Partono dall’esperienza dell’associazione Nocetum e della Valle dei Monaci le considerazioni di Gloria Mari su “Laudato si’”. Il 4 luglio camminata ecumenica da Corvetto a Chiaravalle

di Annamaria BRACCINI

Nocetum

Forse non tutti sanno che a sud di Milano esiste un cammino bello, rispettoso del creato, immerso nel verde, che si pensa sia impossibile vivere alle porte della grande metropoli. Gli itinerari della Valle dei Monaci sono tutto questo, ma anche molto di più, tra abbazie millenarie, campi coltivati dagli Ordini religiosi che hanno insegnato al mondo la sostenibilità dell’ambiente e il nutrimento umano, cascine recuperate dal degrado e in cui fino a qualche anno fa regnavano malaffare e malavita organizzata e che oggi sono lo splendido scenario di un modo di immergersi in Sora nostra matre terra, onorando il Signore.

Ovvio che la promulgazione dell’enciclica di papa Francesco Laudato si’ – l’enciclica “verde”, come già la chiamano tutti – non possa che interrogare chi, nelle scelte della Valle dei Monaci e, ancor prima, nell’associazione Nocetum, sita nel cuore fisico e ideale del Cammino, hanno creduto da tempo. Come racconta Gloria Mari, consacrata dell’Ordo Virginum, già impegnata in una grande casa editrice e ora anche responsabile del progetto Mater Cult, in cui diverse realtà associative (cooperativa La Strada, consorzio Sir, Vita Comunicazione e associazione Cascine) sono confluite per una riscoperta storico-culturale dell’area sud di Milano.

«Fin dalla nascita della nostra associazione abbiamo voluto porre, nel suo Statuto, il richiamo alla salvaguardia (ora diciamo custodia) del Creato – spiega -. E ciò in un progetto più ampio all’interno del territorio definito Valle dei Monaci, che appunto indica lo scorrere, al suo interno, di un fiume, la roggia della Vettabbia, che nasce nel cuore di Milano, vicino alle Colonne di San Lorenzo, e arriva fino a Melegnano. È, quindi, una zona che riconnette il centro della metropoli alla periferia: anche questo è uno dei nostri obiettivi».

Nocetum è luogo concreto di sostegno per ragazzi non integrati, con la promozione, per esempio, di un doposcuola di giovani disagiati di diverse etnie. Come emerge dall’enciclica, e come ha detto più volte il cardinale Scola, non esiste un’ecologia dell’ambiente che possa prescindere da un’ecologia dell’uomo. Tutto si lega?
Il lavoro a cui teniamo nel territorio è di “rete”, tentando di allacciare la città e le sue componenti in maniera globale. Pensiamo a quanto papa Francesco dice nell’Enciclica, sottolineando l’importanza del’integrazione di cittadini capaci di non chiudersi nei loro quartieri, magari di periferia, come quelli vicini a noi. Vent’anni fa, sorgendo come associazione in uno spazio ai margini di Milano, avevamo in mente proprio questo: rinascere insieme, nella solidarietà con la gente e con tante realtà qui presenti. Ci piacerebbe che questo cammino che ci vede impegnati anche con le istituzioni per un recupero delle periferie, si incrementasse sempre più, specie nell’Anno del Giubileo, arrivando al Po e quindi a connettersi con la Via Francigena. Non a caso, leggendo l’enciclica e credendo nella grande e prima creatura del Signore – l’uomo – ci siamo sentiti “a casa”.

Oltretutto il valore del Creato unisce e, infatti, la rete “Valle dei Monaci” è anche una realtà ecumenica…
Si, ed è bello pensare all’iniziativa del prossimo 4 luglio, inserita tra le proposte del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano per Expo in collaborazione con l’associazione Cascine Milano, che ci vedrà compiere insieme, come rappresentanti di diverse confessioni, un percorso che inizierà al Corvetto, dalla parrocchia di San Michele Arcangelo e Santa Rita, connettendosi col progetto “Strada delle Abbazie” e toccando l’abbazia di Chiaravalle, il Depuratore di Nosedo e Casa Chiaravalle, il più grande bene confiscato alla criminalità organizzata in Lombardia e reso, finalmente, alla società.

 

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