Nell’incontro al Teatro Manzoni che ha aperto la Visita pastorale al Decanato l’Arcivescovo ha parlato di istruzione, giovani, comunicazione e Comunità pastorali, «scelta profetica del cardinale Tettamanzi per essere vicini alle persone»

di Filippo MAGNI

Visita pastorale Monza2

Comunità pastorali, istruzione, giovani, malattia e comunicazione. Intorno a questi temi si sviluppa la Visita pastorale al Decanato di Monza che il cardinale Angelo Scola apre, martedì 29 novembre, al Teatro Manzoni. Sul palco è pronta per l’Arcivescovo la sedia che nel 1983 usò l’allora Papa e oggi Santo Giovanni Paolo II, ma Scola preferisce utilizzarne un’altra. Alla sinistra del Cardinale il decano monsignor Silvano Provasi, alla destra il vicario di Zona monsignor Patrizio Garascia. Con loro, sul palco, un coro di giovani che quest’anno hanno vissuto insieme la Giornata mondiale della gioventù. Davanti, centinaia di fedeli che occupano quasi tutte le poltroncine rosse dello storico teatro, provenienti dalle tre città del decanato: Monza, Brugherio, Villasanta.

Una Chiesa viva e missionaria

La prima domanda di un dialogo in clima informale «e feriale, inserito nel quotidiano», sottolinea Scola, è di don Giuseppe. A Monza, dice, «due parrocchie separate dal canale Villoresi sembrano lontanissime, si figuri quando sono divise dal fiume Lambro. Come possono edificare una chiesa viva, quando sono in Comunità pastorale?». Secondo l’Arcivescovo la scelta del suo predecessore, cardinale Dionigi Tettamanzi, di riunire le parrocchie secondo questa formula è «profetica, va incontro al cambiamento d’epoca in cui ci troviamo». Lo scopo di ogni Comunità pastorale, aggiunge, «è edificare una comunità viva e missionaria, aperta a 360 gradi, capace di attrattiva». Lentamente, sostiene, in 15 o 20 anni, «credo possa diventare la nuova forma della particolarizzazione della Chiesa, vale a dire il nuovo modo di raggiungere ognuno di noi il più possibile vicino. Perché una Chiesa viva e missionaria lascia trasparire nel suo volto la gioia dell’incontro». Scola non nasconde che «difficoltà e problemi possono essere naturali». Ma quando sentite, ha concluso il pensiero, «che l’argomentazione di una scelta è “si è sempre fatto così”, ecco: quella è una buona occasione per cambiare».

Circolarità virtuosa

La Brianza è nota per la sua operosità: secondo gli ultimi dati di Assolombarda, nella provincia ci sono oltre 73 mila imprese, 181 per chilometro quadrato. Paolo, professore di Liceo classico, ricorda che Monza è in Italia la città con più scuole in rapporto agli abitanti. Una formula, “lavoro e formazione”, che funziona. «L’educazione o è integrale o non è educazione – risponde alla sollecitazione il Cardinale alla sollecitazione -. Deve quindi mettere in relazione tutta la mia persona con tutta la realtà». La Chiesa, ricorda, «ha contribuito a rendere sempre più popolare la scuola, portandola da lusso per poche élite a diritto per tutti e ciascuno». In una scuola paritaria che mostra il proprio volto, ha precisato, «possono entrare tutti, se mantengono un minimo di ordine. Piuttosto andiamo in giro coi pantaloni rattoppati, ma non molliamo sull’educazione- ammonisce Scola -. Se questo è chiaro in ogni educatore, scattano le virtuose circolarità e convergenze tra le diverse istituzioni.  Dobbiamo cercare il più possibile questa convergenza, senza terreni neutri di compromesso».

Una frattura da ricucire

Maria Gioia è tornata entusiasta dalla Giornata mondiale della gioventù, ma si chiede come possa essere, con le sue fragilità, «una giovane con gli scarponcini calzati», per usare le parole di Papa Francesco. «Se siete tornati dalla Gmg entusiasti avete ricevuto un dono -le risponde l’Arcivescovo di Milano -. Ma capita di sentirsi fragili perché uno non diventa, da sé, bello ai propri occhi. Ha bisogno che l’altro, la comunità cristiana, glielo dica». È uno dei ruoli cui una comunità non può rinunciare. Perché, chiede ancora la giovane, spesso il puro volontariato ci attira più di esperienze di fede? Secondo Scola «è dovuto alla frattura che si è creata tra la fede e il quotidiano: va ricucita. Se non è chiaro il perché e il per Chi ci impegniamo, prima o poi la compassione e la generosità finiscono».

Malattia e dignità

Roberto lavora nella Rsa San Pietro e vede quotidianamente il dolore della malattia innocente: come rispondere? «Le comprensibili reazioni dure verso il dolore – afferma il Cardinale – ci devono far tornare a riflettere sulle cose ultime, spalancando la nostra vita all’annuncio del fatto cristiano e al destino di Paradiso che abbiamo, in anima e corpo». Quello che possiamo fare oggi, precisa, «è accompagnare gli ammalati a vivere nella dignità fino all’ultimo giorno». Scola racconta di aver ricevuto una lettera di tre giovani la cui madre è scomparsa a 48 anni per un tumore al cervello. Dopo un primo momento di rabbia, racconta, «la donna ha accolto il suo destino, affidandolo a Dio e morendo pacificata, così come pacificati sono i suoi figli. Nella prospettiva di un futuro in rapporto con Dio, che vedremo faccia a faccia, nella pienezza dei rapporti con tutti».

Comunicare testimoniando

Ha concluso la serata Fabrizio Annaro, giornalista che cura un sito internet di sole buone notizie (ildialogodimonza.it). Si chiede come si possa comunicare il Vangelo ai tempi di Facebook. «La strada è la testimonianza – afferma Scola -. Che non è il buon esempio e basta, ma un modo di conoscere la realtà e comunicare la realtà conosciuta». Lo dovrebbero fare «soprattutto i mass media: raccogliere e narrare la testimonianza di bene che vedono intorno a sé». Secondo l’Arcivescovo, e sembra parlare per esperienza personale, i media dovrebbero «evitare la tentazione, deleteria, di scambiare il verosimile con il vero, fare processi alle intenzioni. Invece, dire sempre e solo ciò che si è verificato essere vero e, se ci si accorge di aver scritto il verosimile, rettificare sul giornale». È in gioco la dignità delle persone, conclude: «Non si può ad esempio mettere alla gogna una persona per settimane e poi, mesi dopo, dare la notizia della sua assoluzione in un trafiletto a pagina 12».

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi