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Oratorio di Lecco, un sogno che si realizza nel cuore della città

Da tempo desiderato, ideato e progettato nella parrocchia di San Nicolò, aprirà il 21 maggio e sarà inaugurato dall’Arcivescovo in giugno. Il Prevosto, monsignor Bortolo Uberti: «Sarà casa e luogo d’incontro per la comunità: quindi non solo per i cristiani, ma per tutti»

di Barbara GARAVAGLIA

19 Maggio 2026
nuovo oratorio Lecco

Lo si sente ripetere spesso nella parrocchia di San Nicolò a Lecco, che l’apertura del nuovo oratorio è la realizzazione di un sogno. In effetti la struttura che sarà benedetta in giugno dall’Arcivescovo, è attesa da decenni.

Se le azioni educative di un oratorio sono documentate dal 1844, nel cuore della città un edificio fu costruito negli anni Cinquanta. Ed è lo stesso che ha ospitato sino a oggi le attività del San Luigi. Negli anni Settanta fu acquistata un’area ex industriale attigua e da allora l’idea del nuovo oratorio San Luigi si è fatta spazio nella mente e nel cuore di generazioni di oratoriani e di lecchesi. L’attesa è stata lunga; finalmente si potrà utilizzare una costruzione adeguata, senza barriere, in dialogo col territorio. Mancano ancora alcuni lotti del progetto globale, ma bambini, ragazzi, adulti e famiglie hanno ora una nuova “casa”. Una sfida accettata dalla comunità, guidata da monsignor Bortolo Uberti.

nuovo oratorio lecco don bortolo
Monsignor Bortolo Uberti

Monsignore, finalmente il nuovo oratorio si apre alla comunità. Che significato riveste per questa parrocchia?
Il primo è quello della realizzazione di un sogno che la comunità ha coltivato, atteso, fatto crescere pazientemente per molti anni. Tante generazioni hanno pensato, hanno sognato questo oratorio e finalmente ne vediamo il compimento. Non è solamente la realizzazione di un sogno di chi ci ha preceduti; è anche un raccogliere la responsabilità di chi è venuto prima di noi nel continuare a spenderci per l’educazione, per la formazione delle generazioni più giovani, nel continuare ad appassionarci a questo compito educativo e a trasmettere la bellezza della fede cristiana. E questo diventa una sfida importante. L’edificio c’è, e adesso bisognerà iniziare ad abitarlo, a viverlo, Quel sogno che si realizza diventa una responsabilità da declinare.

Qual è la caratteristica di questo progetto?
La prima è di essere un luogo che sta al centro della città, e quindi che diventa occasione di incontro non solo per quanti abitano in questa parrocchia, ma per tutti. Questo oratorio, poi, non vuole più essere soltanto un luogo per i bambini: spesso i tratti fondamentali dell’oratorio che abbiamo in mente sono quelli della catechesi, dell’aggregazione, della formazione. Questo spazio diventa la casa per tutta la comunità, dove la comunità educante vive insieme ai più giovani e, quindi, diventa anche spazio per una proposta culturale, di condivisione del tempo, un punto di riferimento dentro la città.

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L’oratorio, il campanile di San Nicolò e, sullo sfondo, il Resegone

Aprire una struttura in questo momento storico che fa registrare un calo demografico e una disaffezione alla pratica religiosa è una vera sfida…
Senz’altro, per queste ragioni oggettive. Questa sfida però non ci deve far pensare di lasciar perdere tutto. Si tratta, nel solco di una tradizione, di inventare, di creare, di lasciare spazio allo Spirito Santo perché cresca in modo nuovo la dimensione dell’oratorio. Sicuramente cambieranno molte cose. Lo vediamo nei cammini di fede, nell’efficacia del percorso di catechismo: molte cose non sono efficaci perché è cambiato il contesto culturale, sono cambiate le generazioni. Però ciò non ci deve indurre a pensare che il Vangelo non sia più buono. Perché il Vangelo continua a toccare il cuore delle persone. Oggi uno dei drammi dilaganti è quello delle solitudini, a tutte le età. L’oratorio quindi deve essere luogo dell’incontro, per i cristiani, ma non solo per loro, per chi appartiene ad altre fedi, per chi ha desiderio di una ricerca culturale, e per chi vuole passare del tempo con altri. Diventa casa per tutti; è il luogo della comunità e il fatto che sia posto in quest’area, dove c’è la Basilica, la scuola dell’infanzia, la Casa della carità, il cinema, significa che è inserito in un’idea di educazione che non può che avvenire in maniera integrale. Abbiamo qualche idea e sicuramente vorremmo che lo Spirito ci facesse fare dei passi. E vorremmo che le domande delle persone che passano di qui ci mettano in discussione.

L’oratorio è…
Occasione di incontro; è il cuore della città, della nostra vita, nel senso che è là dove si trova l’essenza della vita cristiana, dove si impara a vivere la carità. è il luogo dell’incontro tra generazioni diverse.

La storia in pillole

Dal 1844 si trova una citazione relativa a un «oratorio pe’ fanciulli sotto l’invocazione di san Filippo e san Luigi Gonzaga». L’oratorio, aperto inizialmente solamente ai maschi, proponeva attività domenicali, istruzione sulla dottrina cristiana, e nei decenni successivi anche giochi, teatro e attività estive. Già nel 1844, a fianco dei sacerdoti c’erano dei laici responsabili. I documenti indicano che dagli anni Sessanta dell’Ottocento l’oratorio sorgeva all’incirca nell’area oggi occupata dalla cappella e dal teatro. Il 1950 è l’anno dell’inaugurazione dell’oratorio San Luigi, la struttura nella quale sinora sono state svolte le attività. Negli anni Settanta fu acquistata l’area Ex-Faini, sulla quale insiste la costruzione del nuovo oratorio. Nel 1947 nacque il Gruppo sportivo giovanile. Molteplici le attività svolte nel corso dei decenni, da quelle ludiche, al teatro, allo sport. Una caratteristica degli ultimi decenni è stata quella dell’ingresso con ruoli attivi delle famiglie. Il lungo percorso che ha portato al nuovo oratorio è stato seguito in particolare dagli ultimi parroci (don Roberto Busti, don Franco Cecchin, don Davide Milani e don Bortolo Uberti) e dagli ultimi assistenti (don Filippo Dotti e l’attuale responsabile della Pastorale giovanile, don Marco Della Corna).