In Duomo con l’Arcivescovo porteranno il loro vissuto personale e familiare. Michela Tufigno: «Accompagniamo i nipoti senza sostituirci ai genitori». Carlo Riganti: «Chiediamo un supporto per continuare a essere educatori credibili». Giuseppe Zola: «Insegniamo che la vita ha anche fasi difficili». Giuliana Marzola: «Dalle mie nipoti imparo a vedere la realtà con occhi liberi»

di Claudio URBANO

nonni

È un «popolo numeroso», quello dei nonni, che l’Arcivescovo ha invitato in Duomo il 12 novembre, per la Santa Messa della prima domenica di Avvento. Un invito significativo, che «mette al centro chi nella famiglia è come un angelo custode, accompagnando i nipoti pur senza sostituirsi ai genitori», osserva Michela Tufigno, responsabile del Servizio diocesano per la famiglia insieme al marito Luigi Magni. Una categoria ben consapevole del proprio ruolo educativo, riconosciuto forse ora più che qualche decennio fa, anche per la trasformazione dei tempi di vita che rende i nonni sempre più indispensabili all’interno delle famiglie. Ma, anche, una fascia di popolazione che porta con sé una storia, l’esperienza della vita passata e anche delle sofferenze, e che in un mondo che sembra trasformarsi così velocemente si interroga su come entrare in contatto con le nuove generazioni, per portare la propria testimonianza educativa e di fede.

Sono tanti dunque i pensieri e le domande che i nonni porteranno con sé domenica prossima, nel momento di dialogo voluto dall’Arcivescovo prima della Messa. «Ciò che chiederemo a monsignor Delpini, e quindi a tutta la Chiesa ambrosiana, è un supporto sulle modalità di approccio e sui linguaggi per poter presentare il Vangelo ai giovani e per poter continuare a essere educatori credibili, in un mondo dove la comunicazione non è più solo verbale, ma avviene attraverso le immagini e i social, e per cui spesso ci sentiamo inadeguati», anticipa Carlo Riganti, presidente del Movimento Terza Età. Sottolinea il ruolo educativo dei nonni anche Giuseppe Zola, tra i fondatori dell’associazione “Nonni 2.0”: «Anche solo con la loro presenza che viene da lontano, i nonni sono testimoni di una storia che viene raccontata ai figli e ai nipoti e, come aveva indicato già il cardinale Scola, possono insegnare ai nipoti che nella vita ci sono anche le fasi difficili, della sofferenza e della malattia».

Una testimonianza fatta soprattutto di esempi e di gesti, comuni a tantissimi nonni. «Dall’accompagnare i nipoti davanti alla chiesa per fare il segno di croce all’accendere le candele, dall’insegnamento delle preghiere all’affidamento dei più piccoli con la preghiera dell’Angelo di Dio – esemplifica Michela Tufigno, attingendo all’esperienza coi suoi due nipoti -. Anche per il racconto del Natale ci si affida all’immagine e all’immaginario, a partire dai simboli della luce che caratterizzano questa festa. E poi raccontare la storia della nascita di Gesù è uno dei modi migliori che un nonno ha per intrattenere i nipotini, tanta è la carica di gioia, dono e condivisione che il Natale porta con sé. Una catechesi che viene naturale».

Custodi di una sorta di staffetta generazionale, nel confronto con l’Arcivescovo i nonni porteranno dunque con sé non solo la loro storia, ma anche quella dei loro nipoti, che vedono il mondo con occhi nuovi. È un’esperienza che racconta con gioia Giuliana Marzola, della commissione “Adulti Più” dell’Azione cattolica ambrosiana, che parla delle due nipotine di sei anni, quasi coetanee. «Per me che sono vedova sono state un’ulteriore benedizione del Signore, sono una nonna felice», si racconta, descrivendo come lei stessa, come tutti i nonni, aiuti a «fare famiglia», con la vicinanza ai figli e il tempo e la cura dedicate alle nipoti mentre i genitori sono al lavoro. Racconta anche dei primi passi delle sue nipotine nella vita di fede, con «una più abituata a recitare le preghiere imparate a memoria e l’altra che parla col cuore, magari anche chiedendo perdono se ha fatto qualcosa che la nonna non voleva». «Pur avendo l’età che ho – si sorprende -, da quando le mie nipoti hanno iniziato a parlare mi sono detta che devo imparare da loro; mi stanno insegnando cosa vuol dire vedere la realtà con occhi liberi ed esprimersi con la purezza dei bambini». «Certo loro mi ascoltano», aggiunge subito, ricordando anche quel passaggio delicato che sta nel saper dare un’indicazione sia ai propri figli, sia ai nipoti, senza per questo sovrapporsi al ruolo dei genitori: «La nonna ha uno spazio privilegiato e può dire una parola in più, ma certo capita che non tutto, nell’insegnamento dei genitori ai figli, sia uguale a come ce lo aspettavamo».

E saranno forse proprio su queste difficoltà le domande che i nonni vorranno porre all’Arcivescovo, per capire come poter essere testimoni di una storia di vita e di un’esperienza di fede che, come non di rado avviene, possono essere diverse da quelle ora vissute dai figli e quindi dai nipoti. Nelle sue Storie di Natale scritte per le famiglie proprio in occasione di questo Avvento monsignor Delpini ha del resto già pensato anche alla figura della nonna di Gesù nel presepe: un aiuto in più a Maria, come è nel desiderio di tutti i nonni verso i propri figli e nipoti, anche quando questi diventano più grandi e indipendenti. L’augurio che si sente di esprimere la signora Marzola, che «i nonni riescano a trasmettere la gioia per il dono dei nipoti», sarà sicuramente anche quello che l’Arcivescovo farà a tutti i nonni della diocesi.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi