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Editoriale

Un grande bisogno di silenzio

Il card. José Tolentino de Mendonça, nei suoi haiku, invita a riscoprire il silenzio come spazio di consapevolezza e liberazione dall’ego, capace di farci connettere al presente e apprezzare il bene nascosto nelle nostre vite quotidiane

di Fabio LANDI

2 Aprile 2025
Don Fabio Landi

Una decina di anni fa il card. Tolentino de Mendonça, attuale Prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, ha pubblicato una raccolta di componimenti poetici ispirati agli haiku giapponesi: si tratta di testi brevissimi di tre rapidi versi che restituiscono il lampo di un’intuizione e sfiorano un frammento di verità che spiazza l’abituale corso dei pensieri. Di norma, l’haiku prende avvio da un dettaglio stagionale e approfitta di qualche indizio offerto dalla natura che diventa poi la chiave di accesso a un più ampio significato.

Chissà che questa stagione estiva non fornisca anche a noi lettori l’opportunità di scoprire i tanti benefici del silenzio a cui il cardinale dedica la prima parte del suo libretto. Certo, per molti di noi, proprio l’estate è il tempo in cui è più facile immaginare di regalarsi un momento di pace, lontano dalla fretta e dalla confusione, magari in riva al mare, tra le montagne o anche solo in casa propria. 

Abbiamo grande bisogno di silenzio. «Il silenzio / non è l’opposto / ma il rovescio», scrive il card. Tolentino. Cioè non è la semplice mancanza di voci e suoni, ma ciò che gli sta dietro: l’altro lato dei nostri sforzi e del nostro lavoro, il luogo dove affiora il senso segreto di tutto il chiasso che facciamo. Fermarci diventa allora l’occasione di riconoscere la trama che compone le nostre giornate e capire quello che ci sta succedendo e chi stiamo diventando. Infatti, «la storia registra ciò che avvenne / il silenzio narra / сіò che avviene» e connetterci al presente è oggi tra i compiti più difficili. Apparentemente ne siamo immersi, viviamo sempre qui e ora, ma in modo inconsapevole, perché l’accelerazione a cui è sottoposta ogni cosa non ci consente di essere veramente padroni di noi stessi. Tutto si sussegue così velocemente che non riusciamo a registrare i nostri pensieri e le nostre emozioni. Corriamo, ma non sappiamo dove.

Il silenzio, però, è anche ciò che ci permette di liberarci dalla schiavitù del nostro ego e di imparare ad apprezzare orizzonti più ampi, nei quali non trionfiamo sempre come protagonisti assoluti. «Silenzio: / i passi che ascolto / non si dirigono verso di me». Il silenzio ci guarisce dalla necessità di parlare ininterrottamente di noi stessi, dei nostri problemi, della nostra stanchezza e della nostra bravura: scopriamo che altre strade ci portano più lontano e verso giardini migliori.

Allora, come dice il nostro arcivescovo, «basta!»: basta parole inutili, basta lamentele, basta chiacchiere. Solo così sentiamo finalmente risuonare il bene. C’è, ce n’è tanto: basta e avanza.