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Giovani

“Vulcani di vita”, per portare nel mondo il fuoco dell’amore

Nel centro pastorale di Seveso si è svolta la gioiosa e partecipata Veglia per il mandato missionario ai 240 ragazzi e ragazze che quest’estate vivranno esperienze significative di volontariato in diversi Paesi del pianeta, dall’Africa all’America

di Annamaria BRACCINI

21 Giugno 2026
Un momento della Veglia a Seveso (Fotogramma)

“Vulcani di vita”, per portare il fuoco nel mondo, per accendere scintille, per testimoniare che si può guardare al domani con speranza e fiducia come protagonisti di una Chiesa dalle porte aperte.

L’animazione

Nel centro pastorale di Seveso, la Veglia per il mandato missionario dei giovani che vivranno esperienze significative di volontariato e mondialità, è questo. Conoscere, conoscersi, farsi conoscere come persone e realtà attraverso gli stands, attrezzati nel quadriportico del Centro, dal Servizio per i Giovani e l’Università – con una nutrita rappresentanza di coloro che ad agosto partiranno per Barcellona gemellando la nostra Diocesi con quella catalana – dall’Ufficio diocesano per la Pastorale Missionaria, da Caritas ambrosiana e dal Centro Sportivo Italiano di Milano, ma anche da associazioni come i giovani del Pime e “Libera”.

Tra gli stand, i racconti dei giovani delle diverse esperienze nel mondo (Fotogramma)

70 i volontari che partiranno con Caritas ambrosiana, che dal 1997 a oggi ha offerto a più di 2.300 giovani l’opportunità di impegnarsi nei “Cantieri della Solidarietà”; 150 i ragazzi che svolgeranno servizio per quasi un mese tra Zambia, Cile, Kenya e molti altri Paesi, grazie all’Ufficio missionario, vivendo queste esperienze con l’Operazione Mato Grosso, i Comboniani e i Frati cappuccini; 20 coloro che sono destinati in Burundi, Zambia, Benin e Madagascar, dove “Csi nel mondo” – la bella iniziativa nata 4 anni fa –  sosterrà per tre settimane la gestione di campo ludico-sportivi.

Tra tante bandiere, l’allegria dei ragazzi, le testimonianze, le foto di terre lontane rese vicine dall’amicizia tra i popoli, va così in scena lo spettacolo dell’attesa di un tempo estivo – a poche ore dal solstizio di estate -, da vivere in pienezza. Appunto come vulcani pieni di una vita «fatta per esplodere, per andare lontano», utilizzando una frase del beato Clemente Vismara, missionario del Pime beatificato nel 2011, originario di Agrate Brianza, che trascorse 65 anni in Myanmar, fino a essere definito “l’apostolo” di quel Paese.

La Veglia

E risuonano, così, all’inizio della Veglia che viene celebrata nel contiguo santuario di San Pietro Martire (dopo il momento conviviale all’aperto, vissuto con la cena al sacco, tra musica e voci di testimoni) anche le parole di papa Leone che ha recentemente definito i giovani «vulcani di energie, di sentimenti, di idee».

4 i momenti – accompagnati dal gesto evocativo di accendere lampade al grande braciere posto ai piedi dell’altare maggiore – in cui si articola la preghiera presieduta dal vicario generale, monsignor Franco Agnesi e concelebrata da alcuni sacerdoti, tra cui i responsabili del Servizio per i Giovani e l’Università, don Marco Fusi, e dell’Ufficio missionario, don Maurizio Zago. A offrire un breve commento ad altrettanti brani evangelici sono infatti, 4 voci: rispettivamente per “Giovani i pellegrinaggio” un ragazzo del Pg, per “Giovani in luoghi di missione” il Pime, per “Giovani dei cantieri della Solidarietà” la Caritas e, infine, il rappresentante di “Giovani di Csi nel mondo”.

La consegna del fuoco, nella Veglia presieduta da mons. Agnesi (Fotogramma)

Poi, il rito del mandato con la consegna del segno di alcune piccole strisce scintillanti come fossero delle stelline, e la processione per cui tutta l’assemblea si porta all’esterno, verso la grande fontana al centro del quadriportico del Centro, dove l’accensione di ancora tante candele forma un ordinato e magnifico colpo d’occhio nella sera che scende.          

«Le cose si fanno anche se non c’è una conferma immediata, il consenso, il plauso, una bella figura», dice, nella sua omelia monsignor Agnesi, «ma si fanno – si parte, ad esempio -, perché c’è un fuoco dentro, un senso di giustizia. Anche in ciò che farete, anche con le fatiche e le paure, gli errori, dite il vostro “Eccomi” come ha detto Mosè al Signore apparso nel roveto ardente. Anche le nostre fatiche, le imperfezioni sono occasioni per comprendere meglio gli altri. È bello conferirvi, allora, un mandato perché non è un gesto formale, ma qualcosa che vi accompagnerà. Sentitevi benedetti, ringraziati, per il dono che fate alle nostra comunità e portate questa scintilla che stasera accendete dal fuoco, anche a qualcun altro, perché trovi fiducia e il coraggio di sé sentendosi amato».

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