Dopo aver richiamato l’attenzione dei fedeli sul «mistero della fede», questo il significato dell’elevazione del pane e del vino dopo la consacrazione

a cura del SERVIZIO PER LA PASTORALE LITURGICA

consacrazione del pane e del vino

Momento centrale e culminante della messa è la preghiera eucaristica, che si apre con il dialogo introduttivo al prefazio e si chiude con la dossologia trinitaria («Per Cristo, con Cristo e in Cristo») e l’«Amen» di tutta l’assemblea.

Al cuore della preghiera eucaristica sta il racconto dell’istituzione con le parole di Gesù che consacrano il pane nel suo vero Corpo offerto in sacrificio, e il vino nel suo vero Sangue versato in remissione dei peccati. La traduzione concreta di queste due affermazioni è che, se da un lato la messa scaturita dalla riforma liturgica conciliare ha pienamente recuperato l’unità celebrativa della preghiera eucaristica, dall’altro essa non ha rinunciato, all’interno della preghiera eucaristica, all’interruzione rituale dell’elevazione del pane e del vino consacrati che, almeno dalla fine del sec. XII, caratterizza la liturgia eucaristica latina. Ancora oggi infatti la norma liturgica prevede che il sacerdote, dopo la consacrazione del pane presenti ai fedeli l’ostia consacrata, elevandola davanti ai loro occhi, per poi deporla sulla patena e genuflettere in adorazione, e, dopo la consacrazione del vino, presenti ai fedeli il calice, elevandolo davanti ai loro occhi, per poi deporlo sul corporale e genuflettere in adorazione.

Si possono subito notare alcune differenze tra l’elevazione alla consacrazione e quella alla presentazione dei doni: là si elevava la patena con il pane, qui si eleva direttamente il pane (consacrato); là il gesto era rivolto principalmente a Dio, qui il gesto è diretto specificatamente ai fedeli; là il gesto era accompagnato da una formula di preghiera; qui il gesto è compiuto in silenzio e va a saldarsi, senza soluzione di continuità, con la genuflessione del sacerdote (e con la possibile postura in ginocchio dei fedeli) per un atto di adorazione.

Quali allora i significati racchiusi nell’elevazione del pane e del vino dopo la consacrazione? Il primo, il più immediato, è la volontà di richiamare l’attenzione dei fedeli sul grande «mistero della fede» che si compie: grazie alla ripetizione rituale delle parole di Gesù, riprese dal racconto istitutivo nel contesto di tutta la preghiera eucaristica che invoca, tra l’altro, la venuta dello Spirito Santo sui doni offerti, si rinnova sacramentalmente il sacrificio pasquale della croce e Cristo si rende presente in modo vero, reale e sostanziale per farsi cibo e bevanda di salvezza.

Il secondo è un invito alla fede e all’adorazione. Mentre gli occhi vedono solo i segni sacramentali del pane e del vino, la fede ci porta ad aderire intimamente alle parole di Gesù, riconoscendo la vera realtà di quel cibo e di quella bevanda e disponendoci a «onorare con profonda venerazione il mistero del Corpo e del Sangue di Cristo Signore». Nasce da qui l’invito ai fedeli, magari segnalato da un tocco di campana o di campanello, a partecipare in ginocchio al momento della consacrazione – dall’inizio del racconto dell’istituzione all’elevazione del calice – per esprimere anche con la postura del corpo un intimo e profondo raccoglimento interiore e un sincero atto di adorazione. Proprio per questo la norma liturgica chiede che tutto si svolga nel più rigoroso silenzio (nessuna invocazione ad alta voce, nessun suono di strumento), con l’eccezione della Messa con i fanciulli dove, a scopo pedagogico, è data la facoltà di intervenire con le parole: «È il Signore Gesù! Si offre per noi!». A queste stesse parole si potrebbero rinviare tutti coloro che desiderassero avere un’indicazione di una parola da ripetere nell’intimo del proprio cuore al momento dell’elevazione del pane e del vino consacrati.

Il terzo e ultimo significato consiste nel predisporre i fedeli a prendere parte al banchetto eucaristico. Quel pane e quel vino, che gli occhi della fede riconoscono essere il sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, sono destinati a diventare cibo che nutre e bevanda che disseta la fame e la sete spirituale dell’uomo: «Prendete e mangiatene tutti»; «prendete e bevetene tutti». Così, già con la duplice elevazione della presentazione dei doni, ma in modo ancora più esplicito con la duplice elevazione dopo la consacrazione per ogni fedele ha inizio la preparazione alla comunione. Ognuno è chiamato a interrogarsi se è nella condizione di accogliere l’invito del Signore o se, a causa del suo peccato, deve prima riconciliarsi con Dio e con i fratelli, per poi accedere a quel dono di grazia e di santificazione che l’elevazione pone davanti ai suoi occhi e nell’intimo del suo cuore.

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