Visita pastorale dell’Arcivescovo, che incontrerà i fedeli a Parabiago nella parrocchia dei Santi Gervaso e Protaso. Ne parla il Decano, don Felice Noé

di Cristina CONTI

Don Felice Noé

Giovedì 24 novembre il cardinale Angelo Scola sarà in Visita pastorale nel Decanato Villoresi. Alle 21 incontrerà i fedeli a Parabiago nella parrocchia dei Santi Gervaso e Protaso (piazza Maggiolini 18). «Abbiamo preparato la visita con momenti di preghiera che hanno coinvolto i sacerdoti e la comunità – spiega il decano don Felice Noè, responsabile della Comunità pastorale Sant’Ambrogio di Parabiago -. Il Consiglio pastorale decanale si è riunito diverse volte per preparare le domande e l’accoglienza complessiva. Nei singoli Consigli pastorali, poi, è stata data la notizia, così come sui diversi bollettini parrocchiali e negli avvisi domenicali.

Ci presenta il Decanato?
È un Decanato giovane, nato dallo scorporo di quelli di Legnano, Rho e Magenta, ed è formato da 17 parrocchie in 9 Comuni, situati intorno al canale Villoresi, da cui oggi prende il nome. Siamo a ridosso di Milano e siamo un ponte tra il Legnanese e il Rhodense: il territorio risente perciò della città, a livello culturale e lavorativo. Fino a non molti anni fa i paesi che fanno parte del Decanato avevano grandi fabbriche, oggi chiuse; sono rimasti l’artigianato, in particolare il settore calzaturiero e il terziario. È cresciuto anche il pendolarismo verso la città.

La crisi economica si è sentita molto da voi?
Abbastanza. Soprattutto per il passaggio dalle grandi fabbriche all’attuale tessuto artigianale e al pendolarismo. Non ci sono grandi sacche di povertà, le persone che soffrono di più la crisi vengono aiutate dalla Caritas, dalla San Vincenzo e dai diversi gruppi di volontariato.

Gli immigrati sono molto presenti?
Secondo l’ultimo dato sono circa il 7%. C’è una discreta integrazione. E da circa tre anni abbiamo scelto di ospitare a Villa Stanza di Parabiago una comunità di profughi dedicata ai minori non accompagnati, in una ex scuola materna, seguiti dalla cooperativa Intrecci.

La partecipazione alle attività proposte è buona?
Direi nella norma, tra il 15 e il 20%. I giovani, in particolare, sono un aspetto positivo. Nel Decanato sono presenti sei sacerdoti incaricati della Pastorale giovanile, che lavorano in modo unitario: si sta portando avanti un lavoro molto promettente. Sono poi presenti anche le Piccole apostole della carità, consacrate disabili che vivono a Sant’Ilario, e diverse cooperative di accoglienza per bambini e adulti disabili nel segno della spiritualità del beato don Luigi Monza.

Quali le sfide per il futuro?
Più che di sfide parlerei di una presa di coscienza di come la realtà umana e religiosa è cambiata e cambia tutt’ora. Dobbiamo rispondere con un orientamento deciso e con momenti di formazione che possano dare a laici e comunità la certezza dell’annuncio del Vangelo come fondamento della fede viva e dobbiamo coinvolgere le persone per segnare scelte e mentalità.

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