Una preghiera per chiedere la pace, in un luogo simbolo come l’Arco della Pace, con la scenografica accensione del braciere olimpico, in un tempo – il “cuore” dei giorni dei Giochi di Milano-Cortina 2026 – che già dall’antichità, proprio in occasione delle Olimpiadi, segnava una tregua dai conflitti. Questa la cornice in cui si è svolto l’importante momento di preghiera intitolato «Nella Tregua Olimpica», promosso dalla Consulta regionale per l’integrazione e la promozione del dialogo interreligioso in occasione dei Giochi olimpici e paralimpici invernali.
Riuniti a semicerchio tra l’ingresso del Parco Sempione e l’Arco, circondati da tanta gente, si sono così ritrovati i rappresentanti delle fedi aderenti alla Consulta: cinque confessioni cristiane – cattolici, ortodossi, evangelici, protestanti, copti -, la Comunità ebraica, quella musulmana, buddhisti, induisti e sikh. Accanto a loro le autorità, con il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, il sottosegretario alle Relazioni internazionali ed europee Raffele Cattaneo (delegato per la Consulta), la vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo e l’attore Giacomo Poretti, che ha letto, tra l’emozione crescente dei presenti, il Messaggio «di pace, di speranza e responsabilità», rivolto dalla Consulta «a tutte le nazioni, ai partecipanti, agli organizzatori, agli spettatori e a quanti in tutto il mondo guardano a questo evento con entusiasmo e fiducia».
Messaggio fatto proprio anche dal Comitato Olimpico Interfedi di Milano-Cortina 2026, «che condivide pienamente lo spirito espresso dalle Comunità religiose aderenti alla Consulta, in profonda sintonia con il significato della Tregua Olimpica e con la propria missione di garantire e promuovere il rispetto reciproco e la convivenza interreligiosa tra le diverse confessioni durante i Giochi affinché le diverse tradizioni religiose possano esprimersi pienamente».

Il Messaggio della Consulta
«In un tempo segnato da fragilità crescenti, da tensioni globali che attraversano tanti scenari di guerra nel mondo, anche alle porte dell’Europa, e da conflitti che continuano a mettere a dura prova la dignità umana, sentiamo forte il dovere di riaffermare il valore del dialogo, dell’incontro e del rispetto reciproco», continua il documento che nota come «lo sport, nella sua dimensione più autentica, è espressione di impegno, rispetto e superamento dei propri limiti e la competizione non deve mai degenerare in sopraffazione, ma diventare occasione per riconoscere la dignità dell’altro, sia nella vittoria che nella sconfitta».
«La nostra esperienza del sacro, vissuta in forme differenti, ma animata da valori comuni, ci invita a cogliere anche la dimensione spirituale di questo grande evento. Auspichiamo che Milano-Cortina 2026 possa trasmettere al mondo un messaggio forte e chiaro: la convivenza è possibile, la pace è necessaria, l’umanità è una sola. Come guide spirituali siamo chiamati ad assumere la responsabilità di favorire una convivenza giusta e solidale, incoraggiando ciò che unisce e rispettando ciò che ci distingue. Al centro va riscoperta la dignità della vita e della creazione, realtà che appartengono a Dio e non possono essere rivendicate come possesso esclusivo. Solo custodendo insieme questo dono comune potremo vivere la fraternità autentica e costruire un futuro di pace. Le religioni, in tutte le loro espressioni, possono offrire un contributo prezioso alla costruzione della pace, promuovendo il rispetto, l’ascolto e la solidarietà. Ci auguriamo, pertanto, che i Giochi olimpici e paralimpici di Milano-Cortina possano essere un messaggio vivente di pace, giustizia e libertà. Un invito, rivolto al mondo intero, a non arrendersi alla logica della prevaricazione, ma a rimettere al centro la persona e il dialogo come strumenti concreti di riconciliazione e speranza», conclude il pronunciamento.

La preghiera e l’auspicio
Subito dopo la lettura nel chiaro-scuro della sera, le parole sono divenute un canto intonato da una folta rappresentanza di bimbi e giovani dell’Istituto musicale “Malipiero” di Varese, e una preghiera espressa tra invocazioni, testi sacri, Salmi e melodie tipiche di ciascuna delle singole fedi presenti. Monsignor Luca Bressan, delegato alla Consulta per la Chiesa cattolica (unitamente a don Federico Celini della diocesi di Cremona), ha letto le parole della Messa della pace: «Dio della pace, non ti può comprendere chi semina discordia, non ti può accogliere chi ama la violenza».
«Oggi è una giornata importante per le Olimpiadi che stiamo portando avanti con grande entusiasmo, ma crediamo che, accanto ai Giochi, vi debbano essere dei valori, anzitutto una tregua di pace – ha detto, da parte sua, il presidente Fontana -. Sono molto contento di essere qui e cercheremo di invocare sempre una pace mondiale. Dobbiamo tradurre il rispetto, la comprensione reciproca e questa preghiera in un gesto reale. La Lombardia si candida a essere il luogo di questo dialogo e un segno di fratellanza universale». Espressioni condivise dal sottosegretario Cattaneo, che ha ricordato la prosecuzione dell’evento con lo spettacolo artistico interreligioso in programma all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia. La vicesindaco Scavuzzo ha aggiunto: «Sono orgogliosa che la nostra città testimoni la pace. Grazie perché porterete nelle vostre comunità, nei giorni che saranno, la bellezza e l’atmosfera che oggi stiamo vivendo».

Al termine, quando ormai è buio, con la regia di Andrea Chiodi l’atmosfera si fa magica nelle luci che illuminano il braciere ammirato in silenzio dai partecipanti fino a quando il braciere stesso pare ingrandirsi, esplodendo in un tripudio di colori in cui predomina il rosso che pare disegnare un cuore. Il cuore di Milano e delle sue tante anime.




