Nella lettera «E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia» contenuta nella Proposta pastorale 2019-2020, l’Arcivescovo propone di imitare Gesù, vivendo i giorni che concludono le feste e portano alla ripresa delle attività «come un tempo propizio per sperimentare la bellezza del quotidiano vissuto bene»

di Pino NARDI

Delpini Natale 2019

«La ripresa delle attività dopo l’Epifania è un tempo di grazia, per quanto talora segnato da fatica e malumore. Vorrei proporre di vivere qualche settimana come un tempo propizio per sperimentare la bellezza del quotidiano vissuto bene, un “tempo di Nazaret”. I tratti con cui Paolo disegna una sorta di “umanesimo cristiano” nella Lettera ai Filippesi può ispirare ad accogliere la proposta». Così l’arcivescovo, monsignor Mario Delpini, invita a vivere questo periodo nella «Lettera per il tempo di Natale» contenuta nella proposta pastorale di quest’anno La situazione è occasione.

La sua riflessione parte dal tempo dell’«apprendistato di Nazaret», durante il quale Gesù «viveva il suo presente quotidiano come una sorta di apprendistato della vita degli uomini». Scrive Delpini: «Negli anni trascorsi da Gesù a Nazaret si potrebbe dire che “non sia successo niente”; Gesù “non ha fatto niente” che la testimonianza apostolica abbia ritenuto necessario tramandare nei Vangeli. Ha, semplicemente, vissuto. Lui che era in principio presso Dio, lui, il Figlio di Dio, ha vissuto la vita dei figli degli uomini… Il divenire uomo del Figlio di Dio rende possibile ai figli degli uomini divenire figli di Dio per il dono dello Spirito. C’è quindi un modo di vivere il tempo, le circostanze, le relazioni che conforma all’umanità di Gesù. Non c’è altro da fare che vivere il quotidiano lasciandoci condurre dallo Spirito, perché tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, virtuoso, lodevole sia oggetto dei nostri pensieri».

Tempo di Nazaret: diventare adulti come Gesù

L’invito dell’Arcivescovo è dunque quello di imitare Gesù: «Fa bene al nostro camminare nella fede vivere il tempo di Nazaret, l’ordinario dei giorni che trascorrono nelle circostanze che ci sono date, nella trama di rapporti quotidiani».

In concreto questo significa non affannarsi nel moltiplicare incontri, iniziative, appuntamenti, riempiendo l’agenda di ciascuno, per «contrastare le molte insidie, distrazioni, tentazioni che aggrediscono uomini e donne, giovani, adolescenti, ragazzi e bambini con continue sollecitazioni a consumare, a dipendere dall’eccitazione, a disperdersi in curiosità, capricci, intemperanze. La sollecitudine educativa induce a pensare che se non offriamo continue proposte attraenti, i “nostri ragazzi” saranno attratti da chi li vuole sedurre e strumentalizzare. Se c’è un vuoto, qualcuno lo riempirà. È meglio che lo riempiamo con proposte costruttive noi che abbiamo a cuore il bene dei ragazzi».

Se questo obiettivo è certamente virtuoso, Delpini però invita a cambiare prospettiva, almeno in questo periodo. «Il tempo che segue al Natale può essere propizio per proporre qualche settimana in cui “non si fa niente”, se non crescere in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini», lasciando «qualche settimana prima di riprendere i ritmi ordinari della catechesi. Che anche “le persone impegnate”, preti, diaconi, consacrati, laici, possano disporre di serate per “stare in casa”, pregare in famiglia, chiacchierare a tavola, praticare ritmi più ordinati di riposo».

Che fare dunque? «Proporre di pregare con maggior disponibilità di tempo, di dedicare qualche tempo a letture costruttive, ad aggiornamenti su temi di attualità, ad approfondimenti in argomenti che sentiamo congeniali con la nostra sensibilità e le nostre responsabilità».

