c’è da fare qualche riflessione.

Il rapporto fra i cittadini e le istituzioni non è diretto; se fino a qualche anno fa i media erano strumenti per favorire questo contatto attraverso la diffusione di informazioni sui programmi e sull’agire politico dei rappresentanti del governo, oggi il dibattito politico sembra essersi spostato completamente all’interno dell’agone mediatico. Nell’attuale panorama sociale, caratterizzato dalla crescente spettacolarizzazione di qualunque argomento attraverso i media, I leader dei vari partiti ben conoscono il potere di condizionamento della tv, per cui usano sapientemente il mezzo quando si tratta di raggranellare consenso elettorale.

Data questa premessa, difficilmente possono pretendere di sottrarsi alle luci dei riflettori quando magari fa un po’ meno comodo mettere la faccia su situazioni difficili o provvedimenti discutibili. E chi è forte delle sue ragioni non deve temere confronti con avversari, giornalisti o comici. I cittadini hanno tutto il diritto di conoscere più da vicino i programmi, i pensieri e le strategie di chi li rappresenta in Parlamento, attraverso la tv come attraverso gli altri media.

D’altro canto, non tutte le trasmissioni hanno una dignità e una struttura tali da poter effettivamente servire ai telespettatori per poterli aiutare a capire meglio cosa si agita nel mare della politica e dei provvedimenti governativi. Oppure in molti casi richiedono una prontezza di spirito e di risposta che certi personaggi non hanno, quando non possono disporre del portavoce che, seminascosto al loro fianco, suggerisce prontamente le risposte buone per ogni occasione.

Resta da spiegare come mai molti personaggi della scena istituzionale, che si sentono messi alla berlina nel dover rispondere alle domande sulla loro attività politica fatte da un comico intelligente e poco servile, non abbiano invece alcun imbarazzo nel salire – sempre sotto l’attento sguardo delle telecamere – sul palcoscenico di un teatro d’avanspettacolo (per esempio, il “Bagaglino” di Pippo Franco e soci) per improvvisarsi cantanti o farsi prendere a torte in faccia. L’immagine pubblica e quella istituzionale, in questo caso, non sono propriamente coerenti…

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