La presidente diocesana Silvia Landra: «Uno stile che può attrezzarci a essere promotori di comunione interna e di dialogo nel mondo»

di Silvia LANDRA
Presidente dell’Ac ambrosiana

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Un nuovo Arcivescovo e un cammino che continua, senza perdere nulla dei passi avanti fatti, anzi valorizzandoli. La sapienza del “nuovo” – e monsignor Delpini ha già trovato tante espressioni per ricordarcelo – non comporta cancellare e ripartire, quanto piuttosto dare valore alla continuità per procedere verso la meta. Anche nelle comunità cristiane sparse in diocesi succedono fatti autenticamente evangelici quando un nuovo sacerdote prende per mano il popolo e continua il cammino a partire da dove si trova e quando i cristiani chiedono alle loro guide di affiancarsi a loro, di sostenerli e non di “stupirli con effetti speciali” come se prima non ci fosse stato nulla.

Come popolo diocesano riscopriamo di nuovo la motivazione e la gioia di chiedere al nostro Vescovo di esserci pastore, di incontrarci nella vita che stiamo conducendo, di starci accanto nei luoghi dove viviamo l’ordinario, dove agiamo, facciamo cultura, promuoviamo giustizia, stiamo in famiglia, investiamo sull’educazione, accogliamo tutti, incontriamo il povero. L’Arcivescovo Mario sta compiendo alcune azioni parlanti che ci risuonano come i suoi primi discorsi: per esempio sta percorrendo la diocesi secondo un’agenda decisa da tempo, senza stravolgere programmi, senza enfatizzare segni di discontinuità. Sta poi consegnando a tutti una preghiera semplice, con la quale ci chiede di partecipare al suo dialogo con Dio di questo periodo e di rinforzare il nostro. È una rilettura della preghiera popolare per eccellenza, il Padre Nostro. Ci invita a invocare insieme con lui una Chiesa libera, lieta e unita. Ci parla con uno stile sobrio e coinvolgente, privilegiando la leggerezza e mai la banalità, forse a dirci che ci sono un po’ di zavorre da lasciare (le lamentazioni e gli intellettualismi fra queste) per procedere spediti. Le omelie partono dalla Parola proclamata e valorizzano il territorio dove la gente abita. Ci pare un chiaro messaggio di fare altrettanto per concorrere, come ha esplicitamente suggerito ai Decani e alla giunta del Consiglio pastorale, a una Chiesa sinodale.

Sarà importante lasciarci aiutare dall’Arcivescovo Mario a “scavare” ancora meglio questa sinodalità che ci permette di realizzare il Concilio in modo profondo e non episodico, potendo sprigionare la forza leggera di una Chiesa che realizza la sua missione stando ben dentro il mondo. Si tratta di valorizzare i doni di ciascuno e di leggere insieme i segni dei tempi, con metodo, ascoltando la voce di tutti, non lasciando nessuno indietro. Una Chiesa autenticamente sinodale oggi può diventare volàno perché sia ancora più favorito il dialogo tra le religioni e le culture e perché faccia capolino un modo di amministrare e fare politica che componga le diversità, attraversi i conflitti e stemperi le tensioni. Studiare e praticare insieme la sinodalità può attrezzarci a essere promotori di comunione nella Chiesa e di dialogo nel mondo. Se la frammentazione dell’oggi ci disorienta, la sinodalità può essere l’esercizio continuo di ascolto e ricomposizione che ci fa leggere e amare la realtà, dentro e fuori la Chiesa.

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