Questo lo spirito con cui il Decanato attende la Visita pastorale dell’Arcivescovo, che incontrerà i fedeli alle 21 nella chiesa di San Bernardino. Il decano don Pietro Bassetti: «Oggi più che mai c’è bisogno di un annuncio fresco del Vangelo»

di Cristina CONTI

Pietro Bassetti

Mercoledì 25 gennaio il cardinale Angelo Scola si recherà in Visita pastorale a Sesto Calende, dove incontrerà i fedeli del Decanato alle 21 presso la chiesa di San Bernardino (largo San Carlo 7). Il decano don Pietro Bassetti, parroco della chiesa di Santa Maria Assunta ad Angera (Va) e di quella dei Santi Martino e Lorenzo a Ranco (Va), spiega come la comunità si è preparata all’evento: «Abbiamo tenuto un incontro tra noi sacerdoti e i membri del Consiglio pastorale, abbiamo riflettuto sui quattro pilastri della fede su cui ha molto insistito il Cardinale e sulle indicazioni emerse dal Convegno di Firenze del 2015. Ci siamo soffermati soprattutto sul senso di questa visita e su cosa significa incontrare l’Arcivescovo. Abbiamo preparato le domande da sottoporgli nel corso della serata. Nelle comunità abbiamo pregato, anche con una preghiera dei fedeli dedicata.

Come siete organizzati?
Siamo 15 parrocchie in un territorio di 11 Comuni. Abbiamo due Comunità pastorali, due unità pastorali e tre parrocchie. Anche stare insieme rappresenta per noi un po’ una sfida per il futuro, un modo per realizzare la comunione della Chiesa, nonostante le resistenze.

La partecipazione alla vita ecclesiale è buona?
Sì, tiene soprattutto per le fasce di età alte, mentre le giovani famiglie sono spesso assenti. Stiamo cercando di agganciarle con le attività per l’iniziazione cristiana nelle parrocchie.

L’immigrazione è molto presente?
Da noi ci sono pochi immigrati. Quelli presenti sono comunque integrati. Ci sono invece molti stranieri provenienti da Paesi dell’Unione Europea che vivono qui per motivi di lavoro: da noi ha sede un centro di ricerca, il Ccr, quello che una volta era l’Euratom, e qui vivono circa 2 mila ricercatori, tra cui per esempio belgi, spagnoli, tedeschi, olandesi, con stili di vita e tradizioni diverse, ma anche persone che vivono la fede in modo differente, come protestanti e ortodossi. Per noi è molto importante cercare di entrare in dialogo con loro: è una bella forma di comunione.

La crisi economica si è sentita molto?
Come dappertutto. Qui non ci sono grandi fabbriche, ma 200-300 operai, il lavoro spesso si trova altrove. Molti sono pendolari verso Milano o la Svizzera. E questo incide sul tessuto ecclesiale e sociale delle comunità. Anche il turismo ha risentito della crisi, diventando sempre più “mordi e fuggi”.

Quali le attese per la Visita pastorale?
Sicuramente quella di essere Chiesa “in uscita”. Oggi più che mai c’è bisogno di un annuncio fresco del Vangelo, sia alle nuove generazioni, sia a quelle fasce di età adulta che sono assenti dalla vita pastorale. Il nostro territorio è ancorato alla tradizione e ai cammini precedenti: oggi è importante tradurre e mostrare questi valori con modalità nuove. Un’attenzione particolare deve essere prestata alla formazione dei laici: devono essere maturi e responsabili piuttosto che semplici esecutori di compiti. È necessaria, poi, una forte apertura educativa a favore della comunione spirituale, senza limiti o barriere.

 

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