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Anniversario

Majo, prete con il culto dell’amicizia

Il 2 agosto ricorre il centenario del sacerdote ambrosiano, storico Arciprete del Duomo. Lo ricorda chi ha collaborato con lui negli anni in cui fu tra i pionieri della comunicazione diocesana

di Claudio MAZZA

2 Agosto 2026
Monsignor Angelo Majo

Il 2 agosto cade il centenario della nascita di monsignor Angelo Majo, figura di spicco della Chiesa ambrosiana. Una giusta occasione per riavvolgere il tempo, fissando ricordi e rivivendo momenti passati assieme, e fare memoria di una persona con la quale si sono condivisi percorsi professionali e d’amicizia.

«Insieme ce la caveremo»

Ho conosciuto don Angelo Majo nella primavera del 1969 nella redazione del quotidiano L’Eco di Bergamo. Lui, rettore del Collegio arcivescovile Villoresi di Monza dal 1960, vi svolgeva il praticantato giornalistico, perché designato dal cardinale Giovanni Colombo a dirigere l’Ufficio stampa della diocesi ambrosiana, che stava nascendo come evoluzione dell’Ufficio Studi creato dal cardinale Montini all’indomani della Missione di Milano del 1957 e a cui facevano capo le riviste e le pubblicazioni della Curia. Io, ancora impegnato negli studi, ero approdato al giornale bergamasco nel 1968 per provare sul campo se a quel mestiere fossi portato.

Nel tardo autunno dello stesso anno l’ho rincontrato a Bergamo nello studio del direttore, monsignor Andrea Spada. «Mi dice don Andrea che vuoi dedicarti al giornalismo». Evidentemente tra loro ne avevano parlato. «Non posso assicurarti una gran carriera, ma se vuoi venire con me a Milano un posto c’è, presso l’Ufficio stampa della diocesi che sta per aprire i battenti. Siamo novizi tutti e due del mestiere, ma vedrai che insieme ce la caveremo».

Lavoro e amicizia

Il 7 gennaio 1970 varcai il portone di piazza Fontana. Da quell’Ufficio stampa, le cui finestre s’affacciavano su piazza Duomo tra l’abside e via Arcivescovado (oggi via Carlo Maria Martini), abbiamo visto scorrere gli anni duri della contestazione, dei cortei violenti e, poi, la terribile stagione degli anni di piombo. Ma anche gli anni belli della rinascita religiosa, con il concretizzarsi delle spinte conciliari e della rivitalizzazione degli strumenti della diocesi: il mensile Il Segno, di cui Majo divenne direttore dopo la morte di monsignor Andrea Ghetti, la rivista Diocesi di Milano (poi Terra Ambrosiana), il bimestrale Ambrosius, ereditato dall’indimenticabile monsignor Enrico Cattaneo, gli annali di Archivio Ambrosiano, la collana Ricerche storiche sulla Chiesa ambrosiana e, per un certo periodo, anche delle pagine comuni dei settimanali diocesani sparsi sul territorio della diocesi.

Con Majo ho condiviso la fatica di fare i giornali quando non esistevano computer né fax, e le bozze venivano inchiostrate a mano. Ma anche la gioia di stare assieme. Don Angelo aveva il culto dell’amicizia. Ne aveva scritto l’elogio in un libricino che regalò un Natale agli amici. Era prudente nel concederla, ma una volta data non la toglieva più. Lo ricordo al mio matrimonio nel 1975 sul lago d’Idro e al battesimo di mia figlia Federica nella cripta del Duomo nel 1980. Di lui conservo il ricordo di tanti momenti passati insieme a casa di sua mamma in quel di Gorla (prima che milanese lui amava dirsi cittadino di Gorla Primo, un paesotto dell’hinterland poi confluito nel Comune di Milano) o in vacanza a Temù, dove divideva una casetta con i fratelli, e da lì in gita sul ghiacciaio dell’Adamello o in auto al Passo Gavia.

L’impegno per il Duomo

Collaborai con lui fino al 1983. D’allora le nostre vite professionali si sono divise, ma l’amicizia rimase. Majo si dedicò anima e corpo al suo Duomo, di cui fu arciprete dal 1974 al 2002. Morì il 7 luglio 2003. A lui si deve la fondazione della Ned (Nuove Edizioni Duomo), una casa editrice piccola, ma all’epoca attivissima, che si impose per le sue pubblicazioni di carattere squisitamente ambrosiano e milanese: basti pensare al Dizionario della Chiesa ambrosiana, uscito tra il 1987 e il 1993, opera unica nel suo genere, che in sei volumi permette di accostare facilmente la storia, i personaggi, le istituzioni, l’arte e i monumenti della Chiesa milanese. Io, invece, rimasi all’Ufficio stampa condividendo con don Roberto Busti prima e con don Gilberto Donnini e don Gianni Zappa poi la stessa passione giornalistica non disgiunta dall’impegno ecclesiale.

Il 2 agosto 2026 monsignor Majo avrebbe compiuto cent’anni. Mentre io veleggio verso gli 80, il ricordo di quegli anni passati assieme mi riempie ancora di commozione: d’avermi voluto con sé in Arcivescovado e d’avermi insegnato il valore dell’amicizia, gli sono tuttora grato.