Uno dei libri illustrati più singolari che potrebbe capitarvi tra le mani è Here, realizzato da Richard McGuire una decina di anni fa sviluppando una sua intuizione di ben venticinque anni prima. L’idea è quella di raccontare il trascorrere del tempo fissandosi su un unico punto dello spazio, il “qui” evocato dal titolo. Una pagina dopo l’altra, il libro riproduce sempre lo stesso ambiente: il soggiorno di una casa. Tuttavia, andando avanti e indietro nel tempo, la stanza si trasforma, presentando nuove situazioni e nuovi protagonisti. Nel salotto disegnato da McGuire, non solo il divano ha cambiato varie volte di posto, ma il bambino che lì era stato atteso e poi allattato è diventato anziano e, un attimo dopo, anziani sono addirittura i suoi nipoti; il litigio furibondo che aveva spaccato una famiglia è sostituito dall’eccitazione di giochi infantili o da una telefonata di lavoro…
Per di più, in ogni scena, piccoli riquadri, simili alle finestre aperte sul desktop di un computer, offrono al lettore la possibilità di sbirciare ciò che accade in una certa porzione di spazio in un’epoca diversa da quella dell’illustrazione principale. L’impostazione grafica trae ispirazione dal sistema operativo di Microsoft che nell’89 stava riscuotendo grande successo con Windows 386. Si tratta senza dubbio di un meccanismo narrativo che all’inizio disorienta il lettore, ma che, alla lunga, restituisce il cumulo di vita vissuta che ogni “qui” custodisce.
L’effetto, da una parte, è quello di ridimensionare il nostro ego, con tutte le sue ansie e preoccupazioni: siamo protagonisti di poche pagine in un libro immenso. D’altra parte, questo sguardo quasi divino sulla storia umana, in grado di abbracciare simultaneamente gioie e dolori, successi e fallimenti, legami e rancori, ci insegna che nulla di ciò che viviamo va perduto, niente è insignificante, e ogni frammento, per quanto piccolo, merita di essere raccolto e raccontato.
In un’epoca in cui tutto subisce una forte accelerazione, i luoghi nei quali siamo cresciuti cambiano più velocemente di quanto forse vorremmo. In particolare, oggi ci troviamo a ripensare la destinazione di tanti spazi ecclesiali, talvolta mutando in modo anche rilevante il volto delle nostre parrocchie (Frigerio, pag. xx). Queste trasformazioni sono complesse e comportano una quantità di problemi, ma non rappresentano necessariamente un fallimento e non vanno pensate in termini di disarmo e abbandono. Indicano invece che la comunità cristiana continua a essere viva e a misurarsi con il proprio presente. Un compito per il quale, oggi come sempre, ci è chiesto di essere creativi, responsabili e generosi.
Editoriale
Trasformare senza abbandonare
Il libro Here di Richard McGuire mostra il tempo attraverso un unico spazio, rivelando come ogni momento della vita sia prezioso e significativo. Allo stesso modo, le trasformazioni dei luoghi e delle parrocchie non indicano abbandono, ma la vitalità e la responsabilità della comunità cristiana nel presente
di Fabio LANDI
2 Maggio 2025


