Monsignor Nunzio Galantino, Segretario generale della Cei: in vista del referendum del 17 aprile sulle trivelle «non c’è un sì o un no», «gli slogan non funzionano»

Consiglio permanente Cei
Roma 26-09-2011 Conferenza Episcopale Italiana Consiglio permanente, prolusione del Cardinale Angelo Bagnasco Ph: Cristian Gennari - Ag. Siciliani

La questione ambientale ha occupato i vescovi riuniti dal 14 al 16 marzo a Genova nel Consiglio permanente della Cei (Conferenza episcopale italiana). In particolare, in vista del referendum del 17 aprile sulle trivelle, ossia se consentire o meno agli impianti già esistenti entro la fascia costiera di continuare la coltivazione di petrolio e metano fino all’esaurimento del giacimento, anche oltre la scadenza delle concessioni, i vescovi hanno concordato, si legge nel comunicato finale, circa l’importanza che se ne discuta nelle comunità per «favorirne una soluzione appropriata alla luce dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco». Basterebbero le parole della Laudato si’ – ha scritto il 17 marzo Avvenire, il quotidiano di ispirazione cattolica – per «comprendere come mai la Chiesa si trovi schierata sulle posizioni dei comitati “No triv”».

Nella conferenza stampa del 18 marzo a Roma, a chiusura dei lavori di Genova, monsignor Nunzio Galantino, Segretario generale della Cei, ha precisato che sulle trivelle «non c’è un sì o un no», e il problema «non è l’astensione». «Su queste questioni – ha spiegato – gli slogan non funzionano, né pro né contro». «Bisogna coinvolgere la gente a interessarsi di più a queste realtà, creando spunti di incontro e confronto su temi che sono di straordinaria importanza». «Spesso le persone sono state informate a posteriori», la denuncia del Vescovo, secondo il quale «in Italia manca la capacità di coinvolgere le persone e di stare insieme non per “contarci”, ma per capire». Bisogna chiedersi, per il Segretario generale della Cei, «se riusciamo in Italia a non risolvere i problemi solo dividendoci tra favorevoli e contrari, a capire che alcuni problemi sono la spia di un malessere a vari livelli». Nel nostro Paese, in sintesi, «manca la passione culturale che ha sempre caratterizzato l’Italia e di cui ci ha parlato il Papa a Firenze (Convegno ecclesiale nazionale, 9-13 novembre 2015, ndr). Prima che dilapidare la terra, l’aria, l’ambiente, stiamo dilapidando la capacità dell’Italia – che viene dalla Magna Grecia – di ragionare sulle cose, perché tutti ne abbiamo da guadagnare».

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