Uno dei due modi consentiti per ricevere l’Eucarestia. Il gesto esprime la dimensione della grazia elargita e insieme l’apertura senza resistenze, la disponibilità ad accogliere, la recettività umile e fiduciosa, l’adesione convinta e personale

A cura del SERVIZIO PER LA PASTORALE LITURGICA

Comunione sulle mani

Il cammino processionale termina davanti al sacerdote, o a un altro ministro (il diacono, l’accolito o il ministro straordinario), il quale dispensa, nel nome del Signore e per mandato della Chiesa, il pane eucaristico. Giunto davanti al ministro, chi si accosta all’Eucaristia non “afferra” da sé il pane consacrato, ma lo riceve dal ministro stesso, perché nel gesto si colga con più immediatezza la dimensione della grazia elargita.

Il fedele alla comunione non compie gesti specifici, come la genuflessione o il segno di croce, ma, stando in piedi, si dispone a ricevere il pane eucaristico, segnalando con la sua gestualità in qual modo egli intenda comunicarsi: se ricevendo la particola sulla mano o direttamente sulla lingua. Come scrivono i Vescovi italiani nell’apposita Istruzione: «Accanto all’uso della comunione sulla lingua, la Chiesa permette di dare l’eucaristia deponendola sulle mani dei fedeli… I fedeli sono liberi di scegliere tra i due modi ammessi ».

Una breve presentazione di questi due modi di ricevere la comunione aiuterà ciascun fedele a interiorizzare il significato di ciò che compie abitualmente, nel rispetto e nella stima del comportamento degli altri. Oggi parliamo della comunione sulla mano; domenica prossima sarà la volta della comunione sulla lingua.

La comunione sulla mano, attestata fin dai primi secoli della Chiesa, mette maggiormente in rilievo la responsabilità personale del fedele che si accosta alla comunione e si svolge nel modo seguente: il fedele protende verso il ministro entrambe le mani a palme aperte, una sull’altra (la sinistra sopra la destra). Il ministro presenta la particola consacrata dicendo «Il corpo di Cristo» e subito la depone sulla mano (sinistra). Il fedele, facendo un gesto di riverenza (un leggero inchino) verso il pane eucaristico che gli viene posto sulla mano (sinistra), risponde «Amen». Quindi, rimanendo davanti al ministro o spostandosi un poco di lato per consentire al fedele che segue di avanzare, con la mano destra prende la particola consacrata, la porta alla bocca e se ne ciba. Ritorna poi al proprio posto, conservando un clima di raccoglimento interiore.

È da evidenziare, anzitutto, il gesto del protendere le mani a palme aperte, gesto che dice apertura senza resistenze, disponibilità ad accogliere, recettività umile e fiduciosa: «Apre le mani colui che si appresta a ricevere un dono, e questo gesto rivela il suo atteggiamento interiore… Aprire le mani è il gesto umano più alto per dire la disponibilità ad accogliere un dono. La postura di colui che sta in piedi, con le braccia tese e le mani aperte non è solo quella di chi è disposto a ricevere, ma anche quella di chi è totalmente indifeso e incapace di nuocere. Le mani aperte sono mani fiduciose… chi vuole impossessarsi non apre le mani, ma afferra per stringere» (Boselli). Queste mani, che risulteranno anche esteriormente ben lavate, sono come un trono regale, dal quale Cristo esercita la sua signoria, e come uno scrigno prezioso, che raccoglie e custodisce il Corpo del Signore, avendo cura che nulla vada perduto cadendo per terra.

Va poi sottolineato il gesto di riverenza (un leggero inchino) verso il pane eucaristico, accompagnato dall’Amen, detto in modo chiaro e intellegibile. Nella loro massima semplicità, gesto e parola aprono alla contemplazione del mistero santo dell’Eucaristia e danno corpo a un intenso, seppur breve atto di adorazione, nel quale si esprime simultaneamente la fede nella presenza sacramentale di Cristo e il riconoscimento del fine ecclesiale della comunione, che è l’edificazione della Chiesa, corpo di Cristo: «Se voi siete il corpo e le membra di Cristo, sulla mensa del Signore è posto il vostro mistero. A ciò che siete voi rispondete Amen» (Sant’Agostino).

Non va infine trascurato il gesto di portare alla bocca il pane eucaristico per farne il proprio alimento spirituale. Questo gesto, nella sua dinamica attiva, accentua l’idea di un’assunzione volontaria e responsabile, con la matura consapevolezza del profondo cambiamento di vita che esso induce ad attuare (la conformazione a Cristo; il vincolo di unità nella santa Chiesa, ecc…). Se ogni comunione sacramentale conclude a un mangiare per essere trasformati, la comunione sulla mano richiama in modo più immediato all’esigenza di un’adesione convinta e personale.

 

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