In Duomo, al termine della celebrazione dell’Ora Media, la comunicazione delle parrocchie o delle Comunità pastorali in cui inizieranno il loro ministero: «Una “annunciazione” che apre a un’attuazione concreta della vostra vocazione»

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di Annamaria Braccini

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Un «momento trepido, molto significativo e di benedizioneۚ». È quello che si svolge nella Cappella feriale del Duomo, per la comunicazione pubblica delle destinazioni pastorali del preti novelli, ordinati in Cattedrale l’11 giugno (leggi qui). Presieduta dall’Arcivescovo, la preghiera dell’Ora Media precede l’annuncio, atteso non solo dai 22 sacerdoti ambrosiani 2022, ma anche dai parroci, responsabili di Comunità pastorali, diaconie delle realtà di destinazione e presbiteri di quelle di provenienza e che hanno accompagnato il cammino vocazionale dei nuovi preti.

Ecco l’elenco delle destinazioni

Accanto all’Arcivescovo, i Vicari episcopali di Zona, i Vescovi ausiliari, i Superiori del Seminario, con il rettore don Enrico Castagna, e della Formazione permanente del Clero, con il vicario episcopale monsignor Ivano Valagussa.

La riflessione dell’Arcivescovo

«Sento la responsabilità di dire alcune parole in questa occasione – ha spiegato l’Arcivescovo nella sua breve riflessione -. La destinazione per il Ministero presbiterale è come un’annunciazione, cioè una parola che viene, attraverso la Chiesa, da Dio e che apre a un’attuazione concreta della vostra vocazione di preti. Per tutti noi l’annunciazione è stato anzitutto il battesimo, poi ci sono stati gli anni della formazione e, ancora, il cammino in Seminario. Questa annunciazione di oggi è, in un certo qual modo, più modesta, offrendo una determinazione del luogo e della comunità dove eserciterete il sacerdozio, tuttavia può avere una forza emotiva particolare».

Un’emozione che l’Arcivescovo invita a interpretare, in quanto «l’angelo del Signore viene a chiamarci perché ha stima di noi, delle comunità che vi accolgono e dei parroci che saranno i primi responsabili della vostra introduzione nel Ministero. Questo ci fa capire meglio noi stessi, evitando ogni forma di ripiegamento deprimente, così come la presunzione di chi si sente comunque preparato e dotato di tutti i doni necessari. La visione, la più realistica di noi stessi dipende dallo sguardo di Dio», chiarisce subito dopo.  

La seconda parola su cui puntare l’attenzione è «vicario parrocchiale»: il ruolo a cui sono chiamati i neo destinati. «Ricordatevi che voi entrate come collaboratori nel presbiterio e con i laici. Il vicario dice l’importanza, ma anche il limite del vostro ruolo: siate consapevoli di essere, nella collaborazione, dei vicari, dei “secondi”» e che questo implica «la fraternità nel Ministero».

Infine, «continuare a imparare»: «Dovete essere grati al Seminario, alle comunità, alle vostre famiglie e a coloro che vi hanno portato fin qui, ma non avete imparato tutto, non sapete tutto, non siete capaci di fare tutto. Lo scopo del Seminario è insegnare a imparare, dare gli strumenti per crescere, dare la consapevolezza del limite, sapendo che si devono ancora compiere molti passi».

Poi la chiamata, uno per uno, dei 22 presbiteri; l’incontro davanti all’Arcivescovo, con i loro futuri parroci (uno solo di loro è stato “riservato per gli studi”, ovvero si è scelto che continui nella formazione accademica) e la consegna dei documenti di ordinazione e destinazione. E dai prossimi giorni – per qualcuno già da domani – l’inizio del primo incarico pastorale.

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