Nel Palazzo Arcivescovile, presieduto del cardinale Scola, si è chiuso il Processo diocesano per la Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio, Carlo Acutis. «Carlo è stato un grande dono per tutti noi», ha detto l’Arcivescovo

di Annamaria BRACCINI

Carlo Acutis

La Cappella Arcivescovile non riesce a contenere le moltissime persone che non hanno voluto mancare all’importante e bel momento della chiusura del Processo diocesano per la Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio, Carlo Acutis. Ci sono i genitori del ragazzo, tanti compagni di scuola e amici, i molti che lo vedono già santo . 
Sessione formale, la 62esima e ultima, intensa, fatta di atti sanciti dal Diritto Canonico, come spiega monsignor Ennio Apeciti, giudice delegato arcivescovile, cui sono accanto Francesca Consolini postulatrice, il promotore di giustizia, don Norberto Valli e don Simone Lucca, notaio attuario pubblico. Vicino a loro anche monsignor Gianfranco Poma che fu il parroco e confessore del giovane Servo di Dio Calo e il vescovo Luigi Stucchi. 
A dare voce all’emozione di ognuno è il cardinale Scola che dice  «tutta la gratitudine della nostra Chiesa ambrosiana». 
«Dobbiamo ringraziare il Signore per questo grande dono che ci viene fatto oggi. Sono personalmente certo che Carlo possa essere presto condotto agli Altari, diventando, così, un punto di riferimento molto prezioso per tutti noi e, soprattutto, per nostri ragazzi. La limpidità che emerge dalla sua personalità e il sorriso, la radiosità di questo giovanissimo uomo – Carlo morì per una leucemia fulminante a soli 15 anni, nel 2006 – capace di trovare la sua perfezione nella qualità e non nella quantità degli anni vissuti, ci dicono l’iniziativa potentissima della Provvidenza che ha scelto questo ragazzo per indicare a tutti una via possibile. Sono sicuro che, come diceva il beato Schuster, i Santi si fanno strada da soli, ma noi dobbiamo comprendere. La vostra presenza qui così numerosi vi annovera tra coloro che hanno capito e riflettuto e che, quindi, faranno eco a questa testimonianza». 
Riferendosi alla «impressionante radicalità delle impressioni di Acutis e alla sua forza cristiana e devozione eucaristica», l’Arcivescovo sottolinea: «Che un ragazzo di quella età abbia avuto intuizioni così potenti per spiegare il cuore della nostra fede – Carlo diceva spesso “l’Eucaristia è la mia autostrada per il cielo” – racconta la straordinarietà del dono di questo ragazzo. Dono che deve rappresentare una grande consolazione e la certezza che ci sono altri giovani così. Carlo lascerà emergere tale energia attraverso la bellezza e la verità di Dio stesso. Il Signore ci offre tutto ciò perché ci convertiamo». E sicuramente è già così se solo si pensa che, sul portale del Corriere della Sera, la notizia del primo “Santo 2.0” è stata la più letta. 

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