Non ha un solo grande Comune, oppure una Basilica, a fare da “centro di gravità” per la vita pastorale, il Decanato Villoresi. «Ma certamente Cristo risorto è presente in tutte le nostre realtà»: il decano don Giacinto Tunesi esprime con questa battuta la forte comunione che lo lega ai suoi confratelli nell’annuncio del Vangelo, pur in un territorio – attraversato appunto dal canale Villoresi – in cui tanto la vita di fede quanto quella sociale hanno più di un punto di riferimento e guardano anche al di fuori del Decanato stesso, tra Magenta, Legnano e Rho.
Partire dai piccoli
Il primo desiderio, ricorda don Giacinto, è «che la gente sia davvero aiutata a conoscere di più il Signore». È un impegno, o meglio un percorso, che accomuna tutte le parrocchie, con l’intenzione di raggiungere innanzitutto le famiglie. Anche qui, sottolinea don Giacinto, parroco ad Arluno, la pausa del Covid ha rappresentato davvero uno stop, e la partecipazione alle celebrazioni è diminuita rispetto a qualche anno fa. Ma, precisa, «si può parlare di una partecipazione più articolata rispetto al passato: forse non possiamo dire che manchi il desiderio di esserci, ma certamente le forme sono cambiate, e non è scontato che le famiglie tornino spontaneamente a partecipare alla vita della comunità. C’è insomma una ripresa graduale: penso che sia un percorso che richiede tempo e pazienza, e anche linguaggi nuovi». A partire, spiega il Decano con un primo esempio, proprio dai più piccoli: «Certamente nei cammini che si propongono ai bambini il riferimento ultimo è il Vangelo; ma sempre più anche i percorsi di catechismo partono dall’esperienza stessa dei ragazzi, così che possano scoprire che l’Altro – con la a maiuscola – è presente già nella realtà che stanno vivendo». Sulla stessa linea, con le famiglie «stiamo cercando di ripartire da proposte semplici, accessibili, che mettano al centro più la relazione che non l’organizzazione».
Se dunque è necessario rilanciare l’annuncio, allo stesso tempo il Decano del Villoresi nota ora una partecipazione più convinta tra chi segue la vita della comunità, nella direzione appunto di quel «cristianesimo di convinzione» e non, invece, «di convenzione», su cui insisteva il cardinale Martini. C’è, dunque, «una decisione personale nella vita di fede».

Vocazione e libertà
Il Decano racconta di un orientamento analogo emerso anche dalla riflessione che insieme ai suoi confratelli e a tutta la diaconia del Decanato ha condotto recentemente sul tema della vocazione, lavorando al contributo per il Consiglio presbiterale diocesano: ne è emersa la convinzione che «parlare di vocazione significhi parlare di Gesù come uomo libero, che chiama anche noi a essere persone libere come lui». Don Giacinto sottolinea che già tutta la pastorale giovanile, anche nel suo Decanato, guarda in questa direzione, con un «invito ai giovani innanzitutto a incontrarsi e a innamorarsi di Gesù, e dunque a seguirlo».
Sinodo e disabilità
Composto anche da Comuni piccoli, il Decanato vede una collaborazione tra parrocchie soprattutto nella pastorale giovanile, a partire dagli anni delle medie. E se, come abbiamo detto, la comunione tra consacrati non manca, don Giacinto spiega che le parrocchie hanno colto l’occasione della Visita pastorale in corso in queste settimane per chiedere all’Arcivescovo un’indicazione su come dare concretezza al cammino sinodale, così che questa diventi un’attenzione di tutta la comunità, e non qualcosa che riguarda solo gli addetti ai lavori.
In questi giorni la Visita pastorale è scandita dagli incontri con molte realtà che nel Decanato lavorano nell’ambito della disabilità. Sono incontri che, sottolinea Tunesi, «esprimono una sensibilità reale e consolidata, in una dimensione del servizio in cui tutte le comunità si sentono interpellate. È questo – osserva – il bello del Decanato, al di là del fatto che Arluno o Pregnana (due Comuni ai lati opposti del territorio) si appoggino a un servizio oppure a un altro. Un decanato policentrico, dunque, ma in comunione nel cammino spirituale.




