Alle 9 in Duomo l'Arcivescovo presiede le ordinazioni dei 16 diaconi candidati a diventare sacerdoti il prossimo 8 giugno. Il padre spirituale don Maurizio Zago racconta il loro cammino verso il presbiterato, Giacomo Cavasin spiega il motto a nome dei confratelli

di Ylenia SPINELLI

ordinazioni diaconali

Sabato 29 settembre, con una celebrazione solenne che prenderà avvio alle 9 nel Duomo di Milano, l’arcivescovo Mario Delpini ordinerà diaconi 16 candidati, che diventeranno poi sacerdoti l’8 giugno 2019. Ad accompagnarli sin qui l’intera comunità educante del Seminario e in particolare il loro padre spirituale, don Maurizio Zago, che continuerà a seguire il cammino di questi ragazzi fino al presbiterato, nonostante la recente nomina a responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale missionaria. Ed è proprio ricorrendo al suo vissuto personale che don Zago presenta questa classe di futuri preti: «Quando sono stato in Perù lo scorso gennaio a trovare i nostri fidei donum, mi fu detto che il Rio delle Amazzoni si forma alla congiunzione di due grandi fiumi peruviani: l’Ucayali e il Marañón. Nel momento in cui i due si incontrano, le loro acque, di colore diverso, percorrono chilometri prima di mescolarsi in quello che, sin dal loro primo incontro, è il Rio delle Amazzoni. Mi pare di poter dire che questa classe ha vissuto gli anni di Seminario come il percorso dei due fiumi che, poco alla volta, hanno saputo mescolare le loro acque e trarne reciproco vantaggio». E poi aggiunge: «La sfida sarà mescolare la nuova acqua con quella più grande della Chiesa o lottare per mantenere la propria. La docilità mostrata nel loro percorso educativo fa ben sperare, pur sapendo che la vita richiederà ulteriori fatiche per far integrare tutte le acque che lo Spirito Santo suscita nella Chiesa».

I candidati al diaconato hanno un’età compresa tra i 24 e i 33 anni, hanno alle spalle diversi percorsi di studio e professioni, provengono da zone diverse della Chiesa ambrosiana e anche da molto lontano. Paulin Biro, infatti, è originario della Repubblica Centroafricana e, dopo il diaconato, tornerà nella sua diocesi di Bangui. Una classe, dunque, che ha avuto la possibilità di accrescere una particolare sensibilità missionaria, anche grazie alla presenza di don Maurizio, per tanti anni fidei donum. «Spero di aver testimoniato con il mio modo di stare tra loro che la realtà della Chiesa è molto più ampia, ricca e bella dell’esperienza che ciascuno di noi ha di essa – spiega il sacerdote -. Solo la capacità di apertura ai fratelli e alle sorelle che hanno vissuto la loro fede entro contesti culturali differenti può aiutarci ad affrontare le difficoltà che stiamo vivendo. La presenza di Paulin ha dato concretezza a questa necessaria apertura».

A spiegare il motto “Siate lieti nella speranza”, a nome dei confratelli, è Giacomo Cavasin: «È tratto dalla Lettera ai Romani 12,12. In questo capitolo Paolo sprona i cristiani della Chiesa di Roma a non essere pigri nel fare il bene, ma, lasciandosi infuocare dallo Spirito Santo, servire Dio e gli altri. Con quale stile dobbiamo servire? Con letizia, che è quella gioia invincibile, coriacea e costante in quanto radicata in Cristo, vera speranza». Nella società di oggi, spesso incapace di alzare lo sguardo verso l’alto, i candidati al diaconato provano a indicare e a fare propria una nuova via: «Se il cuore dell’uomo non si lascia provocare e abitare da Cristo, ben presto lascerà il posto alla rassegnazione, all’egoismo, alla paura. Un cuore capace di elevarsi verso Dio, speranza di ogni uomo, è invece un cuore lieto, capace di fare il bene. Di questo noi vogliamo essere testimoni».

Una guida i futuri preti la trovano nella Madonna, segno di speranza per chi guarda verso il cielo e verso Dio, come ben evidenziato anche nell’immagine, tratta da una tela di Valentino Vago, che valorizza il motto. «Per un sacerdote – ammette Cavasin – la figura materna di Maria è fonte inesauribile di dolcezza e di consolazione, rifugio sicuro nei momenti di tempesta». Alla Madonna i candidati si affideranno nella settimana di preghiera e silenzio iniziata domenica 23 settembre presso il centro di spiritualità dei padri passionisti di Caravate.

«Nelle comunità in cui verranno destinati dopo l’ordinazione – conclude don Zago – i diaconi dovranno imparare il faticoso cammino che fa guadagnare la gioia, guardando alla promessa di Gesù che lentamente si fa manifesta nelle pieghe, a volte oscure, della quotidianità. È la scoperta della novità del Vangelo».

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