Un invito a iniziare con gioia, audacia e responsabilità il nuovo anno pastorale 2026-2027 che, appunto, ha preso avvio come tradizione in Duomo con il Pontificale presieduto dall’Arcivescovo nella solennità della Natività della Beata Vergine Maria.
In Cattedrale, per questo importante momento della Chiesa ambrosiana, circa 200 preti, tra cui 9 vescovi, i membri del Consiglio Episcopale Milanese e del Capitolo metropolitano e tanti fedeli. In prima fila i candidati che hanno vissuto il rito di ammissione al presbiterato (5 seminaristi che entrano in III teologia) e un coniugato al diaconato permanente, la cui famiglia accompagna l’Arcivescovo che accende il cero davanti all’icona della Madre di Dio di Vladimir.
L’inizio come audacia per vivere
A tutti si rivolge l’intensa e articolata omelia nella quale mons. Mario Delpini dà voce, immaginaria, ma molto realistica, a profeti, a una madre, al sapiente, a un nonno, a un prete e al vescovo, per definire i tratti dell’inizio come stile e tappa della vita. «L’inizio – dice il profeta – è la critica della stanca ripetizione, del conformismo comodo e vile. L’inizio è il coraggio, l’audacia di contestare l’individualismo per convocare alla fraternità, di contestare l’autoreferenzialità che difende l’arbitrio come libertà, che resiste allo stile sinodale come a un pericolo e a una complicazione inutile. È l’audacia di annunciare il Vangelo fuori dal tempio, nell’occasione quotidiana, perché il mondo non muoia di tristezza e di noia. È l’audacia di farsi avanti per dichiarare pubblicamente la propria intenzione di servire la missione nel ministero ordinato, come dichiarano questi nostri fratelli che vengono ammessi agli Ordini sacri».
E così anche la madre. «In questa casa di vecchi infelici, in questa cultura che preferisce procurare morte invece che aiutare la vita, il bambino che nasce è la rivelazione di un’alternativa al declino. È il dono di Dio che insegna che la vita è dono, vocazione, povertà e responsabilità, che rende così lieti e grati che è giusto suonare le campane a festa, perché lo scampanio festoso si diffonda e offra spiragli di speranza nelle notti della disperazione. Chiaro il riferimento, in questo passaggio, alla Proposta pastorale per l’anno che è appena iniziato, dal titolo “Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?».
Un calendario che non sia solo organizzazione
E, poi, naturalmente, l’inizio per un vescovo, come è lui stesso, giunto al decennio di episcopato ambrosiano con questo anno di proroga alla guida della Diocesi. «L’inizio è la gratitudine e l’ammirazione per una Chiesa capace di sempre nuovi inizi. L’inizio è il calendario che non sia solo organizzazione, ma sollecitudine per raggiungere tutti, tutti per quanto possibile. L’inizio è il proposito di accogliere e promuovere i doni di Dio, di accompagnare come servo il popolo che, con questi tratti, inizia il nuovo anno: l’audacia della profezia nel farsi avanti per dire la parola vera, essere responsabili dell’annuncio del Vangelo, servi della comunione. L’esultanza della maternità, della vita che nasce, come uno scampanio festoso. La responsabilità di tutti gli uomini e le donne, qualsiasi a chi vive secondo la carne, ma chiamati per nome dello Spirito di Dio. La sapienza dell’ascolto, la cura per i nonni e per la loro speranza, lo stile della fraternità nel ministero dei preti».
Poi, il rito di ammissione dei candidati, chiamati per nome e che rispondono il loro “Eccomi” e il “Sì lo voglio” a proseguire nel cammino intrapreso (la moglie del futuro diacono permanente esprime «Sì acconsento per il marito»).

Contento di proseguire a Milano
A conclusione della celebrazione, a margine con i cronisti, il vescovo Delpini torna anche sulla proroga del suo ministero a Milano. «Sono contento di essere a Milano e di continuare questo servizio. La mia preferenza sarebbe stata per concludere, ma più per amore dalla scadenza che non per stanchezza o per fatica. Sono una persona che prende le cose come sono e fa il meglio che può finché gli è data la possibilità di farlo».
Il contributo della Chiesa ambrosiana alla città
Non manca una riflessione sulla città, con le scadenze elettorali che attendono, e sul contributo che può offrire la diocesi per il suo discernimento. «La Chiesa ambrosiana è una realtà molto ricca, c’è l’Arcivescovo, ma anche molti laici impegnati nelle diverse responsabilità sociali, politiche, amministrative. C’è tanta gente che aspetta un aiuto, che si aspetta un’organizzazione più equa della società. La Chiesa deve dire, da un lato, la fiducia nel fatto he il bene si può fare e la giustizia si può realizzare, dall’altro, la protesta per una diseguaglianza scandalosa tra i cittadini troppo ricchi e quelli troppo poveri. credo anche che debba esprimere un invito a sognare, ad avere orizzonti, a immaginare non soltanto quello che c’è da fare per oggi e per domani, ma come sarà la città negli anni che vengono, quindi anche per affrontare alcuni temi molto gravi come l’invecchiamento e la solitudine».



