Lo si sente ripetere spesso nella parrocchia di San Nicolò a Lecco, che l’apertura del nuovo oratorio è la realizzazione di un sogno. In effetti la struttura che sarà benedetta in giugno dall’Arcivescovo, è attesa da decenni.
Se le azioni educative di un oratorio sono documentate dal 1844, nel cuore della città un edificio fu costruito negli anni Cinquanta. Ed è lo stesso che ha ospitato sino a oggi le attività del San Luigi. Negli anni Settanta fu acquistata un’area ex industriale attigua e da allora l’idea del nuovo oratorio San Luigi si è fatta spazio nella mente e nel cuore di generazioni di oratoriani e di lecchesi. L’attesa è stata lunga; finalmente si potrà utilizzare una costruzione adeguata, senza barriere, in dialogo col territorio. Mancano ancora alcuni lotti del progetto globale, ma bambini, ragazzi, adulti e famiglie hanno ora una nuova “casa”. Una sfida accettata dalla comunità, guidata da monsignor Bortolo Uberti.

Monsignore, finalmente il nuovo oratorio si apre alla comunità. Che significato riveste per questa parrocchia?
Il primo è quello della realizzazione di un sogno che la comunità ha coltivato, atteso, fatto crescere pazientemente per molti anni. Tante generazioni hanno pensato, hanno sognato questo oratorio e finalmente ne vediamo il compimento. Non è solamente la realizzazione di un sogno di chi ci ha preceduti; è anche un raccogliere la responsabilità di chi è venuto prima di noi nel continuare a spenderci per l’educazione, per la formazione delle generazioni più giovani, nel continuare ad appassionarci a questo compito educativo e a trasmettere la bellezza della fede cristiana. E questo diventa una sfida importante. L’edificio c’è, e adesso bisognerà iniziare ad abitarlo, a viverlo, Quel sogno che si realizza diventa una responsabilità da declinare.
Qual è la caratteristica di questo progetto?
La prima è di essere un luogo che sta al centro della città, e quindi che diventa occasione di incontro non solo per quanti abitano in questa parrocchia, ma per tutti. Questo oratorio, poi, non vuole più essere soltanto un luogo per i bambini: spesso i tratti fondamentali dell’oratorio che abbiamo in mente sono quelli della catechesi, dell’aggregazione, della formazione. Questo spazio diventa la casa per tutta la comunità, dove la comunità educante vive insieme ai più giovani e, quindi, diventa anche spazio per una proposta culturale, di condivisione del tempo, un punto di riferimento dentro la città.

Aprire una struttura in questo momento storico che fa registrare un calo demografico e una disaffezione alla pratica religiosa è una vera sfida…
Senz’altro, per queste ragioni oggettive. Questa sfida però non ci deve far pensare di lasciar perdere tutto. Si tratta, nel solco di una tradizione, di inventare, di creare, di lasciare spazio allo Spirito Santo perché cresca in modo nuovo la dimensione dell’oratorio. Sicuramente cambieranno molte cose. Lo vediamo nei cammini di fede, nell’efficacia del percorso di catechismo: molte cose non sono efficaci perché è cambiato il contesto culturale, sono cambiate le generazioni. Però ciò non ci deve indurre a pensare che il Vangelo non sia più buono. Perché il Vangelo continua a toccare il cuore delle persone. Oggi uno dei drammi dilaganti è quello delle solitudini, a tutte le età. L’oratorio quindi deve essere luogo dell’incontro, per i cristiani, ma non solo per loro, per chi appartiene ad altre fedi, per chi ha desiderio di una ricerca culturale, e per chi vuole passare del tempo con altri. Diventa casa per tutti; è il luogo della comunità e il fatto che sia posto in quest’area, dove c’è la Basilica, la scuola dell’infanzia, la Casa della carità, il cinema, significa che è inserito in un’idea di educazione che non può che avvenire in maniera integrale. Abbiamo qualche idea e sicuramente vorremmo che lo Spirito ci facesse fare dei passi. E vorremmo che le domande delle persone che passano di qui ci mettano in discussione.
L’oratorio è…
Occasione di incontro; è il cuore della città, della nostra vita, nel senso che è là dove si trova l’essenza della vita cristiana, dove si impara a vivere la carità. è il luogo dell’incontro tra generazioni diverse.



