Percorsi ecclesiali

La Diocesi verso le Assemblee sinodali

Sirio 22-29 febbraio 2024
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Milano

«Questo è tempo di discernimento, di fiducia, di fede per una Chiesa che sia di incoraggiamento per l’umanità»

L’Arcivescovo, che ha presieduto la celebrazione nella Festa della Dedicazione della Cattedrale, ha conferito il mandato ai “Gruppi Barnaba” avviando ufficialmente la fase diocesana del Sinodo dei Vescovi

di Annamaria Braccini

17 Ottobre 2021

«Questo è il tempo di Barnaba, il tempo delle parole incoraggianti, il tempo delle parole pronunciate per costruire, il tempo in cui resistere alla tentazione della parola amara, dei luoghi comuni che seminano tristezza. Questo è il tempo di chiamare quelli che se ne stanno appartati, il tempo per far credito a coloro che il Signore chiama anche se non sono secondo le aspettative dei fedelissimi».

Speranza, coraggio, fiducia, ma anche fantasia, voglia di camminare insieme, affrontando «con azioni pastorali inedite sfide inedite». Sono questi i sentimenti, cui dà voce l’Arcivescovo, in Duomo, aprendo ufficialmente la fase diocesana del Sinodo universale dei Vescovi e conferendo il mandato ai “Gruppi Barnaba”, durante la celebrazione nella Festa della Dedicazione della Chiesa Cattedrale. Messa partecipatissima – come tradizione celebrata nella terza domenica di ottobre -, ma quest’anno particolarmente attesa proprio per il suo significato di avvio, come sottolinea, nel suo intervento iniziale, il vicario generale monsignor Franco Agnesi. «Nelle Diocesi italiane si apre, in sinergia col Sinodo universale, il cammino sinodale che vuole aiutare a riscoprire il senso dell’essere comunità, il calore di una casa accogliente e l’arte della cura. Come hanno scritto nel messaggio i Vescovi, Sogniamo una Chiesa aperta, in dialogo. Non più “di tutti” ma sempre “per tutti”. Nella nostra Chiesa ambrosiana il cammino sinodale inizia con voi, fratelli e sorelle dei Gruppi Barnaba, chiamati a immaginare le future Assemblee Sinodali Decanali che caratterizzeranno lo stile di presenza della Chiesa nei nostri territori geografici ed esistenziali».

Gruppi – questi – che significativamente prendono il nome dall’apostolo inviato da Gerusalemme ad Antiochia e considerato il primo vescovo di Milano, che sono composti da un moderatore o una moderatrice, da un segretario o una segretaria e dal Decano e che sono stati costituiti in tutti i 63 decanati della Diocesi di Milano.

L’omelia dell’Arcivescovo

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Insomma, una Chiesa che vuole «costruire» con entusiasmo «senza scoraggiamento e pessimismo», scandisce il vescovo Mario richiamando la comunità delle origini, ma alludendo al presente. «Adesso che tempi viviamo? Prego il Signore e invito tutta la Chiesa dei santi Ambrogio e Carlo, in questo Duomo così spazioso e grande, in questa città così attiva e inquieta, in questo spettacolo di germogli e di insidie, invito tutti a inaugurare i tempi di Barnaba».  L’uomo virtuoso che ricorda colui che esorta, trova le cose buone che esistono e anche il modo di custodirle attraverso la responsabilità di altre persone. Questo l’esempio per il nostro tempo, «per il tempo di uomini e donne di fede che sanno vedere la grazia di Dio. Non è il tempo dell’entusiasmo presuntuoso dei protagonisti solitari o partigiani, non è il tempo degli scoraggiati, lamentosi, scettici, depressi. È il tempo per gente di fede che alimenta la sua fiducia e purifica il proprio sguardo. Il tempo che apriamo è tempo di grazia proprio perché camminiamo sulla strada di Gesù che incontra, ascolta, discerne e chiama alla sequela. Ciascuno stia attento a come costruisce, per restare attaccato al fondamento già posto, che è Gesù Cristo».

Evidente il riferimento al cammino sinodale, perché – avverte il vescovo Mario – «l’insistenza sulla sinodalità non è per ribadire un luogo comune».

 «La consultazione capillare che è richiesta in vista del Sinodo dei Vescovi chiede un contributo di tutte le Chiese per interpretare il tempo che stiamo vivendo. Ci viene chiesto uno sguardo più profondo di quello offerto dalle analisi sociologiche e psicosociali, senza disprezzare, certo, le analisi. Questo è tempo di discernimento e di fiducia, di lucidità e di fede, tempo per vedere la grazia di Dio e rallegrarsene. Questo è il tempo di parole sapienti, comprensibili e vere che nascano nelle dimore dell’amicizia e della comunione. Il tempo di una Chiesa che sia incoraggiamento per il futuro dell’umanità. È tempo di vocazioni a servire la Chiesa». Servendola percorrendo insieme «vie antiche e nuove, conservando la tradizione e affrontando con azioni pastorali inedite sfide inedite», secondo lo stile sinodale chiesto da papa Francesco attraverso le 3 attenzioni dell’«incontrare, ascoltare, discernere» che l’Arcivescovo cita, aggiungendo, sempre con le parole pronunciate dal Santo Padre il 9 ottobre scorso: «Preservaci dal diventare una Chiesa da museo, bella ma muta, con tanto passato e poco avvenire. Vieni tra noi, Spirito santo, perché nell’esperienza sinodale non ci lasciamo sopraffare dal disincanto, non annacquiamo la profezia, non finiamo per ridurre tutto a discussioni sterili».

A conclusione della celebrazione, la preghiera recitata coralmente e la consegna del mandato ai moderatoti dei Gruppi, simboleggiata dal “Libro delle Buone Notizie”, naturalmente ancora in bianco, ma tutto da scrivere nei mesi che verranno. Dal vicario generale arriva anche l’annuncio della nomina di don Walter Magni a referente diocesano del Sinodo sulla Sinodalità «con il compito di seguire lo svolgimento della fase diocesana della consultazione».

L’augurio, oltre il ringraziamento nella Festa della Cattedrale per i Canonici del Capitolo metropolitano e per coloro che, a diverso titolo, lavorano in Duomo, è di poter compiere un «lavoro che richiede preparazione – già il 30 ottobre è previsto un primo incontro dei Gruppi -, passione, confronto tra noi».  Infine, il saluto dell’Arcivescovo ai fedeli sul sagrato inondato di sole, suggella la gioia di questa nuova ripartenza dell’intera Chiesa ambrosiana. 

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a cura del Servizio diocesano per la Pastorale liturgica