Nella Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, l’Arcivescovo, in Duomo, ha richiamato la necessità di portare a tutti l’annuncio «dell’alleanza con Dio che tiene viva la speranza invincibile»

di Annamaria Braccini

Immacolata 2021 (1)

Angeli cercasi per annunciare la gioia in una terra come la nostra e in un tempo nel quale c’è troppo dolore, troppa solitudine, troppa indifferenza, troppa suscettibilità».

A dirlo è l’Arcivescovo che, in Duomo, presiede il Pontificale nella Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, concelebrato dai Canonici del Capitolo metropolitano della Cattedrale. Il cui arciprete, monsignor Gianantonio Borgonovo, porge l’indirizzo di saluto.

«Siamo chiamati a unirci, oggi più che mai, al Magnificat di Maria. Mentre celebriamo il mistero del suo singolare concepimento, vogliamo pregare perché in noi cresca e si rafforzi il desiderio di accogliere il Signore, camminando nella fedeltà alla Parola, riconoscendo sempre il primato di Dio e dicendo anche noi il nostro sì», sottolinea l’Arciprete, in riferimento alla Solennità, simboleggiata anche dallo stendardo mariano che, posto in altare maggiore, al termine dei Vesperi serali verrà portato in processione tra le navate.

Vengono ricordati anche gli anniversari dei 3 Canonici festeggiati per l’occasione. Monsignor Fausto Gilardi, penitenziere maggiore del Duomo e responsabile del Servizio per la Pastorale liturgica della Diocesi, nel 50esimo di Ordinazione sacerdotale, e i 25esimi di don Claudio Burgio che ha guidato per 14 anni la Cappella Musicale della Cattedrale «e ora potrà dedicarsi a tempo pieno alla pastorale giovanile, soprattutto per i giovani in carcere o emarginati» e di monsignor Massimo Palombella, salesiano, direttore emerito della Cappella Musicale Pontificia, dallo scorso 15 settembre direttore della Cappella Musicale del Duomo.

 

L’omelia

Dalle Letture – tratte dal capitolo 3 della Genesi, dalla Lettera agli Efesini e dal Vangelo di Luca 1, con l’annuncio a Maria portato dall’angelo Gabriele – prende spunto l’omelia del vescovo Mario, a partire dall’inganno del serpente a causa del quale «la storia dell’umanità è segnata da un’inimicizia, da un contrasto doloroso, da una tensione irrisolta, da un principio di infelicità», proprio perché l’inganno «insinua il sospetto su Dio». O, meglio sulla «caricatura di un dio meschino, che l’uomo e la donna devono sentire come un concorrente che vuole umiliare l’umanità, per cui si convincono che la via della felicità, della piena realizzazione della loro vita sia quella che si allontana da Dio».

Così, deformata l’immagine di Dio, si deforma anche l’immagine umana «con un’idea desolante della vita e del suo destino».

L’inganno fa credere, infatti, «che la solitudine sia più rassicurante che la relazione con gli altri e la vita della comunità, perché gli altri sono avversari, sono pericolosi; che la disperazione sia più intelligente della speranza, che non si debba vivere per portare a compimento una vocazione ma sia più divertente vivere a capriccio, che non si debba pensare agli altri, ma solo prendersi cura di se stessi».

Eppure, nonostante tutto, il Signore continua a chiamare alla gioia piena, «non seducendo con l’inganno, ma liberando con la verità e la grazia», sull’esempio dell’annuncio a Maria che diviene «la rivelazione della vocazione di ogni uomo e di ogni donna e del senso di ogni vita».

Vita benedetta «che non è una garanzia di vivere in un mondo fantastico sottratto alle tribolazioni e alle difficoltà, ma è piuttosto una dichiarazione di alleanza».

Per questo – conclude il vescovo Mario – «si cercano angeli che percorrano la terra per portare questa annunciazione a tutti coloro che si lasciano sedurre dall’inganno del serpente. Si cercano angeli che percorrano la terra per seminare la gioia. La gioia di Dio non è l’allegria dei giorni in cui tutto va bene, ma il dimorare nella comunione che asciuga ogni lacrima e tiene viva una speranza invincibile. Maria dopo aver ricevuto la gioia, si affretta a portarla alla casa di Elisabetta. A ciascuno di noi è annunciata la gioia: sapremo portarla ai nostri fratelli e sorelle?».

E, a conclusione, l’augurio dell’Arcivescovo è per i Canonici festeggiati e la gratitudine per l’intero Capitolo, «che, ogni giorno, vive il Duomo come casa di preghiera», per i sacerdoti che esercitano in Duomo il servizio del sacramento della Confessione e per i 2 presbiteri divenuti di recente canonici, monsignor Egidio Giuliani e monsignor Giorgio Riva.

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