Nel Messaggio del Pontefice per la 54.ma Giornata Mondiale della Pace il ricordo grato per chi combatte la pandemia si unisce all’appello per rendere il vaccino disponibile a tutti. Solidarietà e tutela del creato fondamenta di una società più giusta. La proposta di un Fondo mondiale contro la fame e per lo sviluppo dei Paesi poveri, finanziato grazie al disarmo

di Rita SALERNO

Un Fondo mondiale per eliminare la fame e per favorire lo sviluppo dei Paesi poveri: è la proposta di papa Francesco contenuta nel messaggio per la 54.ma Giornata mondiale della pace (1 gennaio 2021) sul tema «La cultura della cura come percorso di pace». Il testo, reso noto giovedì 17 dicembre (giorno dell’84mo) compleanno di Bergoglio, richiama tutti a essere profeti e testimoni della cultura della cura, specialmente in questo tempo di pandemia e di conflitti in diverse aree del pianeta.

Il documento si apre con un ricordo speciale per quanti sono in prima linea per debellare il coronavirus. «Nel rendere omaggio a chi si è prodigato anche a costo della vita – si legge nel testo – rinnovo l’appello ai responsabili politici e al settore privato perché adottino le misure adeguate a garantire l’accesso ai vaccini contro il covid-19 e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati e tutti coloro che sono più poveri e più fragili». Per poi annotare dolorosamente che «accanto a numerose testimonianze di carità e di solidarietà, prendono purtroppo nuovo slancio diverse forme di nazionalismo, razzismo, xenofobia e anche guerre e conflitti che seminano morte e distruzione».

Per il Pontefice la cultura della solidarietà e la cura del creato sono i due capisaldi per promuovere una società più giusta e rispettosa di ogni essere umano. Nei dieci paragrafi del Messaggio il Santo Padre sottolinea che non ci può essere pace senza la cultura della cura, che richiede un processo educativo e una bussola basata sui principi della dottrina sociale della Chiesa. Una “grammatica” della cura declinata tra promozione della dignità della persona umana, e solidarietà con i poveri e gli indifesi, ma senza dimenticare la sollecitudine per il bene comune e la salvaguardia del creato. Quanto alla bussola per imprimere una rotta veramente umana al processo di globalizzazione, dopo aver richiamato il «forte e diffuso protagonismo delle donne, nella famiglia e in ogni ambito sociale, politico e istituzionale», Francesco indica questa via anche per le relazioni tra le Nazioni, «che dovrebbero essere ispirate alla fratellanza, al rispetto reciproco, alla solidarietà e all’osservanza del diritto internazionale».

Il Papa annota che «numerose città sono diventate come epicentri dell’insicurezza» e che «molte regioni e comunità hanno smesso di ricordare un tempo in cui vivevano in pace e sicurezza». Di qui l’invito al rispetto del diritto umanitario, «soprattutto in questa fase in cui conflitti e guerre si susseguono senza interruzione». E qui innesta il suo appello al disarmo chiedendo, come già in ottobre per i 75 anni della Fao, un Fondo mondiale per debellare la fame e aiutare i Paesi poveri con gli stanziamenti destinati agli armamenti. Non si deve cedere alla tentazione di disinteressarsi degli altri, specialmente dei più deboli, ricorda il Pontefice, non ci si deve abituare a voltare lo sguardo, ma al contrario «impegnarsi tutti concretamente ogni giorno per formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri».

Poiché tutto è interconnesso, come più volte ha ribadito anche nella recente enciclica Fratelli tutti, Bergoglio fa presente che «i nostri piani e sforzi devono sempre tenere conto degli effetti sull’intera famiglia umana, ponderando le conseguenze per il tempo presente e per le generazioni future». Nella consapevolezza che «pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse, che non si potranno separare in modo da essere trattate singolarmente, a pena di ricadere nuovamente nel riduzionismo», come ricorda nella Laudato si’ pubblicata cinque anni fa.

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