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A Pavia

Leone XIV: «Basta con le parole d’odio»

In piazza Duomo, il Papa è stato salutato da una folla di persone: tra loro i ragazzi del Grest e della comunità peruviana, che hanno espresso preoccupazione per la violenza nel mondo e sulle necessità di chi cerca un futuro migliore fuori dalla propria patria. Il Pontefice ha esortato i pavesi ad essere «una comunità viva» e a farsi «costruttori di pace e promotori di riconciliazione»

di Tiziana CAMPISIInviata di Vatican News

21 Giugno 2026
Papa Leone saluta i fedeli in piazza Duomo a Pavia

Grande entusiasmo e gioia riserva Pavia a Leone XIV lungo le strade, nel percorso per raggiungere in papamobile il Duomo, dopo la celebrazione della Liturgia della Parola e la venerazione delle reliquie di Sant’Agostino nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. In tanti si sono assiepati lungo le transenne per salutarlo. Il clima è particolarmente festoso nella piazza davanti la cattedrale di Santo Stefano e Santa Maria Assunta. Cori, applausi, e tanti ragazzi delle parrocchie pavesi, degli oratori e dei Grest che gridano: «Leone, Leone, Leone».

Circa 1500 i presenti felici di vederlo, soprattutto i bambini, e c’è anche una rappresentanza della comunità sudamericana che vive a Pavia. Tanti i piccoli che hanno scritto al Papa messaggi, in biglietti bianchi e gialli, collocati a fianco dell’ingresso principale del duomo: «Caro Papa Leone, ti voglio bene, non vedevo l’ora che arrivassi»; «Fai finire la guerra»; «Grazie per tutto».

Papa Leone sul sagrato del Duomo di Pavia

Glieli presenta Luca Gregorelli, direttore della pastorale giovanile della diocesi di Pavia. A nome di tutti i ragazzi e i giovani parla un’animatrice dei Grest, Paola Brugnatelli. Leone ascolta. Prende, poi, la parola la giovane peruviana Livia Tafur che presenta al Papa le sue preoccupazioni di fronte alla povertà, alla disuguaglianza e alle ingiustizie, alle guerre e alle divisioni, e gli interrogativi che la interpellano, i problemi di quei tanti costretti ad emigrare, ad abbandonare le proprie case alla ricerca di un futuro migliore e della pace. Pace che nel mondo manca anche nell’interiorità degli uomini.

Viene eseguito un canto peruviano e al Papa una bambina originaria del Perù consegna un dipinto con l’Arca di Sant’Agostino. Altri giovani gli donano libri e anche il bracciale del Grest.

Il saluto del Papa

Leone ringrazia e rivolge un caloroso saluto a tutti, parlando in italiano e in spagnolo, con un pensiero speciale per quanti provengono dal Perù, Paese al quale è molto legato per essere stato missionario a Chulucanas e poi altre città negli anni Ottanta, con diversi ruoli formativi e pastorali, e poi vescovo, dal 2015 al 2023, di Chiclayo.

«Abbiamo sentito un momento fa – sottolinea Leone – dell’importanza della speranza e della pace. Tutti vogliamo vivere in pace. È molto importante che non perdiamo mai la speranza». Richiama poi Sant’Agostino e la sua esortazione a vivere in pace cominciando da noi stessi: «Se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace, dobbiamo cominciare con noi stessi», incoraggiava il vescovo di Ippona.

Basta con parole di odio, basta con gli insulti, con il bulling, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi. Dobbiamo imparare tutti ad essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione.

L’amicizia dal vivo e non dallo schermo

Rivolgendosi, quindi agli animatori parrocchiali e dei Grest, il Papa ringrazia per il servizio offerto e lancia un messaggio ai ragazzi: «Perseverate, partecipare, cercate di costruire autentica amicizia, non amicizia solo con lo schermo, con il telefonino. Autentica amicizia in persona! Presenti! Tutti presenti! E così troveremo che Gesù davvero vive fra noi. Gesù sarà presente».

Papa Leone in preghiera nella cattedrale di Pavia

Una comunità viva

L’invito finale è di vivere davvero la fede, vivendo «la gioia di essere discepoli di Gesù». «Che siate sempre una comunità viva, di fede, di speranza e di amore».

Terminato il suo discorso, il Pontefice benedice una culla termica, la “culla per la vita”, pensata per quei neonati che le mamme decidono di non tenere con sé. Donata da una coppia di sposi, sarà collocata nella parrocchia di Sant’Alessandro, a Pavia. Anche l’immagine della Madonna della Colombina, di Copiano, nel cui santuario dove Prevost sarebbe dovuto andare per celebrare la fine del Giubileo, viene benedetta. È la Vergine dinanzi alla quale si prega per avere figli.

Leone entra, poi, in cattedrale, accolto dai Membri del Capitolo, per l’adorazione del Santissimo Sacramento e sosta davanti all’altare di San Siro, primo Vescovo e Patrono della diocesi e della città. Lascia, quindi, il duomo da un’uscita laterale per raggiungere a piedi la vicina piazza della Vittoria, per l’ultimo momento nella città di Pavia.

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