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Milano

Unitalsi, nasce Casa Frizzi: «Una piccola luce nella notte»

In un ex oratorio dell'Ortica al via i lavori della struttura d'accoglienza per genitori e parenti di piccoli ricoverati in ospedale. L'Arcivescovo ha benedetto la prima pietra: «Dio è dalla parte di chi fa il bene»

29 Marzo 2022
Giuseppe Maino, l'Arcivescovo, il Sindaco e Vittore De Carli con la prima pietra

Un sogno che è diventato prima un progetto e che ora, con la posa della prima pietra, si avvia verso la sua concreta realizzazione in tempi celeri. È la Casa di accoglienza intitolata a Fabrizio Frizzi, voluta nel contesto del “Progetto dei piccoli” dell’Unitalsi. Un edificio ristrutturato secondo i più moderni standard, che accoglierà nei suoi tre piani (per una superficie totale di 250 metri quadrati) fino a sei nuclei familiari, con un massimo di 15 persone: nello specifico, genitori e parenti dei piccoli curati nelle grandi strutture sanitarie lombarde, come il poco lontano Istituto nazionale dei Tumori.

Un’iniziativa portata avanti, con la consueta tenacia delle nostre terre, dallo “storico” presidente dell’Unitalsi lombarda Vittore De Carli, dopo la sua personale esperienza di 47 giorni di coma con diversi arresti cardiaci nel 2015, a cui si sono voluti alleare tanti partner: tra loro Bcc Milano, l’imprenditore Ernesto Pellegrini, gli unitalsiani tutti e lo stesso De Carli, che ha interamente devoluto all’opera il ricavato della vendita del libro Dal buio alla luce con la forza della preghiera (Lev), nel quale racconta la sua malattia. Individuata la struttura nell’ex oratorio del Santuario della Madonna delle Grazie all’Ortica, in via Giovanni Amadeo 90 (una deliziosa cappella con lacerti di affreschi, si pensa di scuola leonardesca), ecco il via ai lavori, che dovrebbero portare all’operatività della Casa nel prossimo autunno.

Casa Frizzi
L’intervento di Vittore De Carli

Così, per la posa della prima pietra – un mattone della Porta santa dell’Anno giubilare della Misericordia donata da papa Francesco (vedi qui la presentazione al Pontefice), che per l’occasione invia anche un messaggio, letto dall’assistente ecclesiastico dell’Unitalsi Lombarda, monsignor Roberto Busti – si riunisce una piccola folla di volontari, vertici unitalsiani, gente comune e autorità, tra cui l’Arcivescovo di Milano e il sindaco Beppe Sala, Caterina Antola (presidente del Municipio 3), il direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti e tanti amici che non hanno voluto mancare. Il presidente della Bcc Milano Giuseppe Maino ricorda le migliaia di persone, soci della Cooperativa di credito che, fatti partecipi dei progetti della banca, hanno rinunciato al loro dono natalizio per raccogliere fondi.

Gli interventi

De Carli sottolinea i tanti «grazie» rivolti a quanti si sono resi disponibili per quello che – dice con le parole utilizzate dall’Arcivescovo nel 2018 in un pellegrinaggio a Lourdes – «mi sembra un sogno ispirato da Dio» (leggi qui il suo intervento). Da parte sua don Stefano Venturini, responsabile della Comunità pastorale Lambrate-Ortica, aggiunge: «È una gioia pensare che dal vecchio oratorio, di fatto abbandonato, rinasce un luogo, non più per i ragazzi dell’Ortica, ma dedicato a tutti i giovani d’Italia colpiti nella salute. La Chiesa, come un corpo vivente, si adegua ai bisogni e diventa, qui, un ospedale da campo tra i più nobili».

Casa Frizzi
La benedizione dell’Arcivescovo

La benedizione dell’Arcivescovo

«Io sono venuto come prete e vescovo a benedire – sottolinea subito l’Arcivescovo -.  Benedire vuole dire che c’è una sollecitudine di Dio, una misericordia che diventa alleata. Oggi siamo portati a enfatizzare l’intraprendenza, la lungimiranza tipiche della spiritualità milanese, che ci fanno quasi sentire gli unici protagonisti dell’impresa, ma benedire dice che c’è un’alleanza. Dobbiamo crederci e superare quella forma di indifferenza per l’opera di Dio che ci fa ripiegare sulle nostre opere: è un modo per allargare gli orizzonti, per sentire la nostra inadeguatezza, non come una limitatezza che ci mortifica, ma come un seme che porta frutto. Qui si tratta di un piccolo segno di attenzione, tuttavia noi sentiamo la piccolezza, non come un non essere all’altezza di aggiustare il mondo, ma come una piccola luce nella notte. È il Signore che fa sì che questa piccola luce diventi un punto di riferimento per le persone che hanno un bambino malato, che non sanno cosa fare, che vivono nella disperazione, che non sanno dove andare. Ecco, trovare un luogo dove le braccia si aprono, dove qualcuno dice “noi siamo vicini al vostro soffrire”, sarà questa piccola luce, ma basterà a dare una speranza».

Il pensiero dell’Arcivescovo va anche, necessariamente, alla guerra in corso: «Questa benedizione mi sembra che sia una profezia più necessaria perché l’assurdità della guerra distrugge in pochi giorni tutto il bene che si è fatto: sentiamo la guerra come un’angoscia che paralizza, ma noi vogliamo reagire, continueremo a costruire, con questo piccolo segno diciamo che il Signore è dalla parte di quelli che edificano e che a Milano c’è un cuore cristiano, una forza che si unisce ad altre, per dire la speranza che non morirà. Dio è dalla parte di chi fa il bene».

VIDEOINTERVISTE
Giuseppe Maino: «L’impegno solidale della Bcc»
Monsignor Busti: «Un aiuto per i piccoli santuari che sono le famiglie»
De Carli: «L’impegno di tanti per un aiuto importante»

Casa Frizzi
Da sinistra, monsignor Roberto Busti, l’arcivescovo Mario Delpini, il sindaco Beppe Sala e Giuseppe Maino, presidente della Bcc

Sala: «Una realtà meravigliosa»

Dalla guerra e dalla volontà di essere comunque costruttori di pace, avvia la sua breve riflessione anche il sindaco Beppe Sala, che ricorda il suo legame molto speciale con il quartiere dell’Ortica: «Questa è una realtà meravigliosa che parla di bambini, di dono, di Fabrizio Frizzi e di questo quartiere Ortica, dove ho fatto la mia prima uscita politica. È un quartiere che ha un ottimismo che, talvolta, va al di là della logica. Continuare a mettere lo stigma sulle periferie e chiamarle così è sbagliato – come ha detto anche l’Arcivescovo -: sono quartieri e possono insegnare molto. Si ha sempre l’impressione di non riuscire a fare abbastanza, ma realizzando piccole iniziative, esempi, la comunità segue. In momenti così tragici e difficili, in cui sembra che la situazione sia irrecuperabile, ci sono dei segni, come la felicità di fare queste cose, un passo alla volta come è nella mentalità milanese. È consolatorio. Questo è un progetto straordinario e sono certo che altri ne seguiranno».

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