Nella basilica dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore, l’Arcivescovo ha presieduto la tradizionale Celebrazione eucaristica in vista del Natale. Centinaia gli universitari che hanno preso parte alla Messa

di Annamaria Braccini

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“Prigionieri della speranza”.

Sono, o dovrebbero esserlo, negli auspici dell’Arcivescovo, i giovani e, quindi, gli universitari. A loro, nella tradizionale Celebrazione eucaristica in vista del Natale, si rivolge, infatti, il vescovo Mario nella basilica dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore. Accanto a lui, il vicario episcopale di Settore, don Mario Antonelli, cappellani universitari, il responsabile della Comunità Pastorale “Santi Apostoli” (di cui fa parte la Basilica), don Ettore Colombo, e quello del Servizio per l’Oratorio e lo Sport, don Stefano Guidi.

Il responsabile della Sezione Università del Servizio Giovani, don Marco Cianci, rivolge il saluto di benvenuto e sottolinea, richiamando il recentissimo “Discorso alla Città”: «Da esso ci viene rimandata la responsabilità di pensare. Soprattutto noi, che quotidianamente ci confrontiamo con il pensiero dei maestri, siamo invitati a tenere desto lo sguardo su quanto sia fondamentale riflettere, tenere accesa la “curiositas”, tentando di inseguire, a volte con fatica, ma con ragionevolezza, la verità».

Dal capitolo 19 del Vangelo di Matteo, appena proclamato e dal riferimento alla Lettura del profeta Zaccaria 9, si avvia l’omelia dell’Arcivescovo. «I prigionieri della speranza sono quelli che, pur nella condizione di oppressione, si caratterizzano perché sono uomini e donne che alzano il capo». Sono loro che si rivolgono ad altri uomini e donne e si domandano cosa abbiano da dire a chi è avveduto nel progettare, ai realisti nelle aspettative, «a voi che fate della scienza una religione, che accumulate dati come fossero argomenti, che elencate fatti come se fossero significati».

“Prigionieri” che, nella tribolazione, «non pretendono un risarcimento, ma sospirano una rigenerazione del mondo, anche se si sentono, talvolta, come assediati da un’incomprensibile ostilità e da un immeritato disprezzo; prigionieri che non cercano una rivincita».

«Noi, quelli della speranza, anche se costatiamo il logoramento delle forze e l’assottigliarsi dei numeri, perseveriamo, alzando lo sguardo, anche ci sentiamo intrappolati nelle scadenze minacciose degli esami, in un ingranaggio di impegni, nei condizionamenti che sono un impiglio a ogni passo».

Noi, prosegue l’Arcivescovo, «pratichiamo la pazienza del quotidiano, animati dalla speranza della rigenerazione del mondo. I prigionieri della speranza attraversano i momenti belli e quelli aspri e guardano al futuro, andando oltre le aspettative, non come coloro che calcolano quanto guadagneranno dai sacrifici di oggi o che si aspettano di avere molti vantaggi quando sarà passato questo momento duro e la fatica quotidiana».

Proprio perché la speranza non si confonde con l’aspettativa, «risultato che si può immaginare venga dalle strategie che si mettono in atto, frutto delle nostre forze».

La speranza non è costruita sui nostri progetti e risorse, ma sulla promessa di Dio. «Infatti, questi uomini e donne si fidano di Dio e, così, comincia la rigenerazione del mondo che è iniziata a Betlemme con la nascita dell’uomo nuovo».

«Noi siamo chiamati a essere umili servi di tale rigenerazione», proprio perché viviamo di quella speranza che si rende evidente nell’Eucaristia. «Un invito ad andare tutti verso la gratuità, oltre il dovere, verso la generosità, oltre il tornaconto, verso il dono, oltre il mestiere e il posto di lavoro, per vivere la risposta alla vocazione alla santità».

«La rigenerazione, che comincia a Natale, continua a illuminare la terra perché ci sono ragazzi e ragazze, come voi, che la percorrono senza domandarsi cose ne avrete, ma piuttosto continuando ad alzare lo sguardo e a fissare la liberazione di Gesù, professandosi quelli delle speranza».

E, a conclusione della Messa, ancora un augurio natalizio e il richiamo a guardare avanti e oltre. «Vi invito, nel periodo di Natale a compiere almeno un gesto assolutamente gratuito, in cui fare una cosa buona per dare gioia a qualcuno. Andate a Madrid, con i giovani europei a pregare per questo nostro Continente che ha bisogno di giovinezza o, magari, state con la nonna o animate il Capodanno laddove vi sono disabili».

Infine, l’invito per il prossimo appuntamento di dialogo degli universitari con l’Arcivescovo, già fissato per il 5 marzo 2019, presso l’Università Bocconi.

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