Link: https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/leone-xiv-tra-uomo-e-tecnologia-unalleanza-possibile-2861751.html
Radio Marconi ospiti
Share

Riflessione

Leone XIV: tra uomo e tecnologia un’alleanza possibile

In un’epoca dominata dall’artificiale, il Messaggio del Papa per la Giornata delle comunicazioni sociali richiama volto e voce come elementi caratterizzanti la “sacralità” della persona aperta all’incontro con l’altro. Responsabilità, cooperazione ed educazione possono permetterci di “guidare” l’innovazione

di Giuseppe CAFFULLIPresidente Unione cattolica della stampa italiana - Lombardia

28 Gennaio 2026
Foto Calvarese / Sir

Non è solo un testo sull’intelligenza artificiale, né una condanna della tecnologia, ma una riflessione profondamente antropologica che mette al centro ciò che rischiamo di perdere: il volto e la voce come segni irripetibili della persona umana. Il Messaggio di papa Leone XIV per la LX Giornata delle comunicazioni sociali (leggi qui) si colloca tra gli interventi più densi del suo recente magistero.

Il Pontefice parte da un’annotazione semantica. Per i greci la persona è il prósōpon, il volto esposto allo sguardo dell’altro, «il luogo della presenza e della relazione»; per i latini la persona umana è ciò che “risuona”, la voce unica e irripetibile che attraversa il mondo. In questa doppia dimensione si gioca la verità dell’incontro. Volto e voce, ricorda papa Leone, non sono semplici strumenti comunicativi, ma realtà “sacre”, perché portano impresso il riflesso dell’amore di Dio. Custodirli significa custodire il sigillo della nostra vocazione, la chiamata personale e insostituibile che ciascuno riceve.

Da qui nasce l’affermazione centrale del Messaggio: la sfida posta dall’intelligenza artificiale non è tecnologica, ma antropologica. Il rischio non è tanto ciò che le macchine possono fare, quanto ciò che noi potremmo smettere di fare. Algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento premiano reazioni rapide e polarizzanti, indebolendo il tempo della riflessione e dell’ascolto. L’affidamento acritico all’IA come “amica” onnisciente o oracolo sempre disponibile può erodere le nostre capacità cognitive, logorando «la nostra capacità di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, di distinguere tra sintassi e semantica».

Il Papa mostra particolare preoccupazione per l’impatto sull’industria culturale. Quando testi, immagini e musiche vengono prodotti in modo massivo da sistemi automatizzati, il rischio è una cultura senza paternità, senza volto, senza amore, dove l’uomo diventa consumatore passivo di “pensieri non pensati”. Rinunciare al processo creativo, avverte, significa seppellire i talenti ricevuti, nascondere il proprio volto, tacitare la propria voce.

Un altro passaggio decisivo riguarda la simulazione delle relazioni. I chatbot e gli agenti conversazionali (sistemi informatici progettati per dialogare con le persone usando un linguaggio il più possibile naturale), istruiti a imitare empatia e sentimenti, possono occupare la sfera dell’intimità, soprattutto delle persone più fragili e sole. Costruendo mondi “a nostra immagine e somiglianza”, queste tecnologie rischiano di sottrarci all’esperienza dell’altro, che è sempre diverso e irriducibile alle nostre proiezioni. Senza l’accoglienza dell’alterità, ricorda il Papa, non può esserci vera relazione né amicizia. «Siamo immersi in una multidimensionalità, dove sta diventando sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione», scrive il Pontefice.

Queste riflessioni si intrecciano con altri interventi di papa Leone. Nel recente Messaggio per la Giornata mondiale della pace aveva già messo in guardia da sistemi che alimentano chiusure e disuguaglianze anziché costruire legami. Allo stesso modo, all’inizio del suo pontificato, parlando ai Movimenti popolari per la pace, aveva insistito sulla responsabilità personale e comunitaria nel custodire le differenze, i volti concreti delle persone, contro ogni omologazione.

Il Messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali non si chiude però con toni pessimisti: «La sfida che ci aspetta non sta nel fermare l’innovazione digitale, ma nel guidarla, nell’essere consapevoli del suo carattere ambivalente. Sta a ognuno di noi alzare la voce in difesa delle persone umane».

Il Papa ci indica una alleanza possibile tra uomo e tecnologia, fondata su responsabilità, cooperazione ed educazione. Responsabilità da parte delle piattaforme, degli sviluppatori, dei legislatori e dei media; cooperazione tra tutti i soggetti sociali; educazione critica ai media, all’informazione e all’IA, integrata da una solida formazione umanistica.

In definitiva, papa Leone ci ricorda che il futuro non si gioca solo nei codici e negli algoritmi, ma nello spazio fragile eppure decisivo dell’incontro tra gli uomini. Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a “dire” la persona, affinché ogni innovazione tecnologica resti al servizio della verità dell’uomo e della sua più intima vocazione alla relazione.