Il Rettore monsignor Michele Di Tolve definisce così il servizio che gli studenti del Biennio e del Quadriennio svolgeranno in luglio e agosto in parrocchia, negli oratori, a fianco dei giovani, a servizio degli anziani e anche in terra di missione coi fidei donum

di Ylenia SPINELLI

zambia

Accanto ai giovani dei nostri oratori, ma anche vicino agli anziani e nelle terre di missione con i preti fidei donum della Diocesi. Questi e molti altri sono ambiti in cui i seminaristi del Biennio e del Quadriennio saranno chiamati a prestare il loro servizio durante i mesi di giugno, luglio e agosto, perché, come tiene a sottolineare il Rettore monsignor Michele Di Tolve, «il tempo estivo è per i futuri preti un momento privilegiato di formazione, un tempo di apostolato, da vivere concretamente dentro la Chiesa, accanto ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose e ai laici, in un confronto reciproco che non potrà che portare buoni frutti».

Come per tutti, non mancherà certamente il tempo per il riposo, da vivere con la famiglia e nelle parrocchie di provenienza, ma l’estate sarà soprattutto per i seminaristi occasione di servizio, di cammino spirituale e di verifica vocazionale sul campo.

Molti futuri preti si stanno già testando in queste settimane negli oratori feriali, all’insegna del motto «Detto Fatto. Meravigliose le tue opere», pensato per far riflettere i ragazzi sulla bontà e la grandezza del Creatore e quindi per conoscere Dio più in profondità.

Stesso filo conduttore anche per i ministranti, che fino al 5 luglio si alterneranno nei diversi turni della “Tre giorni chierichetti” presso la casa “La Montanina” a Pian dei Resinelli (Lc). A guidare questa storica proposta del Seminario, che unisce fraternità, amicizia e preghiera, sarà il vicerettore del Biennio, nonché responsabile del Mo.Chi (il Movimento Chierichetti) don Pier Paolo Zannini, coadiuvato da alcuni seminaristi e da alcuni novelli preti, che verranno a celebrare la Messa proprio ai piedi della Grignetta e a portare la loro testimonianza vocazionale.

Ma non è tutto: i futuri preti accompagneranno i giovani ambrosiani nelle varie attività educative delle parrocchie, nei campeggi o nelle case di vacanza, come quella dell’Azione Cattolica a Santa Caterina Valfurva, per vivere e lavorare fianco a fianco con i laici. Sempre con l’Azione Cattolica Studenti (Acs), vivranno un campo di volontariato a Lecco, a Monza e a Varese, insieme con gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado che per una settimana lavoreranno gratuitamente per un’opera di carità. Ci sono poi i seminaristi che seguiranno i corsi di formazione per gli animatori, promossi dalla Fom, che si svolgono tutti gli anni a Capizzone, nella bergamasca. Tre giorni in cui si offrono gli strumenti per rafforzare le motivazioni educative e acquisire ulteriori competenze utili per l’animazione in oratorio.

«Rimanendo sempre nell’ambito del servizio a tutti, agli ultimi e ai più bisognosi – aggiunge il Rettore – mi piace ricordare che altri seminaristi saranno impegnati nelle case di riposo per anziani o nelle comunità per l’accompagnamento dei disabili, come già fanno durante l’anno, nelle varie attività che chiamiamo di “pastorale speciale”».

Altre proposte, invece, avranno un intento di arricchimento più spirituale, come il “Mese ignaziano” a Belluno, in cui i seminaristi pregheranno e mediteranno seguendo il metodo degli esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola o le esperienze di vita comunitaria secondo il ritmo monastico, nei monasteri della Diocesi, ma non solo.  «Ogni destinazione – precisa monsignor Di Tolve – è stata scelta da noi educatori in base alle attitudini e alle necessità del cammino di formazione personale del singolo seminarista».

A tutte queste esperienze, si aggiunge l’apostolato missionario in Burundi, Turchia, Romania, Albania, Brasile e Perù, accanto ai fidei donum. Per qualche settimana un gruppo di seminaristi porterà un aiuto concreto in contesti spesso difficili, toccando con mano l’impegno straordinario dei missionari ambrosiani sparsi in diversi angoli del mondo. «L’importanza di tutte queste esperienze per un seminarista sta nel viverle come risposta concreta alla chiamata del Signore – conclude il Rettore -. Non vanno infatti vissute come forme di servizio temporaneo, ma come modo di essere, capace di strutturare l’intera vita da prete».

 

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