In «Cresce lungo il cammino il suo vigore» una “lectio” su alcuni testi del Salterio analizzati con il contributo di don Massimiliano Scandroglio: «Un esercizio salutare perché consente al cammino di fede di vincere la tentazione dell’immobilismo»

Bibbia

La nuova Lettera pastorale contiene in appendice un ampio esercizio di lectio su alcuni Salmi che trasformano il vissuto quotidiano – con le sue speranze e le sue fatiche, i desideri e i drammi della vita – in esperienza di preghiera. «Alcuni Salmi hanno accompagnato il pellegrinaggio del popolo di Israele al tempio nella Città Santa, Gerusalemme. Possono accompagnare anche la comunità dei discepoli di Gesù, pellegrini nella storia verso la nuova Gerusalemme», spiega l’Arcivescovo nell’introdurre la lectio e suggerendola «come esercizio di riflessione e di condivisione, per pregare con tutti i Salmi del Salterio e in particolare con quelli che la Liturgia delle ore propone come preghiera della Chiesa».

Un contributo importante per l’appendice è stato dato da don Massimiliano Scandroglio, «al quale ho chiesto di collaborare con la sua competenza esegetica e con la sua sensibilità pastorale», specifica monsignor Delpini. Scandroglio è vicedirettore e docente di Sacra scrittura nella Sezione parallela della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale presso il Seminario arcivescovile di Venegono Inferiore, dove insegna introduzione all’Antico Testamento, esegesi dell’Antico Testamento ed esegesi dei Vangeli.

«La familiarità con i Salmi e con la loro spiritualità è salutare, perché consente al cammino di fede (di un singolo e/o di una comunità) di rimanere tale e di vincere la tentazione dell’immobilismo, compiaciuto o indolente, che rende impraticabile la ricerca (autentica) di Dio», si legge nella parte iniziale. Finalità della lectio è quella di «offrire un’adeguata introduzione ad alcuni di questi Salmi, allo scopo di rilevare per quanto possibile i diversi aspetti del cammino dell’uomo verso Dio e di offrire un aiuto a pregare meglio i testi del Salterio che hanno a che fare con questo tema decisivo». I testi scelti presentano aspetti comuni: «Al centro è posto un soggetto (individuale o collettivo?), che vive un’esperienza di crisi e che aspira a cercare e trovare rifugio in un luogo (il tempio), o – detto in modo più adeguato – in una relazione, quella con il Signore. Sono testi che descrivono un itinerario, anzitutto dello spirito, che va dalla lontananza all’incontro, dalla disperazione alla gioia, dall’esilio al “ritorno a casa”».

I Salmi analizzati sono l’84 («Quanto sono amabili le tue dimore!»), il 122 («Andremo alla casa del Signore!»), il 27 («Il tuo volto, Signore, io cerco!»), il 48 («Questo è Dio, il nostro Dio in eterno e per sempre!»), il 61 («Per me, Signore, sei diventato un rifugio!»), il 36 («Signore, è in te la sorgente della vita!») e il 31 («In te, Signore, mi sono rifugiato!»).

«Popolo di pellegrini, popolo in camminino, impariamo a pregare i Salmi per condividere la fede di fratelli e sorelle di epoche lontane che pregano con noi – è l’invito conclusivo -. Preghiamo per resistere alla tentazione di fermarci, di distrarci, di scoraggiarci». Un appello a «camminare» rinnovato da papa Francesco nella Evangelii Gaudium e che la lectio sottolinea con forza: «Di tutto la Chiesa può avere paura, ma non di camminare!».

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