“Le ferite degli abusi” e “Le buone prassi” sono i primi due testi elaborati dall’organismo della Cei. I sussidi, pensati per formatori, educatori ed operatori pastorali, vogliono essere strumenti di studio e di primo approfondimento per quanti sono impegnati nella prevenzione

di Emanuela VINAI

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“Le ferite degli abusi” e “Le buone prassi” sono questi i temi sviluppati dai primi due sussidi formativi pubblicati dal Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Conferenza episcopale italiana e liberamente scaricabili dal sito istituzionale https://tutelaminori.chiesacattolica.it/.

I sussidi, pensati per formatori, educatori ed operatori pastorali, sono contributi pratici di studio e di primo approfondimento per coloro che, all’interno delle équipe regionali, diocesane o interdiocesane dei Servizi regionali, diocesani o interdiocesani, siano impegnati nella prevenzione di ogni forma di abuso in ambito ecclesiale.

Lo spiega monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia e presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori: «Con questi due primi sussidi vogliamo offrire ai referenti diocesani e agli addetti dei Centri di ascolto degli strumenti di formazione e, allo stesso tempo, esempi chiari di indicazioni concrete. L’obiettivo è far nascere atteggiamenti nuovi e una nuova coscienza, nonché dare origine a pratiche efficaci da applicare negli ambienti ecclesiali».

I testi, a cura di esperti e membri del Consiglio di presidenza del Servizio, sono i primi di una serie pensata come collana di allegati operativi per affiancare le Linee Guida Cei del maggio 2019. Un percorso in itinere destinato a svilupparsi e a toccare, attraverso riflessioni dedicate, gli ambiti connessi alla tutela. Un lavoro accurato e rigoroso per il quale, sottolinea monsignor Ghizzoni, «ringraziamo gli autori che hanno fatto – e faranno – lo sforzo di mettere a nostro servizio conoscenze e competenze».

Di formazione e prevenzione parla una degli autori del testo sulle ferite, Anna Deodato, ausiliaria diocesana a Milano e membro del Servizio nazionale: «I sussidi hanno una funzione pedagogica, danno concretezza alle indicazioni delle Linee guida e aiutano a darne una traduzione sul territorio per i gruppi, le persone, e per chi accompagna le vittime. La realtà dell’abuso viene presentata in modo articolato, in modo da dare la possibilità di comprendere di cosa stiamo parlando, le conseguenze che derivano dall’abuso e quali possono essere le opportune contromisure per evitare che accadano». Una funzione informativa e preventiva che vuole prima di tutto aprire una finestra sull’accoglienza e la comprensione delle persone coinvolte, chiarisce Deodato: «Il sussidio aiuta a comprendere una realtà che purtroppo ci appartiene, a interpretare quello che sta accadendo, a rendersi conto che si sta parlando di persone: sia quelle ferite, sia quelle che hanno ferito. In questo modo è possibile affidare tutte queste persone all’intera comunità cristiana, in modo particolare a coloro che hanno responsabilità su altri». Ricordando che «un atto di abuso fa parte di una catena di scelte, di gesti: che sia di potere, di coscienza o sessuale, l’abuso non è solo una teoria, ma fa parte di uno stile di relazione e di manipolazione».

Concorda e approfondisce don Gottfried Ugolini, responsabile per la diocesi di Bolzano-Bressanone del Servizio specialistico per la prevenzione e la tutela dei minori e membro del Servizio nazionale, che ha curato il testo sugli abusi insieme ad Anna Deodato e padre Amedeo Cencini: «L’attenzione per i minori, le donne e per gli uomini, vittime di abusi da parte di chierici all’interno delle strutture della Chiesa cattolica è un primo passo cruciale per la tutela dei minori. Sia a livello individuale sia a livello sistemico la Chiesa è chiamata ad agire per rimanere coerente alla sua missione. Questo comprende il prendere sul serio ciò che è avvenuto in mezzo a noi nel passato e di assumerci oggi la responsabilità come Chiesa per rendere giustizia a chi ha sofferto». Un percorso che conduce ad affrontare un passaggio necessario: «Traendo le conseguenze dal passato – prosegue Ugolini – è necessario affrontare la piaga dell’abuso di potere, di coscienza e sessuale in tutte le sue dimensioni come processo di conversione di tutti. Viene richiesta una revisione e un riorientamento in tutte le discipline teologiche in vista dei cardini ecclesiali: l‘annuncio, la liturgia, la diaconia  e la comunione. I provvedimenti circa la prevenzione di tali abusi insieme alla tutela dei minori e delle persone vulnerabili sono un compito originario della pastorale come missione della Chiesa».

E tutelare i minori come missione della Chiesa è anche oggetto della ricerca delle modalità più adeguate e opportune per farlo ogni volta in cui si trovino a muoversi in un ambiente riconducibile a un’attività ecclesiale. Lo spiega don Gian Luca Marchetti, cancelliere della diocesi di Bergamo e membro del Servizio nazionale, autore, insieme a don Francesco Airoldi, del sussidio sulle buone prassi: «La parrocchia è un luogo privilegiato dove la comunità dei credenti esprime la cura pastorale dei più piccoli e fragili: un luogo di accoglienza, di custodia, di crescita, di educazione alla fede e ai valori umani e cristiani. D’altra parte, la stessa parrocchia, nelle sue molteplici proposte che vanno dalla catechesi alle celebrazioni liturgiche nonché a numerose attività di animazione e aggregazione, è anche il luogo ecclesiale concretamente più frequentato dai piccoli. La grande sfida allora, richiama più volte dalle stesse Linee guida, è quella di tradurre la custodia, cura e tutela dei più piccoli in buone prassi, un fare bene il bene”. Lo scopo del sussidio, rimarca Marchetti “ancor prima di una disamina puntuale delle singole buone prassi, è accompagnare gli operatori pastorali e tutti coloro che sono coinvolti nelle attività parrocchiali a favore dei più piccoli in uno stile educativo comunitario, corresponsabile e condiviso che sappia ‘dire e fare bene’, nella concretezza inevitabilmente ricca nella sua diversità delle singole realtà parrocchiali, del medesimo mandato evangelico: tutto quello che avrete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me».

Conclude il presidente del Servizio, monsignor Ghizzoni: «Insieme con gli altri strumenti che pubblicheremo portiamo avanti quel lavoro di prevenzione degli abusi sui minori e le persone vulnerabili, che è un compito urgente e assolutamente necessario perché siano difesi i ragazzi e gli adolescenti che ci sono affidati. L’informazione, la formazione, le buone pratiche nelle parrocchie, negli istituti, nei luoghi ecclesiali di educazione, di incontro o di pratiche sportive, sono da far nascere e crescere, per una cultura della tutela dei minori, dei loro diritti, della loro dignità, del loro sviluppo umano e cristiano».

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