Il cardinale Scola ha recitato il Rosario per il 50esimo di Istituzione della parrocchia “Madonna della Fede”. Oltre 350 i fedeli che hanno pregato con l’Arcivescovo, riuniti all’aperto, concludendo così le Celebrazioni per l’importante anniversario

di Annamaria BRACCINI

Rosario Santa Maria della Fede

Una festa della fede vissuta, con semplicità e serenità, dalla gente del Quartiere degli Olmi, sotto un cielo serale altrettanto sereno e bello.

È questo il senso del riunirsi di oltre 350 i fedeli che, con l’attesissima presenza del cardinale Scola, festeggiano il momento più significativo delle Celebrazioni per l’Istituzione della loro parrocchia “Madonna della Fede”. Da 50 anni, infatti, la chiesa, che pare una tenda piantata tra le case, è il cuore di questo ampio agglomerato di edifici, nato anch’esso negli anni ‘60 all’estrema periferia occidentale della città, in zona Baggio. Ben 2250 gli alloggi costruiti allora, 8000 gli abitanti di oggi, con una maggioranza di abitanti di età avanzata e una contenuta presenza di immigrati, soprattutto di etnia sudamericana.

L’Arcivescovo, accolto dal parroco, don Giovanni Confetta, dal decano di “Baggio”, don Paolo Citran, dai bimbi, dai genitori e da tanti anziani, presiede, all’aperto, il Rosario con i cinque Misteri della Luce, in una periferia che non lo sembra affatto, tra il verde curato, il silenzio dei vialetti, le persone che seguono il Rito affacciate dai balconi tutt’attorno.

Si prega tutti insieme, vicino alla semplice edicola con l’effigie della Madonna, dove i fedeli si riuniscono abitualmente nel mese Mariano (nell’ultima domenica di maggio di ogni anno si svolge la Festa patronale) dicendo il Rosario, talvolta, anche nei cortili dei condomini vicini.

Un grazie «con la gioia di essere qui», è la prima parola rivolta ai presenti dall’Arcivescovo che spiega di non aver potuto presiedere la prevista Eucaristia domenicale, una settimana fa, per l’alta febbre che lo ha colpito nei giorni scorsi.

Quasi una risposta al parroco che, nel suo saluto introduttivo, aveva appena detto: «Abbiamo tanto pregato per la sua guarigione perché teniamo davvero molto alla sua presenza tra noi per questo 50esimo che non vuole essere un’autocelebrazione, ma un forte momento di annuncio perché ci sono tante persone che ascoltano volentieri e aspettano, magari, solo un segno».

Il richiamo è alla Missione Popolare, animata dai Frati Cappuccini di Varese e dalle Suore Sorelle di San Francesco, appena conclusasi e durata 15 giorni. Iniziativa, anch’essa, promossa per l’anniversario della chiesa, così come la Lectio Divina, affidata, in questi mesi, ai sacerdoti che si sono succeduti alla guida della parrocchia. A tutto ciò fa rifermento l’Arcivescovo, cui sono accanto, infatti, anche le religiose, i frati e i sacerdoti.

«So che state puntando, già da qualche anno, sull’essenza della proposta cristiana perché avete capito che non bastano le pur importanti iniziative. Apprezzo molto questo orientamento. Significa che avete intuito che, per essere fino in fondo voi stessi, dovete vivere la fede nel quotidiano».

Poi, viste le decine di teste grigie che ha davanti, il pensiero del Cardinale è tutto per loro: «Oggi è molto importante il compito dei nonni e dei bisnonni per l’educazione dei nostri piccoli e dei ragazzi». Esemplare, in questo senso, l’impegno dell’Associazione “Nonni 2.0” che, in 3 anni, ha visto il diffondersi del sodalizio da Milano in altre zone del Paese, contando attualmente più di 600 aderenti. «Mi ha colpito che anche il Papa, nella sua visita del 25 marzo incontrando i ragazzi della Cresima a San Siro, abbia posto l’accento sulla rilevanza del rapporto tra le generazioni. Cosa che ha ripetuto a noi Vescovi, in questi giorni, durante l’Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana», nota Scola, che spiega. «Questo perché ci sono degli aspetti che i ragazzi che imparano più volentieri dai nonni, come il fatto che si invecchia; la sofferenza che spesso si accompagna alla vecchiaia; il senso del dovere e della fatica nel guadagnarsi il pane e nello scegliere il bene e non il male. Questa capacità pedagogica penso che possa essere una grande possibilità di annuncio e di missione».

La riflessione prosegue su Maria in quello che l’Arcivescovo definisce «un clima di famiglia che, per me, è un bel dono».

«La Madonna è la compagnia più tenera che ognuno possa avere ed è la via che ci porta a Gesù. I cinque Misteri del Gaudio che abbiamo recitato, parlando dell’infanzia di Cristo, ci fanno vedere appunto i due aspetti. Quando preghiamo Maria – e il popolo italiano lo sente ancora molto -, lei sempre ci avvicina a Gesù».

Da qui l’auspicio: «Mettiamo ai piedi della Madonnina tutto ciò che ci preme sul cuore, le preoccupazioni, le ansie, le speranze, tutti i nostri cari, coloro che sono nel bisogno. Penso ai giovani che faticano nel trovare il lavoro a chi lo ha perso nella mezza età, alle prove che ognuno deve affrontare, alla molta confusione che regna nella nostra società e che infragilisce, soprattutto i ragazzi, nell’educazione affettiva. Tutti abbiamo bisogno di compagnia: sentiamo la Vergine come quella compagnia capace di guidarci a suo figlio Gesù. Cristo che deve diventare, sempre più, il cuore della nostra persona, il centro della nostra vita spalancandoci ai fratelli».

L’invito è a guardare oltre, «aprendo orizzonti al quartiere», come hanno fatto i fedeli degli “Olmi” nella Missione Popolare. «Pregate molto per le vittime del terrorismo, in modo particolare per i fratelli egiziani copti che hanno subìto un vero e proprio martirio per non aver voluto rinunciare alla loro fede e, così, portiamo nel cuore anche tutte le vittime di qualunque religione e posizione, credenti e non credenti».

Poi, mentre ormai si fa sera, l’applauso che nasce spontaneo, il saluto e l’abbraccio della gente e le note che già risuonano, dal vicino sagrato della chiesa, per lo “Zecchino Olmi” del 50esimo e la festa conviviale dei giovani “Olmi Music Night”.

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