Ancora: «Collocare in questo periodo gli esercizi spirituali, come usano fare alcuni preti, può essere una scelta saggia. Gli esercizi spirituali sono una “sosta” doverosa per i preti e raccomandata per tutti… Saranno giorni di lotta spirituale e insieme di riposo in Dio: consentono spesso di giungere alla verità di se stessi di fronte a Dio, di sperimentare la sua misericordia e di rinnovare il giovane ardore per servire il Signore e la sua Chiesa».

Il tempo amico del bene

L’invito è puntare all’essenzialità, per un impegno maggiormente consapevole. «La sobrietà pastorale non sarà frutto di un intervento, ma piuttosto di un discernimento che rilegge l’esperienza e reagisce all’inerzia dei calendari che prevedono la ripetizione dell’identico». Anzi, «il tempo di Nazaret, quello in cui “non succede niente”, è necessario per la maturazione delle persone e per la riforma della Chiesa».

Interpretare gli eventi con lo spirito del tempo di Nazaret

Affrontare così questo tempo aiuta anche a «sperimentare uno stile per vivere meglio gli appuntamenti che il calendario della Chiesa italiana e quello diocesano prevedono per i mesi di gennaio e di febbraio, fino all’inizio della Quaresima».

A partire dalla Giornata della pace dell’1 gennaio, con la lettura del Messaggio di papa Francesco, che «offre a tutta la Chiesa temi e stimoli per riflettere e per farsi carico di quanto ciascun può fare per contrastare i venti di guerra che continuano a soffiare sul pianeta. I toni aggressivi della politica internazionale, gli enormi interessi in gioco, la potenza incalcolabile delle possibilità distruttive delle armi che vengono prodotte nel nostro tempo ci pesano addosso alimentando un senso di impotenza frustrante e paralizzante». Tutti siamo chiamati a «perseverare nel seminare una cultura di pace anche oggi. Credo che sia necessario dedicare tempo e fiducia alla riflessione, alla preghiera, al confronto, prima di promuovere iniziative».

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: anche in questo caso, «più che moltiplicare gli incontri è necessario che si diffonda in tutte le Chiese e le comunità cristiane una più abituale inclinazione alla benevolenza reciproca, una docilità allo Spirito perché ci faccia sperimentare il suo frutto… Propongo quindi che si insista nel pregare, nel pregare insieme, nel pregare bene. Per questa via ci renderemo più disponibili allo Spirito per essere liberati da puntigli, paure, rivendicazioni, indifferenze».

Il percorso per la recezione di “Amoris laetitia”: l’esortazione apostolica del Santo Padre «chiede di rivisitare l’insegnamento cristiano sull’amore, sulla dinamica di coppia, sul matrimonio, sulle responsabilità educative, sulle problematiche vissute da coppie separate e da separati divorziati e risposati con una pratica di discernimento. Il discernimento non può essere interpretato in modo superficiale e sbrigativo. Richiede attenzione, competenza, pazienza, confronto. A questo scopo sono attivate occasioni di formazione a cura del Servizio per la famiglia che raccomando all’attenzione delle persone che sono chiamate a questa responsabilità».

Appuntamenti pastorali di gennaio: sono iniziative “ordinarie”, ma che vanno ripensate perché i temi proposti sono decisivi come la Settimana dell’educazione, la Festa di don Bosco, la Festa della famiglia, la Giornata per la vita. Di fronte all’emergenza educativa occorre «passare qualche tempo in più in famiglia, cogliendo l’occasione per pregare insieme, per dialogare con calma, leggere o rileggere insieme qualche testo significativo per la storia della famiglia: rileggere l’omelia per il giorno del matrimonio, il testamento spirituale del nonno, qualche brano di Amoris laetitia».

Da non dimenticare anche il ruolo decisivo della scuola, ambito «essenziale per la pastorale diocesana, incoraggiando il contributo che i cristiani sono chiamati a dare in esso».

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