Il libro religioso ha un futuro? E, nel caso, quale forma dovrà assumere, come dovrà parlare per poter essere ancora significativo? Queste domande se le poneva sessant’anni fa Karl Rahner, il grande teologo del Concilio, in un breve articolo confluito poi nel secondo volume dei suoi saggi. Rahner rispondeva guardando in avanti, a un domani che è ormai il nostro presente (ma, annotava, i requisiti di un vero libro religioso in fondo sono sempre stati gli stessi).
Essenziale è innanzitutto guardarsi da ogni forma di ideologia e di indottrinamento. Un buon libro «deve fare appello alla genuina esperienza dell’uomo»; «deve parlargli meglio di quello che egli è in grado di fare da solo; lo deve riportare a sé, non portarlo “a buoni pensieri”». Il presupposto è che la fede non si riferisce a un campo del sapere che si aggiunge agli altri, ma dà la possibilità di vedere pienamente l’unica realtà in cui tutti siamo immersi. Il lettore deve essere quindi aiutato a interpretare il proprio mondo e a rintracciare i segni della presenza di Dio all’interno della sua vita e delle questioni che la attraversano.
Per questo non è possibile dare per scontati gli insegnamenti cristiani e poi semplicemente mostrare come applicarli nella prassi. Le verità della fede andranno scoperte «sempre di nuovo e con originalità», proprio nel momento stesso in cui si cerca di far fronte alle sfide dell’esistenza e di venire a capo del suo mistero.
In questa prospettiva tenderanno a emergere maggiormente i temi fondamentali, quelli che riguardano il cuore vivo dell’annuncio evangelico, più che «i dettagli secondari della dogmatica, della morale e dell’ascetica». Lo sforzo dovrà essere quello di avvicinare il più possibile una buona teologia e un’efficace divulgazione: mentre in altri settori la semplificazione che rende un concetto comprensibile a tutti inevitabilmente tradisce l’esattezza scientifica, per quanto riguarda la fede, la capacità di toccare il cuore dell’esistenza è invece un ottimo criterio anche per valutare la serietà della ricerca teologica.
Come si vede, dopo tanti anni, le pagine di Rahner offrono ancora molti spunti di riflessione. Non a caso, anche papa Francesco vi ha fatto cenno nella sua bella lettera dello scorso luglio sull’importanza della letteratura per la formazione del clero e di ogni fedele. Nel bagaglio del credente non servono solo libri esplicitamente religiosi, dice il papa, ma anche romanzi. I romanzi sono «una palestra di discernimento», aprono spazi interiori, aiutano a «emozionarsi davanti a Dio, davanti alla sua creazione, davanti agli altri esseri umani». Tutte cose di cui oggi abbiamo un grande bisogno.



