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Editoriale

L’inferno non è necessario

Di fronte alla guerra in Israele e ai tanti conflitti nel mondo, il testo propone la poesia “Salmo” di Wisława Szymborska, tratta da La gioia di scrivere. Con amara ironia, la poetessa mostra come la natura ignori le frontiere umane, suggerendo che l’“inferno” della guerra non è inevitabile, ma un’invenzione degli uomini

di Fabio LANDI

15 Novembre 2024
Don Fabio Landi

La guerra in Israele si è aggiunta nelle scorse settimane al triste elenco di conflitti che nel mondo rendono la vita di tante persone un vero e proprio inferno. Più cresce l’ansia di sicurezza che porta a costruire muri e a irrigidire le frontiere, più sembra che non ci sia confine capace di arrestare gli eserciti e, in senso opposto, la disperata fuga di milioni di esuli. Nello sgomento per questa immane sofferenza, vorrei proporre una poesia (forse una preghiera? s’intitola “Salmo”) del premio Nobel per la letteratura Wisława Szymborska (1923-2012). L’amara ironia con cui annota l’indifferenza della natura ai nostri sbarramenti ci ricorda che l’inferno non è necessario: è un’invenzione umana che le formiche e i venti non percepiscono e che forse anche noi, un giorno, impareremo a mettere da parte.

 

Oh, come sono permeabili le frontiere umane!

Quante nuvole vi scorrono sopra impunemente,

quanta sabbia del deserto passa da un paese allaltro,

quanti ciottoli di montagna rotolano su terre altrui

con provocanti saltelli!

 

Devo menzionare qui uno a uno gli uccelli che trasvolano,

o che si posano sulla sbarra abbassata?

Fossanche un passero – la sua coda è già allestero,

benché il becco sia ancora in patria. E per giunta, quanto si agita!

 

Tra gli innumerevoli insetti mi limiterò alla formica,

che tra la scarpa sinistra e la destra del doganiere

non si sente tenuta a rispondere alle domande «Da dove?» e «Dove?».

 

Oh, afferrare con un solo sguardo tutta questa confusione,

su tutti i continenti!

Non è forse il ligustro che dalla sponda opposta

contrabbanda attraverso il fiume la sua centomillesima foglia?

E chi se non la piovra, con le lunghe braccia sfrontate,

viola i sacri limiti delle acque territoriali?

 

Come si può parlare dun qualche ordine,

se non è nemmeno possibile scostare le stelle

per sapere per chi brilla ciascuna?

 

E poi questo riprovevole diffondersi della nebbia!

E la polvere che si posa su tutta la steppa,

come se non fosse affatto divisa a metà!

E il risuonare delle voci sulle servizievoli onde dellaria:

quei pigolii seducenti e gorgoglii allusivi!

 

Solo ciò che è umano può essere davvero straniero.

Il resto è bosco misto, lavorio di talpa e vento.

 

Wisława Szymborska, Salmo. (Traduzione di Pietro Marchesani. In La gioia di scrivere, Adelphi Edizioni).