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Sirio 15 - 21 luglio 2024
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«Il Segno»

Quella chiesa sorta nella «Stalingrado d’Italia»

Negli anni Sessanta e Settanta era definita così Sesto San Giovanni, dove svolsero il loro ministero nella parrocchia della Resurrezione di Gesù alcuni «preti operai» e dove il 30 giugno l’Arcivescovo consacra la nuova chiesa. Pubblichiamo ampi stralci dell'articolo uscito sul numero di giugno del mensile diocesano

di Ilaria SESANA

29 Giugno 2024
La nuova chiesa parrocchiale della Resurrezione di Gesù

Da Il Segno di giugno

Vista dall’esterno, la chiesa parrocchiale della Resurrezione di Gesù a Sesto San Giovanni (Milano) ricorda le forme di una fabbrica. Un particolare che sarebbe piaciuto a don Aldo Farina e don Cesare Sommariva, i due sacerdoti che, all’inizio del 1971, vennero inviati dall’Arcivescovo di Milano, il cardinale Giovanni Colombo, alla «Parpagliona» per occuparsi della cura pastorale degli abitanti di questo quartiere popolare nato all’ombra delle ciminiere della «Stalingrado d’Italia». La parrocchia, costituita il 20 gennaio 1974, festeggia dunque i cinquant’anni di attività e a rendere ancora più solenne questo appuntamento sarà la consacrazione della nuova chiesa da parte dell’arcivescovo Mario Delpini, il prossimo 30 giugno (vedi il box sotto).

Quella della Resurrezione è la storia di una parrocchia che affonda le sue radici in un passato operaio. Pirelli, Breda, Falck e Magneti Marelli impiegavano decine di migliaia di operai, provenienti soprattutto dal Mezzogiorno e dal Veneto – in larga parte di fede politica socialista e comunista – che vivevano nei quartieri di edilizia popolare sorti in tutta fretta attorno alle fabbriche. L’anno successivo, a don Aldo e don Cesare si unì don Giorgio Bersani, che ottenne dal Cardinale l’autorizzazione a lavorare all’Ercole Marelli.

Preti operai, così venivano definiti. Ovvero sacerdoti che sceglievano di mantenersi lavorando (spesso in fabbrica, ma non solo) e compiere la propria opera di evangelizzazione tra gli abitanti dei nuovi quartieri sorti alle periferie delle grandi città come Torino e Milano. Tra gli anni Sessanta e Settanta, quando l’esperienza dei preti operai raggiunse la massima espansione, erano circa 300 in tutta Italia i sacerdoti che fecero questa scelta. Non ci sono, purtroppo, dati aggiornati: i più recenti, infatti, risalgono al lontano 1989 e stimano in 110 il numero di preti operai in Italia ed è verosimile pensare che in questo arco di tempo si sia ulteriormente ridotto.

Fedeli alla loro vocazione, don Aldo, don Cesare e don Giorgio andarono a vivere in un appartamento nelle case popolari del quartiere, affrontando le stesse difficoltà del gregge di cui dovevano prendersi cura. «L’Arcivescovo li aveva inviati a Sesto San Giovanni per costruire una comunità pastorale, fu quello il loro sforzo nei primi anni», racconta Luca Garotta, parrocchiano e responsabile dell’archivio della parrocchia della Resurrezione. I preti iniziarono così un paziente lavoro di «tessitura»: visite concordate alle famiglie, partecipazione alle assemblee in cui si discutevano i problemi del quartiere, promozione di attività e iniziative rivolte ai giovani.

Solo successivamente si diede il via alla costruzione della prima chiesetta, inaugurata nel 1974: «La struttura era quella di un vecchio capannone, composta da quattro piloni che sorreggevano il tetto di lamiera – ricorda Garotta -. I muri vennero realizzati in mattoni a vista, l’altare era un semplice tavolo di legno, i quadri e il crocifisso erano stati realizzati da artigiani del quartiere». Una chiesa «semplice, povera e umile», dunque, come amava ripetere don Aldo, attorno alla quale ruotavano le molte iniziative svolte a beneficio degli abitanti del quartiere.

Con il passare degli anni, con la progressiva chiusura delle fabbriche, anche il quartiere e la parrocchia subirono importanti cambiamenti. Un grande punto di svolta, anche simbolico, fu l’abbattimento della vecchia chiesa nell’ottobre 2006 e la costruzione del nuovo edificio, firmato Cino Zucchi, inaugurato ufficialmente nel 2010. Una chiesa che ricorda una fabbrica, segno di un passato che ha lasciato un’eredità importante e preziosa. E ancora viva.

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La storia

Domenica 30 giugno, alle 10, l’Arcivescovo presiederà la solenne consacrazione della chiesa della Resurrezione di Gesù a Sesto San Giovanni (vedi qui il volantino), costruita nel 1974 per la volontà e lo zelo di tre preti operai adoperatisi per “seminare”, su un terreno arido, qualche “granello di senape” (Mt 13,31) per l’edificazione di una nuova comunità, che stava nascendo grazie al fenomeno della grande urbanizzazione. L'edificio, un vecchio capannone operaio in disuso, è stato il luogo delle celebrazioni fino al 2006. Lo stile della Parrocchia si è sempre contraddistinto da tutte le altre per la sua grande «semplicità, umiltà e povertà», tre aggettivi che ritornano spesso nelle corrispondenze tra il cardinale Colombo e i sacerdoti dell'epoca.
Questi tre aggettivi sono diventati il titolo della pubblicazione di un volume (vedi qui la copertina) che raccoglie la storia e i ricordi della comunità nel suo 50° anniversario di fondazione (23 giugno 2024). Il progetto edilizio della nuova chiesa Resurrezione di Gesù è iniziato con la visita pastorale del cardinale Martini nel 2002. La costruzione, affidata all'architetto Cino Zucchi, rispecchia la semplicità e l'essenzialità dell'edificio preesistente (1947-2007), apportando modifiche che potessero rispecchiare le esigenze del mondo contemporaneo Nel maggio 2010 monsignor Giuseppe Arosio (responsabile dell’Ufficio diocesano Nuove Chiese) benedisse la nuova chiesa parrocchiale.