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Giornata mondiale

Papa Francesco: le tre vie per la pace

Dialogo fra le generazioni, educazione e lavoro dignitoso per tutti: queste le condizioni invocate dal Pontefice nel suo Messaggio per l’1 gennaio

1 Gennaio 2022
Papa Francesco (foto Vatican Media / Sir)

«Il lavoro, con questa grave crisi Covid, è sempre più il centro della questione sociale»: ne è convinta suor Alessandra Smerilli, segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, commentando il Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale della pace (1 gennaio 2022), nel quale il Pontefice indica il dialogo fra le generazioni, l’educazione e il lavoro come le tre vie per «dare vita a un patto sociale, senza il quale ogni progetto di pace si rivela inconsistente».

Suor Alessandra Smerilli (foto Siciliani-Gennari/Sir)
Suor Alessandra Smerilli (foto Siciliani-Gennari/Sir)

Il progetto del Vaticano per il lavoro

«Non c’è giustizia senza lavori giusti, senza lavoro per tutti, senza lavori decenti e rispettosi per tutti – sottolinea la religiosa -. Il lavoro è molto di più di un mezzo per guadagnarsi da vivere: il lavoro è espressione della nostra identità e dignità, della nostra vocazione sociale e relazionale, del nostro custodire e coltivare la terra, con Dio e con gli altri».

«Per questo motivo come Dicastero, attraverso la Commissione Covid-19 e in collaborazione con altri Dicasteri, stiamo avviamo un Progetto dal titolo “Lavoro per tutti”. Sarà una grande operazione di ascolto di tutti coloro che nei diversi luoghi stanno cercando soluzioni creative ai problemi del lavoro. Ascolto, discernimento e messa in comune, creare le condizioni perché qualcosa di nuovo accada. Perché si costruisca la pace attraverso condizioni di lavoro dignitose per tutti».

«Il lavoro non può essere più sganciato dalla cura – aggiunge suor Smerilli, secondo la quale «in una società globale che, grazie a Dio, vivrà sempre più a lungo, la cura, l’offerta e la domanda di cura, sarà la grande sfida della sostenibilità umana e spirituale della nostra forma di vita. Se la lasceremo tutta al mercato, gli scartati aumenteranno, e saranno scartati dal reddito e dalla cura; dobbiamo rimettere la cura al centro del patto sociale, sapendo che c’è bisogno di una cura che resti e diventi dono e gratuità, espressione del principio di fraternità».

Aboubakar Soumahoro (foto Siciliani-Gennari/Sir)
Aboubakar Soumahoro (foto Siciliani-Gennari/Sir)

Una politica popolare e non populista

Secondo la Banca Mondiale, «oggi ci sono quasi 100 milioni di persone in più a livello mondiale che vivono in stato di impoverimento a causa della pandemia da Covid-19». A sottolinearlo, in occasione della presentazione del Messaggio, è stato Aboubakar Soumahoro, presidente di Lega Braccianti e Portavoce di Invisibili in Movimento.

«Sicuramente la pandemia avrà acuito lo stato di impoverimento ma si tratta di una condizione già preesistente – ha proseguito -. Parliamo di persone che non riescono a soddisfare i propri bisogni vitali e di quelli delle proprie famiglie a causa delle crescenti disuguaglianze materiali. Oggi tutto il creato attende con impazienza di essere liberato dalla schiavitù della corruzione dello spirito dell’avidità».

«Accanto al grido dei poveri e della terra, occorre affrontare con urgenza anche lo smarrimento spirituale che crea, tra le altre cose, un vuoto di senso che coinvolge tutti – in modo intergenerazionale – e che genera nel contempo egoismo e individualismo in questa nostra società governata dal dio danaro», ha osservato Soumahoro, secondo il quale «per poter affrontare queste sfide, occorre aver il coraggio di avviare una rivoluzione spirituale capace di calarsi nelle dinamiche della vita reale anche per ricostruire il senso di appartenenza alla stessa comunità umana». Tutto ciò, infine, «richiede l’idea di un agire sociale e politico di respiro popolare e non populista. Una politica capace di ridare speranza e non di esasperare le sofferenze unendo e federando persone diverse ma accomunate da bisogni e sogni comuni».