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Milano

Percorso socio-politico: custodire la terra significa coltivare il futuro

Martedì 31 marzo alla Fondazione Ambrosianeum il terzo e ultimo appuntamento dell’anno 2025–2026. Nel solco della Dottrina sociale della Chiesa un momento di riflessione su tutte le implicazioni di un corretto rapporto con il creato

di don Nazario COSTANTE Responsabile Servizio per la Pastorale sociale e il lavoro

19 Marzo 2026

Il percorso socio-politico promosso dal Servizio diocesano per la Pastorale sociale e il Lavoro per l’anno 2025–2026, intitolato «Custodire l’umano: terra, casa e lavoro», è nato dalla convinzione che la fede cristiana non possa essere confinata nella dimensione privata, ma interpelli la responsabilità personale e collettiva nella costruzione del bene comune. Non è quindi una semplice sequenza di incontri, ma uno spazio di riflessione e confronto in cui pensiero e azione, studio ed esperienza, si intrecciano per comprendere le trasformazioni del nostro tempo e orientare scelte concrete.

Quale modello di sviluppo?

L’appuntamento conclusivo del 31 marzo pone al centro la Terra, non solo come ambiente naturale, ma come dimensione costitutiva della vita umana e sociale. Parlare di terra significa parlare di alimentazione, lavoro, salute, equilibrio tra città e campagne, tutela delle risorse, qualità delle relazioni economiche. Significa interrogarsi sul modello di sviluppo che stiamo perseguendo e sulle sue ricadute sulle persone e sui territori.

Nel solco della Sottrina sociale della Chiesa, la questione ambientale è inseparabile da quella sociale. La Laudato Si’ ricorda che «fra i poveri più abbandonati e maltrattati c’è la terra, oppressa e devastata […] Noi stessi siamo terra. Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà respiro e la sua acqua ci vivifica e ci ristora» (n. 2).

Non si tratta di un’immagine evocativa, ma di una consapevolezza profonda: l’essere umano non è esterno alla natura, né può considerarsene padrone assoluto. La crisi climatica, il consumo di suolo, la perdita di biodiversità e l’impoverimento delle comunità rurali mostrano che la crisi ambientale è anche crisi sociale e culturale.

Una questione morale

Già Sollicitudo rei socialis sottolineava che uno sviluppo autenticamente umano possiede un carattere morale e deve tenere conto «della natura di ciascun essere e della sua mutua connessione in un sistema ordinato» (n. 34). Non ogni crescita economica è progresso, se non rispetta la persona e l’equilibrio del creato.

La terra, dunque, non è solo fattore produttivo, ma condizione della vita comune. Dove il territorio viene sfruttato senza misura, si generano disuguaglianze e fragilità; dove è custodito con responsabilità, si rafforzano lavoro dignitoso, coesione sociale e prospettive di futuro. L’ecologia integrale diventa così un criterio di discernimento che chiede scelte lungimiranti, alleanze tra istituzioni e società civile, e stili di vita coerenti.

I relatori

L’incontro sarà introdotto da un momento di preghiera e meditazione spirituale guidato da don Daniele Battaglion, Animatore Laudato Si’. Interverranno Ilaria Beretta (sociologa e docente), Gianfranco Comincioli (presidente di Coldiretti) e Barbara Megetto (presidente di Legambiente).

La presenza di realtà differenti — accademiche, agricole e ambientaliste — intende favorire un dialogo concreto tra chi studia i fenomeni sociali, chi lavora quotidianamente la terra e chi è impegnato nella tutela dell’ambiente, nella consapevolezza che la cura del territorio richiede corresponsabilità e visione condivisa.

Custodire la terra significa assumersi una responsabilità verso il presente e verso le generazioni future, trasformando la consapevolezza in scelte personali e collettive capaci di generare giustizia e futuro.

Per informazioni: sociale@diocesi.milano.it